Tumori in età pediatrica, si parla del “dopo guarigione”

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ATT. PEREGO E CATTANEO - OSPEDALE NIGUARDA REPARTO DI CARDIOCHIRURGIA MEDICI PAZIENTI INFERMIERI RIANIMAZIONE SANITA' - Fotografo: FOTOGRAMMA DEL PUPPO
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“Guarire da tumore in età pediatrica … e poi?” è il tema del convegno promosso dalla Pediatria dell’ospedale di Savigliano in collaborazione con “Il Fiore della Vita Onlus”, in programma sabato 11 novembre a Savigliano (presso la Crusà Neira).

 

In Italia, secondo le stime dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), si ammalano ogni anno 175 bambini di età inferiore a 15 anni e 270 ragazzi di età 15-19 anni ogni milione. Essi sono destinati a guarigione in circa l’80% dei casi, con picchi oltre il 90% se si considerano alcuni sottogruppi di neoplasie come i linfomi di Hodgkin e alcune leucemie acute.

Con il miglioramento della prognosi è così progressivamente aumentato il numero dei soggetti che entrano a far parte della popolazione “guarita da tumore pediatrico”: recenti indagini effettuate nei paesi occidentali hanno stimato che questi rappresentino attualmente lo 0.1-0.15% della popolazione generale, cioè 1 persona su 650-1000, con un’età media di 25 anni.

Spiega Cristina Nasi, dell’Oncologia pediatra del SS. Annunziata, che ha seguito l’organizzazione del  simposio: “I medici del territorio devono acquisire familiarità con questo gruppo sempre più numeroso di pazienti che, al termine delle terapie oncologiche, ritorna alla vita quotidiana portando con sé particolari bisogni di salute e la necessità di specifici controlli, essendo soggetti a mortalità e morbilità superiori  rispetto alla popolazione  di pari sesso ed età”.

 

Sabato 11 novembre sarà presentata ai medici curanti l’esperienza degli specialisti dei Centri di riferimento regionale, nella prospettiva di condividere il monitoraggio dei pazienti  secondo le recenti linee guida internazionali, nella ricerca di un equilibrio tra la necessità di evitare un’eccessiva medicalizzazione dei “guariti da tumore pediatrico”  e la necessaria attenzione  verso le possibili sequele a distanza dei “lungo-sopravviventi”.