Raccolta firme: farmaci generici anche per gli animali

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Dalla Toscana è partita un’iniziativa che già fa storcere nasi da una parte e fa scattare applausi dall’altra. L’iniziativa è partita dal gruppo regionale del PD “Benessere e Tutela animale” e dalla senatrice Silvana Amati che si sono uniti in una raccolta firme per chiedere l’introduzione nella commercializzazione farmaceutica di farmaci generici anche per gli animali da compagnia. Come segnalato dal comunicato stampa la petizione è volta a “sollecitare lo Stato e la Regione a studiare le modalità per l’estensione della prescrizione medica con la sola specifica del principio attivo anche in ambito veterinario, per gli animali d’affezione, per quei medicinali che presentano le esatte formule chimiche, al fine di eliminare l’enorme differenza economica tra prodotti veterinari ed il resto dei prodotti farmaceutici in commercio”. In tempi di crisi anche curare gli animali è diventato troppo dispendioso, ma la salute dei piccoli amici non può essere compromessa da questioni meramente economiche: ecco perché la richiesta dei generici è diventata tanto impellente. La normativa attualmente in vigore prevede che i veterinari non possano prescrivere farmaci usati dagli esseri umani se esiste un corrispettivo sul mercato specifico per gli animali: solitamente i medicinali veterinari sono molto più costosi. A volte si arriva a pagare il farmaco specifico per animali anche il doppio del costo del corrispettivo umano. Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa ha dichiarato in proposito: “Si tratta di una maggiorazione ingiusta, che risponde a una logica di profitto e che non si giustifica altrimenti, perché il principio attivo è il medesimo”. Riportiamo quanto scritto in alcune note: “Il costo della ranitidina (gastroprotettore per ulcera), ad esempio, è aumentato da 8,59 a 16 euro; quello delle cefalosporine (un potente battericida) da 3,9 euro a 27,5, mentre il Benazepril (un farmaco indicato per l’insufficienza cardiaca) è passato da 7,76 euro a 18,9”. Si capisce facilmente come questi aumenti possano avere inficiato le tasche degli italiani già colpiti dal caro vita “umano”. Lasciamo l’ultima riflessione a Alberto Lenzi, responsabile PD Toscana “Benessere e Tutela animale” che non ha lasciato dubbi: “Prendersi cura di un animale non può essere un costoso privilegio, soprattutto in momenti di crisi come questo”.