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Uno studio, pubblicato sulla rivista Plos One, ha dimostrato come una tecnica non invasiva basata sulla risonanza paramagnetica potrebbe avere tutte le caratteristiche per migliorare l’accuratezza delle diagnosi precoci di melanoma. La ricerca dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata Idi-Irccs di Roma, coordinata dall’oncologo molecolare Antonio Facchiano, ha evidenziato infatti che il segnale paramagnetico è significativamente più alto nei melanomi rispetto ai nevi.

Lo studio, durato più di 3 anni, è stato effettuato in vitro su linee cellulari di melanoma, confermato in vivo su tessuti tumorali freschi di topo e infine validato su circa 120 biopsie umane di melanomi e di cute sana. In questo studio è stato individuato un segnale (quello dato dalla Risonanza paramagnetica elettronica, Epr) utile per identificare l’accumulo di specie molecolari anomale, spia precoce dello sviluppo di un tumore molto aggressivo.“Il melanoma – ha affermato Facchiano, che da molti anni lavora alla comprensione dei meccanismi che regolano la crescita dei vasi sanguigni e del melanoma e che coordina un progetto nazionale multicentrico di ricerca sul melanoma – nelle fasi avanzate ha una prognosi infausta, perciò è di cruciale importanza identificare nuove strategie che aiutino la diagnosi precoce non invasiva, affiancandosi alla microscopia a epiluminescenza. Anche all’occhio di esperti dermatologi, la microscopia a epiluminescenza continua ad avere margini di errore. L’analisi con scansione Epr avrebbe il vantaggio di essere quantitativa e dunque meno esposta a errori di valutazione soggettiva”.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma e l’Università Federico II di Napoli.
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0048849