Voci Rumorose dalla Base di Laura Benfenati

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Avete svenduto la Lombardia per la Toscana», «Avete aperto il paracadute a dieci metri da terra», «Siamo diventati farmacisti a cottimo»: platea molto calda all’ultima assemblea della “Lombarda”, l’associazione dei titolari di farmacia di Milano, Lodi e Monza e Brianza. In questa Regione, come in Sicilia, con il cambio di remunerazione si perderà di più rispetto al resto d’Italia e i titolari si sono fatti sentire.

Difficile procedere con le relazioni introduttive per la presidente Annarosa Racca, il presidente di Promofarma Gianni Petrosillo e il presidente di Sose, Giampiero Brunello, continuamente interrotti dai presenti in sala.
«La riforma va bene», ha esordito Racca, «è un passaggio necessario che vuole rendere sostenibile il futuro. In un momento in cui i valori della diretta hanno superato a livello nazionale quelli della convenzionata e i fatturati sono destinati a ridursi, cambiare sistema di remunerazione è questione di sopravvivenza».Gianni Petrosillo ha illustrato i numeri: su un farmaco che vale 100 euro lordo Iva, il margine oggi è di 14,90 euro, che con il cambio di remunerazione passerà a 4,90. Una bella botta, non c’è che dire, ma attutita, sempre secondo il presidente di Promofarma, da tutti i farmaci a basso costo. Su un farmaco da 5,50 euro lordo Iva, il margine passerà infatti da 1,18 a 2,11: «Con tutti i margini dei farmaci a basso costo si recupereranno le perdite su quelli ad alto costo», ha spiegato Petrosillo. E proprio su questi medicinali ha posto la sua attenzione il ministero dell’Economia e delle Finanze, nel timore che molti di quelli oggi acquistati con ricetta bianca passino a carico dell’Ssn, con ulteriori oneri per le finanze pubbliche. È stata questa una delle motivazioni della nuova, inaspettata convocazione del tavolo di filiera all’Aifa. Non l’unica, purtroppo. Durante l’assemblea milanese, la presidente Racca ha minimizzato i motivi della convocazione ma il giorno dopo sono stati resi noti i rilievi mossi dai Ministeri della Salute e dell’Economia e delle Finanze e la preoccupazione è salita alle stelle. Oltre alla questione della modifica dei prezzi al pubblico dei medicinali, i Ministeri hanno criticato la previsione della quota percentuale della nuova remunerazione in relazione al prezzo ex factory e hanno sottolineato che il nuovo accordo dovrà prevedere una cosiddetta “indicizzazione al contrario”, in modo che se la spesa cala,

diminuisce anche la quota fissa di remunerazione del farmacista. Si è poi sottolineato che si devono rifare i conti sia perché l’accordo Aifa non ha tenuto conto dell’extrasconto del 2,25 per cento sia perché si fonda su una base di calcolo riferita a farmaci erogati dall’Ssn nel 2011, senza tenere conto della diminuzione della spesa nel 20122014 né delle variazioni del mercato che si registreranno per l’apertura delle nuove 3.500 farmacie.

Insomma, gioco al ribasso: non vorranno i farmacisti guadagnare di più che con il margine? I rilievi mossi partono da presupposti completamente divergenti da quelli di legittima sopravvivenza della categoria dei farmacisti.

DOMANDE SENZA RISPOSTA
Petrosillo ha spiegato infatti che il margine medio a pezzo della Lombardia a giugno 2013 sarebbe di 2,11 euro, con il nuovo accordo sarà di 2,25 e la continua perdita potrà dunque essere arrestata. Ha precisato poi che si potranno apportare correttivi a 6-12-18 mesi e se qualcosa dovesse cambiare in peggio si potrà rinegoziare; è stato insomma fatto tutto il possibile nelle attuali condizioni operative e normative: «L’accordo è soltanto un primo passo: sono stati individuati elementi indispensabili per favorire l’evoluzione della farmacia verso nuovi orizzonti». Federico Panté, di “Noi siamo la farmacia”, ha però sottolineato quanto poco sia stata legata la nuova remunerazione alla complessità del farmaco e la sua associazione, nata da poco in Lombardia ma molto attiva, in un volantino distribuito all’ingresso della sala, ha posto una serie di domande:

  • Come saranno tutelate le farmacie se altri concorrenti (Coop, catene, parafarmacie, servizi postali) si offriranno di fare lo stesso servizio per meno di 2 euro? Si rilancerà al ribasso, come al solito?
  • Come si potrà garantire la presenza in magazzino dei farmaci ad alto costo, marginandoci pochissimo (nemmeno 5 euro su un prodotto di 100)?
  • Chi garantisce il rientro in farmacia delle molecole oggi in distribuzione diretta, auspicato da Federfarma ma non inserito in nessun accordo?
  • Farmindustria, le Regioni, il Tesoro, come la prenderanno? Diminuiranno le vendite dirette al pubblico e aumenteranno le ricette e quindi le spese.
  • Come si spiega al paziente che quello che oggi paga 2 euro lo pagherà 4 per rimborsare il farmacista?
  • Come si comporteranno i farmacisti se le aziende farmaceutiche dovessero aumentare le unità posologiche all’interno delle confezioni? Raddoppiare le compresse di Lasix per confezione, per esempio, garantirebbe un grande risparmio all’Ssn e dimezzerebbe il guadagno dei farmacisti, lasciando invariato il margine per l’industria.

