La gatta che si credeva il dottor Kildare 13-14-15-16. FARMACISTI PUNTO E CAPO – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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In casa ho i miei posti preferiti dove lavorare. Ne ho due in particolare, il tavolo della cucina e il lato destro del divano, sono solo miei, in famiglia lo sanno tutti e in genere li rispettano.
Tutti tranne Pallo, naturalmente. Lei è del tutto impermeabile al concetto di proprietà e in particolare secondo lei, ciò che è mio è suo per definizione. Adesso, per esempio, sta dormendo beata nella mia metà del divano e con la solita modestia che la contraddistingue occupa tutto lo spazio disponibile. È incredibile quanto possa diventare ingombrante un gatto quando decide di impegnarsi.
– Per piacere, ti puoi spostare. Questo è il mio posto
– Non lo vedi che mi sto riposando? Sono stanca, sai? Se proprio vuoi stare qui, mettiti pure dall’altra parte, tanto è uguale
– No, non è uguale. Il mio posto è questo e lo voglio
– Quanto sei fiscale. Che differenza fa? Mettiti pure lì e lasciami tranquilla: te l’ho detto, sono stanca e vorrei riposare tranquilla. Se proprio vuoi stare qui, non ti agitare troppo e non fare troppa confusione e non accendere la televisione perché in questo momento mi da fastidio.
– Voglio il mio posto. Subito. È mio e lo voglio
– Mio, tuo, che cosa significa? Tu eri in giro e io mi sono sistemata comoda. Non capisco perché fai tante storie. Il divano è grande, guarda che ci stai anche tu, basta solo che non mi disturbi
– Un accidenti! Io sto sempre da questo lato e qui voglio stare. È la mia parte, è il mio posto, vacci tu dall’altra parte. Te ne stai approfittando perché sono andata a fare la spesa, ma adesso sono a casa e voglio subito il mio posto
– Uffa, come sei noiosa. A proposito, hai comprato i croccantini per i pelosi di tuo marito? Ultimamente Filtri si fa vedere sempre più spesso nella mia cucina in cerca di un po’ di cibo: devi fare assolutamente qualcosa per evitare che ce la ritroviamo così spesso tra i piedi.  Come si permette? Questa è la mia casa e la mia cucina e non ci voglio incontrare certe sciroccate antipatiche.
– Ma come? La mia cucina, la mia casa? Adesso sei tu che ne fai una questione di proprietà? Certo che cambi  molto velocemente idea quando ti fa comodo
– Io? Scherzi,vero? Vuoi mettere la mia cucina e la mia casa con il tuo posto sul divano? Hai il senso delle proporzioni e delle priorità? La cucina è il cuore della casa, la stanza più importante, niente a che vedere con un posto qualunque su uno stupido divano. Secondo me, capisci veramente poco: come puoi pensare anche per un solo secondo di mettere sullo stesso piano la mia cucina con il tuo posto sul divano. Il divano è grande: se proprio ti ci devi sedere, ne hai di posto! Pensa te, se devi fare tutte queste tragedie per il posto in cui ti devi sedere! E mentre fai tutte queste storie inutili, sei disposta ad abbandonare la mia cucina all’invasione della prima gatta morta che passa per strada
– Posso riavere almeno il mio cuscino preferito?
– Vuoi altro? Anche il cuscino, adesso. Avanti, prenditelo e vedi di lasciarmi un po’ in pace. Anche il cuscino! Questi umani sono proprio ossessionati dal concetto di proprietà! È mio, è mio, non sanno proprio dire altro. Quanto sono noiosi!

