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Seppure si stiano organizzando in tutto il paese convegni, lezioni, leggi ad hoc e quant’altro, il mercato dei generici non riesce a partire. Il 75% degli italiani vuole la “marca”. Seppure il risparmio medio di un generico rispetto ad un farmaco “firmato” si attesti sul 55%, 3 cittadini su 4 alla fatidica domanda: “Preferisce il generico?” rispondono “No”. Il mercato del generico-equivalente rimane stabilmente sugli 800 milioni di euro l’anno, e la sua crescita è molto lenta. Giorgio Foresti, Presidente di AssoGenerici ci spiega: “Il farmaco equivalente in Italia continua a non avere vita facile. Eppure offre le stesse garanzie di qualità, efficacia e sicurezza del prodotto originatore, perché i procedimenti adottati per la sua produzione devono rispettare i principi e le linee guida delle Norme di buona fabbricazione al pari dei farmaci cosiddetti di marca. La differenza fondamentale è il prezzo, inferiore fino al 20-60%. Nonostante questi evidenti vantaggi permangono dubbi e perplessita’, che il decreto liberalizzazioni non ha contribuito a smorzare”. Effettivamente sembra che il farmaco equivalente sia stato colpito da una maledizione; seppure le politiche cerchino di sostenerlo, per allegerire la spesa farmaceutica della Sanità pubblica, nonostante gli evidenti vantaggi economici, malgrado la sicurezza del farmaco sia sovrapponibile a quella di tutti gli altri prodotti sul mercato, il generico-equivalente non parte. In Germania ed in Inghilterra i farmaci generici rappresentano il 50/70 per cento dei farmaci dispensati, in Italia corrispondono ad un misero 12%. Molti sostengono che la nostra diffidenza verso questo strumento sia una reticenza culturale, una sorta di abitudine a pagare di più per avere la qualità. Che anche i farmaci siano diventati uno Status Symbol?