Domande che, durante l’assemblea, non hanno avuto risposta. Altri farmacisti milanesi sono intervenuti sottolineando che questa riforma si doveva fare qualche anno fa e che il conto economico oggi è totalmente svincolato dalla professionalità: di questa non si parla mai.

LA LOMBARDIA NON PERDE MOLTO?
Sul fatto che l’accordo andasse fatto prima addirittura prima del 2001 e della famigerata 405 concorda anche Giampiero Brunello, presidente Sose e commercialista a Venezia: «Dal 20022003 si registra un declino della farmacia, bisognava senza dubbio agire prevenendo. Questo accordo dovrà certo essere accompagnato da ulteriori proposte accessorie presentate dalle parti e comunque potrà essere rivisto. Certo la complessità nella distribuzione del farmaco è stata trascurata: distribuire un medicinale da 1.000 euro non è come distribuirne uno da 3, ma era necessario prima di tutto costruire una diga alla perdita continua».
E per quel che riguarda la Lombardia, Brunello ha spiegato che non è vero che ci perde così tanto, con la riforma: il valore della ricetta è sì alto, ma lo è anche quello degli sconti all’Ssn (8,4 euro lo sconto medio). In Veneto, per esempio, il valore della ricetta è più basso ma anche quello degli sconti (in media 6,50 euro).
Brunello ha concluso il suo intervento sottolineando che la riforma è il punto di partenza su cui costruire: «Questa è un’occasione unica perché la farmacia diventi davvero terminale dell’Ssn: con l’impoverimento dovuto al sistema dei margini, non sarebbe possibile».

RAGIONIERI
Paolo Testi, farmacista milanese, nel suo applauditissimo intervento, ha sottolineato che questa non può essere la base per il rilancio della farmacia, ma soltanto per avere una minima sussistenza: «La verità è che la società non sa più cosa farsene del farmacista, ci stanno scippando la professione, si fanno ragionamenti da ragionieri: tutto quello che sta sotto una certa cifra è conveniente, quello che sta sopra no.

Oggi le farmacie private hanno un magazzino importante e farmaci sempre a disposizione. Le nuove insuline chi le terrà? E i farmaci più costosi? Ci sarà inevitabilmente un appiattimento del servizio. Su 100 euro ce ne sono 8 di oneri finanziari, come si potranno recuperare con i 2 euro?».

Gli ha risposto il segretario di Federfarma Alfonso Misasi, ricordando che ci vuole freddezza e ragionamento. I farmaci costosissimi dovranno essere dispensati in farmacia e non è vero che è stata “svenduta” la Lombardia: «Era necessario innanzitutto frenare il calo. E non era ipotizzabile una remunerazione alla svizzera, visto che era prevista l’invarianza dei costi. Voi vi lamentate, ma all’Aifa ci diranno che l’Ssn ci rimette e non può sopportare i termini dell’accordo: chi ha ragione? Siamo consapevoli che gli attacchi non finiranno né stasera né lunedì all’Aifa».
Su quello che sarebbe potuto accadere all’Aifa ha fatto previsioni non ottimistiche anche Alberto Ambreck, già presidente di Federfarma e decano dei farmacisti milanesi: «Due euro non sono compatibili con le finanze di moltissime Regioni, ci chiederanno di scendere a 1,30-1,50 e se così fosse, siamo qui da tre ore a discutere di nulla. Cosa risponderemo se ci diranno di abbassare i numeri? Sono queste le persone che dovranno trattare il nostro futuro? Quando riprenderemo a essere un sindacato? Quando c’è mai stato un programma? Si è sempre vissuto alla giornata». Applausi.

La presidente ha ribattuto che non è corretto dire certe cose, che questa Federfarma ha fatto tanto: la proprietà delle farmacie è rimasta nelle mani dei farmacisti, la ricetta in farmacia, la pianta organica c’è ancora e così le distanze. Purtroppo però il vecchio leone indomito della farmacia italiana aveva ragione e dopo il famigerato lunedì (vedi editoriale a pagina 3), non è facile condividere l’ottimismo ostentato dalla presidente Racca all’assemblea milanese. Mentre la marea di farmacisti presenti alla riunione si avviava all’uscita si è sentito qualcuno dire: «Non ce la faremo, dovremo licenziare, ci voleva la Camusso».

Laura Benfenati
Punto Effe N*18 del 2012