Ruggiero (LPI) a palazzo MADAMA per un colloquio con Castaldi (M5S): «La strada è segnata, dobbiamo solo percorrerla»

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«Il Movimento cinque stelle da sempre è stato uno di quei partiti politici che ha creduto nelle parafarmacie e nel loro apporto positivo al cittadino in termini di professionalità e spesa pro capite».

Il preambolo di Ivan Giuseppe Ruggiero, presidente Lpi, al resoconto dell’incontro con il senatore pentastellato Gianluca Castaldi: «Credo sia importante dire che il futuro va immaginato guardando al presente. Altrimenti non usciamo dal guado».

E ancora: «E’ essenziale studiare la legge di bilancio per il suo successivo approdo alla Camera dei deputati in maniera tale da produrre emendamenti ad hoc per le parafarmacie. Siamo stanchi dei proseliti e delle chiacchiere al vento. Abbiamo cognizione della nostra valenza, lo ha anche la gente; dunque la nostra battaglia è più che legittima e legittimata».

Delisting, parafarmacia dei servizi e farmacia non convenzionata – punti focali: «Non si può prescindere – e chiude – da queste proposte. Lo sappiamo noi, lo sanno al Governo, lo sa l’Italia: dobbiamo solo metterlo in pratica»

  • Finita la questua col PD di Bersani, inizia quella col Movimento 5Stelle!

    Ma non vi vergognate a mendicare favoritismi politici corroborandoli con false idee di risparmio e ipotetici servizi non ancora chiari neanche a chi li propone?
    E la mancanza di trasparenza finisce sempre dove inizia il discorso del corrispettivo da riconoscere al professionista e/o alla struttura.
    Nessuno avanza richieste sul “quantum” per timore di veder bocciata a priori la propria proposta.
    Si strillano cifre sui risparmi, ma non sui costi. E dai costi invece si dovrebbe esordire per poi discutere su ciò che è sostenibile e quel che invece non lo è.

    Il costo principale di tutte le aziende è quello del personale.
    Chiaro adesso perché il contratto lavorativo dei collaboratori farmacisti è insabbiato tra gli scogli di trattative perigliose e difficili?

    La Para-farmacia è un’anomalia tutta e solo italiana giacché si è permesso di far credere, a chi la auspicava, che si sarebbe trasformata in farmacia semplicemente dandole quel “qualcosa in più” che, anzitempo, non era in possesso delle preesistenti “sanitarie”; e cioè la distribuzione del farmaco!
    Peccato che quel qualcosa in più non sia stato sufficiente a garantir loro, non la sopravvivenza, ma la stessa esistenza nel mercato (tanto invocato).
    Basata sull’idea liberista di Besrsani, che una maggior offerta sarebbe stata artefice di una diminuzione di prezzi in un settore dove la forbice della marginalità dei ricavi è molto ristretta rispetto all’ampiezza dei fatturati, si è creata una tale situazione di instabilità da portare anche tante farmacie al collasso economico.

    E ci si meraviglia che i concorsi per l’assegnazione di farmacie in piccoli centri, soprattutto montani, vadano deserti?
    Bersani citò in parlamento Francesco Crispi.
    Peccato che la storia ha memoria ma l’uomo politico no!
    C’è sempre “il Tempo”, gran signore, capace di mitigare con l’oblio i brutti ricordi e con l’incedere lento gli errori.

    Forse più che Crispi, Bersani e chi lo idolatra dovrebbero leggersi la filosofia di Gianbattista Vico, dove cita “… che il cammino dell’umanità che passa dal senso alla fantasia ed alla ragione e poi, corrompendosi, ricade in basso, nello stato selvaggio, per riprendere di nuovo il processo ascensivo e iniziare il ricorso della civiltà”.