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Da quando abbiamo litigato Pallo mi parla solo muso contro muso, con il naso a non più di quindici centimetri dal mio. Oltre a pesarmi sullo stomaco, comincio a trovare piuttosto inquietante questo suo modo di starmi incollata neppure fossi diventata cieca, sorda e anche un po’ stupida.
– Vuoi smetterla di starmi così appiccicata? Non mi fai neppure respirare
– Quando ti parlo mi piacerebbe essere almeno ascoltata. Fai sempre cento cose insieme e non mi presti praticamente attenzione. È inutile che mi ripeti che mi stai ascoltando, tanto non ti credo. Se non ti obbligo in qualche modo, neppure mi senti. Sei sempre stanca, distratta, indaffarata: un giorno o l’altro trovo il sistema di manometterti il computer. Non è possibile che appena sei a casa hai quel coso malefico tra le mani e non ti occupi d’altro. Non ne posso più, e non sono la sola; ce l’hai ancora una vita privata? Te lo chiedi qualche volta?
Brutta domanda, non ci voglio proprio pensare. In più, che me lo chieda una gatta è proprio il colmo. Il gatto non era quell’animale indipendente, orgoglioso, libero? Una volta si diceva che il gatto si lega alla casa e non agli umani: proprio a me doveva capitare l’unica gatta legatissima alle persone e a me in particolare?
No, aspetta, il fatto che Pallo sia legatissima a me in realtà mi fa un grandissimo piacere. Non glielo confesserei mai, e neppure deve mai immaginarlo, ma senza di lei sarei persa. Però è anche una rompiscatole stratosferica, è la mia coscienza ed è per questo che certe volte non la sopporto proprio.
– Stai sentendo quello che dico? Guardami:  mi rispondi? Cosa ne è della tua vita privata? Nell’ultimo mese quanto tempo hai dedicato a tutti noi? E a te stessa? Ti prego, fermati e rifletti. Dimmi: qual è stata l’ultima volta in cui hai fatto qualcosa solo perché ti faceva piacere senza sentirti in colpa per aver trascurato qualcos’altro? Forza, dimmelo guardandomi negli occhi
– Faccio solo quello in cui credo e non mi ci ha obbligato nessuno. È vero, ogni tanto mi assumo più impegni di quanto non riesca a gestire con tranquillità; in altri momenti sono così stanca da sentirmi incapace di andare avanti; ci sono anche momenti in cui mi deprimo perché mi sembra di correre, correre, ma di non arrivare a niente. È la vita, cosa ci vuoi fare? Però cerco di non trascurare nessuno, di essere sempre presente per chi ne ha bisogno, di non tralasciare nulla di importante. Perlomeno ci provo, magari non sempre ci riesco, ma ci continuo a provare e mi impegno
– Eccola che ricomincia! Certo che sei proprio un bel tipo: fuori di testa, in perenne movimento, sempre in affanno, e contemporaneamente piena di sensi di colpa per tutto quello che non riesci a fare. Sei fuori di testa, non ci sono altre spiegazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Qui serve il Nano. Hai presente il nostro Nano? Scombinato, brontolone, pettegolo: secondo me è l’unico che ti può spiegare come si fa a stare al stare al mondo. Se non ti fidi di me, guarda lui: ti sembra uno che si agiti tanto? Eppure si occupa di tutti, coccola e spupazza tutti, fra una chiacchiera e una protesta ha un momento per tutti. Si prende anche un sacco di tempo per sé, quando decide di andarsene per i fatti suoi nessuno lo può fermare. Ecco, tu dovresti proprio prendere esempio da lui e imparare a non affrontare ogni cosa come se ne andasse della tua vita
– Questa poi, adesso dovrei prendere esempio da un gatto! Ho una gatta che non solo mi fa la predica tre volte al giorno, ma mi spinge anche a prendere lezioni da una sottospecie di peloso smidollato e chiacchierone
– Punto primo: il Nano lo posso criticare solo io che sono sua pari, anzi il suo capo branco. Chi sei tu per pretendere di capire un felino? Tu sei solo un’umana e capisci decisamente poco delle nostre cose. Punto secondo: che cosa c’è di male a prendere lezioni da un gatto? Chiunque faccia una cosa giusta, costituisce un buon esempio da seguire, indipendentemente da chi è. Da quando in qua sei diventata anche di mentalità ristretta?
– La vuoi smettere? Io non ho una mentalità ristretta, o almeno non credo, ma avere come modello un gatto non mi sembra proprio il massimo.
– Certo, per te esistono solo gli umani geniali e importanti, ma secondo me puoi imparare molto più da un gatto, se non altro perché è molto di più alla tua altezza. E bada che non è da tutti essere all’altezza di un gatto. Anzi, ti ho fatto proprio un gran complimento e dovresti ringraziarmi
– Grazie, onoratissima. Non lo sapevo, ma evidentemente  la mia massima aspirazione era essere considerata da dei pelosi una di loro. Così va il mondo: una fa di tutto per cercare di apparire seria e credibile come persona e alla fine ottiene di farsi accettare da una banda di gatti. Beh, mi poteva andare peggio

