A Napoli i conti non tornano: 600 iscritti ogni anno

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Nella splendida cornice di Napoli i conti non tornano. Non tornano da un bel po’ ma solo alcuni hanno avuto il coraggio di segnalarlo. In un’intervista che ho avuto la fortuna di fare o al professor Novellino, in Marzo, egli era stato “tranchant” nel fare il conteggio: “In Campania dieci anni fa esistevano due facoltà di farmacia, una a Napoli ed una a Salerno, con un certa capacità ricettiva di studenti. In dieci anni il numero di studenti iscrivibili è aumentato e le facoltà di farmacia da due sono diventate tre. Il territorio della Campania comprende circa 1800 farmacie, quindi teoricamente avrebbe un turn-over fisiologico massimo di 200 posti all’anno  Questa si che è una riforma che bisognerebbe introdurre: a 70 anni si dovrebbe cedere il posto di titolare di farmacia; si mantiene la proprietà ma si cede la direzione”. Queste le parole di Novellino, quando lo intervistammo. Seicento nuovi iscritti all’Ordine dei farmacisti all’anno  nella sola Regione Campania. 400 dei quali provengono solo da Napoli. Numeri dati dal presidente della Ordine della provincia napoletana, Vincenzo Santagada: “Da Napoli arrivano ogni anno circa 400 laureati. Sommando Salerno e Caserta, che entrerà  a regime quest’anno, sono 600 nuovi iscritti all’ordine dei farmacisti ogni anno”. Troppi laureati per una professione che risente di una crisi molto composita: non è solo una crisi legata ai nuovi regolamenti e alla legislazione in merito, c’è anche una parte della crisi “esistenziale”, generazionale, legata ai cambiamenti fisiologici della professione. Proprio pochi giorni or sono Vincenzo Santagada, con enfasi, a margine di alcune celebrazioni, aveva dichiarato: “E’ un orgoglio riscoprire che il primo Ordine dei farmacisti a costituirsi in Italia sia stato quello della provincia di Napoli e che, solo successivamente, siano nati gli altri Ordini, assumendo il numero progressivo, in ordine di anzianità  di iscrizione, cominciando dal numero 1 con l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Napoli”. Ci auguriamo che proprio da Napoli parta un nuovo modo di fare i conti con l’Università e con la professione: non si dovrebbe creare disoccupazione fin dall’Università.  Ci uniamo alle parole del professor Novellino che nella “famosa” intervista, quando gli chiesi cosa poteva fare la sua Facoltà per rimediare a queste problematiche rispose: “La nostra facoltà, lo scorso anno ha ridotto il numero degli iscrivibili da 400 a 250, ma l’operazione non è stata recepita da Salerno e da Caserta; quindi chi non è stato accettato a Napoli si è iscritto a Salerno o a Caserta. Una singola facoltà può fare davvero poco: senza una politica seria a livello nazionale si possono ottenere solo travasi di studenti da regione a regione”. Sarà il caso napoletano, con i numeri esposti da Santagada, a far accendere le luci della ribalta su questo problema fondamentale?