Scappate ragazzi fin quando siete in tempo di Elena Dominicini

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Spero che questo mio sfogo venga letto da quei ragazzi che hanno appena fatto, o si apprestano a fare, una scelta per il loro avvenire, dalle famiglie che investono sul loro futuro e, soprattutto, da coloro che, con le loro promesse, sono corresponsabili del destino di tante persone.

Mi sono laureata a pieni voti in Farmacia circa vent’anni fa, spinta da passione e attitudine personali e dal fatto che, a quel tempo, tale corso di studi offriva un discreto numero di opportunità lavorative, tra le quali l’insegnamento delle principali materie scientifiche, per lo meno a livello di scuola secondaria inferiore. Nel corso degli anni, in violazione, oso dire, di quella sorta di contratto che intercorre tra matricola e Stato all’atto dell’iscrizione all’Università, tale possibilità di insegnare è stata quasi totalmente spazzata via, limitandosi, attualmente, a quattro o cinque materie secondarie e specialistiche, quasi assenti nelle scuole locali; non posso, ad esempio, insegnare chimica, pur avendo sostenuto una decina di esami in tale disciplina!Il mestiere di informatore scientifico del farmaco è ormai molto a rischio; dalle nostre parti non vi sono industrie farmaceutiche; sono stati inventati strani corsi, supermirati, che hanno ristretto il campo d’azione di chi, come me, ha acquisito una cultura scientifica in senso lato, con tutti i requisiti per affrontare impieghi ad essa attinenti. Oggi, una persona della mia generazione, con il mio titolo di studio, può fare solo il/la farmacista… Può?!?

Le farmacie stanno vivendo un momento critico grazie alla crisi, alla spending review, all’ideazione della distribuzione dei farmaci ad alto costo operata dalle A.S.L.; anche le varie liberalizzazioni hanno generato, contrariamente a quanto ci si aspettasse, un gioco al massacro tra farmacie e le prime vittime sono state i dipendenti, spesso quelli con professionalità più elevata, più costosi da impiegare. Ora siamo in tanti, troppi, senza lavoro.

Non più giovani, portiamo curricula ovunque, sperando nella fortuna o, più che altro, per avere la coscienza di avere tentato il tentabile, con la triste consapevolezza di essere fuori mercato e di non avere più l’età per inventare un nuovo percorso lavorativo. Ovviamente, ben che vada, essere così tanti ci impone la svendita della nostra professionalità, già scarsamente premiata dal C.C.N.L. e, talvolta, la silente accettazione di condizioni di sicuro interesse per l’Ispettorato del Lavoro. Non più giovani, spesso con famiglia e mutui, siamo laureati e disoccupati in uno Stato che preferisce sprecare il denaro pubblico in un maldestro assistenzialismo, spesso “a perdere”, piuttosto che usarlo in modo più costruttivo, ad esempio, rendendo conveniente, per i datori di lavoro, l’assunzione di due part-time al posto di un full-time.

A fronte di tutto ciò, ho preso come un’offesa sociale e personale l’aver letto, sul sito dell’Università degli Studi di Trieste, che solo nel corrente anno accademico, sono state arruolate 160 matricole nei due corsi di studio della Facoltà di Farmacia. Considerato che, a forza di riduttive crocette su tests d’esame, ormai si laurea gran parte degli iscritti, mi chiedo cosa sia stato promesso ai malcapitati su poco realistiche brochure della facoltà… Salvo quei tre o quattro fortunati figli di titolari di farmacia e qualche caso particolare,  gli altri che fine faranno?

Spero vivamente che si affrettino a cambiare rotta, che diffidino di opuscoli fuorvianti e consultino piuttosto chi è già sul campo, che non vengano abbagliati dal libero mercato e dall’eventualità di aprire autonomamente una parafarmacia, che si informino sull’esistenza e l’entità di certe gabelle da corrispondere per poter lavorare (si legga E.N.P.A.F.), ecc. Scappate ragazzi, escogitate velocemente un’alternativa. Comunque sia, vi faccio i migliori auguri e dedico un pensiero ai responsabili di tante illusioni.

Dott.ssa Elena Dominicini