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Ci sono dei giorni in cui l’universo ce l’ha con te, non ci sono altre spiegazioni.
Lunedì, decisa ad affondare i miei problemi in un una cola senza zucchero, mi accorgo con vivo disappunto che il contenuto della bottiglia è una granita. Ora, se devo ricorrere al supporto di una cola senza zucchero vuol dire che sono proprio in crisi esistenziale; se poi non riesco neppure a berla senza andare direttamente in ibernazione l’umore sprofonda a livelli infimi.
– Ehi, capo, su con la vita! Cos’è quella faccia da funerale?
– Nella cola c’è del ghiaccio. Mi sa che qualcuno l’ha messa in freezer
– Beh, e allora? La granita ti è sempre piaciuta
– In piena estate la granita può essere molto piacevole. Con questo freddo un po’ meno
– Quante storie. Lasciala un po’ di tempo a temperatura ambiente e smettila di lamentarti. Problemi piccoli, soluzioni semplici
Il giorno dopo tutto il contenuto del frigo è congelato. Tutta la frutta, la verdura, perfino le uova sono diventati blocchi di ghiaccio. Tutto. Avevo fatto la spesa settimanale solo due giorni prima.
Per analogia anche il mio cervello si è congelato. Un solo pensiero fisso, cristallizzato: il frigo non mi può abbandonare proprio adesso, nella settimana più fredda dell’anno. Sono del tutto impreparata ad affrontare una tragedia del genere e non so cosa fare.
– Sei diventata matta? Prima mangi l’insalata ghiacciata e poi batti i denti per il freddo? Su, su, capo, riprenditi, rinsavisci, cerca di ragionare: hai perso buon senso e raziocinio. Non puoi ostinarti a mangiare la verdura cruda se si è congelata. O la cuoci o la butti via. Può essere questo un vero problema? Hai il senso della realtà?
– Non ti ci mettere anche tu! Cosa vorresti che facessi? Che cuocessi l’insalata? Oppure butto via tutto? Non esiste! Piuttosto la mangio congelata, ma non la butto via neanche morta. L’ho appena comprata, è freschissima!
– È talmente fresca che è congelata! Basta, adesso calmiamoci e ragioniamo. Hai chiamato un tecnico? Hai cercato qualcuno che ti possa aiutare?
– Dici che dovrei rivolgermi ad un esperto? E come faccio?
– Secondo me, se diventata tutta scema. Fai una ricerca su internet, cerca il centro assistenza più vicino, telefona ed esponi il tuo problema. Non ci vuole una laurea speciale, ti assicuro che ce la puoi fare. Vieni che ti faccio vedere come si fa: accendi il computer e connettiti. Su, da brava, adesso fai questo numero di telefono e vediamo se troviamo qualcuno che ti dia una mano.
Il tecnico è venuto nonostante la neve, ha visitato il malato e ha scoperto che avevamo solo abbassato inavvertitamente troppo il termostato. Il frigo non è malato, la temperatura interna nel giro di poche ore è ritornata alla normalità, e tutto è bene ciò che finisce bene.
Adesso mi sento del tutto cretina, sto riempiendo il contenitore dell’umido e ho il morale sotto i tacchi. Come si fa a non accorgersi di aver abbassato il termostato? Quanta grazia di Dio rovinata.
– Dai, non farne una malattia. Si sa che voi umani siete tutti strani. Non è colpa vostra: siete armati e pericolosi di fronte e situazioni gravissime e poi crollate davanti a delle sciocchezze abissali. Umani, siete solo degli umani. Se non ci fossi io a mantenere i nervi saldi chissà dove andremmo a finire. Sarei proprio curiosa di sapere come fanno quelli che non hanno un peloso nella loro vita: è un miracolo che riescano a sopravvivere, te lo dico io, te lo dico
(Continua…)

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Ebbene sí, Pallo ha vinto.
Mi piacerebbe poter affermare che é stata una battaglia serrata. In realtà, non c’è stata partita.
Per due giorni è sparita. Ora, come sia possibile che una gatta di quasi sei chili possa sparire in un appartamento di cento metri quadri scarsi è un mistero. Però così è stato.
Si è fatta vedere solo un minuto al mattino, al buio, giusto per calmare il primo languorino del giorno. Poi basta. Volatilizzata. Svanita. Eclissata. Dileguata.
Ferma nelle mie decisioni e abbastanza sicura di avere qualche straccio di ragione, ho rinunciato a cercarla. Vediamo chi cede per prima.
Ieri sera me ne stavo rintanata in un angolo del divano, tutta sola, avvolta in una doppia coperta e confortata da un termoforo a sabbia, perdevo tempo a giocherellare con il computer. Improvvisamente, materializzata dal nulla, me la sono ritrovata addosso. Senza tanti riguardi, mi si è piazzata come al solito sullo stomaco, ha scostato il tablet e si è messa a fissarmi a cinque centimetri dal naso. Secondo me sta diventando miope.
– Smettila subito.
– Che cosa dovrei smettere di fare?
– Di startene lì, in silenzio, come una derelitta. Non è possibile che io volti gli occhi per un attimo e tu sei già lì, sconfortata, senza idee e senza voglia di fare niente. Per fortuna che pensavi di cavartela meglio senza il mio aiuto. Scommetto che non hai più scritto neppure una parola
– Non è affatto vero. Ho scritto, non ti preoccupare, ho scritto di tutto e di più. E poi adesso preferisco comunicare attraverso i video, sono più efficaci, impattanti, coinvolgenti…
– Ma se alla sola idea di metterti davanti alla telecamera ti prende un attacco di panico! Tu sei da parola scritta, anzi eri da parola scritta. Anzi, no: io sono da parola scritta. Se fossi più furba, faresti meno storie e ti accontenteresti di farmi da amanuense. Ma no, non ti va bene, ti sei montata la testa, ti illudi di essere in grado di fare per conto tuo, di avere delle storie da raccontare. Illusa, sei solo un’illusa, non ci sono altre spiegazioni. Davvero pensi che voi umani abbiate storie anche solo vagamente appassionanti? Dimmi, di grazia, che cosa fate in genere di così straordinario da suscitare un qualunque interesse nei vostri simili? Siete noiosi, noiosi, noiosi, talmente noiosi che per quanto ti sforzi non ti viene nulla da raccontare. Abbi il coraggio di ammettere la verità
Effettivamente sono ore che mi scervello per produrre un’ideuzza qualsiasi e non mi viene in mente proprio niente, ma non lo ammetterei neppure sotto tortura. Non le darò mai tanta soddisfazione, non a una gatta saccente e prepotente come Pallo. Ma chi si crede di essere?
Mi avvicina il musetto sempre di più, ormai siamo naso contro naso. C’è chi incrocia le sciabole e chi incrocia il naso, noi incrociamo naso e occhi.
Siamo all’ultima sfida, al duello mortale: occhi negli occhi, lampi e saette, chi li abbassa per prima perde con ignominia. Resisterò, a costo di uno strabismo permanente.
Inaspettatamente, mi da una leccatina sulla punta del naso.
– Te l’ho mai detto che hai un gran buon odore? Hai un odore che mi fa stare bene. Dai, adesso mettiti a scrivere: è tardi e i miei lettori stanno aspettando. A proposito, hai visto? Sono stati tutti dalla mia parte (non per niente sono proprio una web-star!), non li posso certo deludere. Dai, dai, forza, abbiamo perso anche troppo tempo. Sbrigati: mettiti alla tastiera che comincio a dettare.

La gatta che si credeva il dottor Kildare (11 e 12)

La gatta che si credeva il dottor Kildare 8-9-10

La gatta che si credeva il dottor Kildare – 7

La gatta che si credeva il dottor Kildare – 6

La gatta che si credeva il dottor Kildare – 4 e 5

La gatta che si credeva il dottor Kildare – 3

La gatta che si credeva il dottor Kildare (1 e 2)

La gatta che si credeva Che Guevara

Una gatta e la sua farmacista (15esima e 16esima puntata)

Una gatta e la sua farmacista 3

Una gatta e la sua farmacista II

Una gatta e la sua farmacista

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