«Chiudere i codici? In tanti farebbero bene a chiudere la bocca». LETTERA AL MINISTRO DELLA SANITA’ – Ruggiero (LPI): «Le comiche le lasciamo al cabaret. Si facciano proposte serie, altrimenti il silenzio è d’obbligo»

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«Sono davvero poche le proposte che, in questo momento, potrebbero portare un abbassamento della spesa pubblica del servizio sanitario. Credo che tra queste vadano annoverate di sicuro il delisting, la fascia c fuori dalla farmacia e la farmacia non convenzionata».

Inizia con questi concetti la lettera che il presidente di Libere Parafarmacie Italiane, il dottor Ivan Giuseppe Ruggiero ha protocollato al ministero della sanità direttamente all’indirizzo di Beatrice Lorenzin.

Non fatti campati in aria, ma con relativi numeri. Eccoli: «La spesa out of pocket è in salita, i dati del report Rbm Censis (nel quale non vengono inclusi gli esborsi per le assicurazioni sanitarie ma sono inserite le compartecipazioni) parlano di un aumento attestato del 53.7% dal 2007 al 2015, con uno sforamento di oltre 160 milioni di euro».

Si rivolge direttamente alla titolare del dicastero di viale Giorgio Ribotta: «All’interrogazione dell’onorevole Adriana Galgano, lei ministro, ha risposto che il delisting non può essere ipotizzato solo per motivazioni economiche. In tutta franchezza, una risposta che sembra quasi comica. La farmaco economia non ha nulla a che vedere con il cabaret: la concorrenza che aumenta, abbassa il prezzo dei farmaci, migliora i servizi, rende agevole l’accesso a farmaci e cure. Tutto questo per Lei si riduce ad una convenienza economica di chi lo propone. Troppo poco per risolvere i problemi».

Sul piano decisionale: «E’ compito del governo gestire la direzione politica e amministrativa di un paese, anche del settore farmaceutico: contenere la spesa pubblica sanitaria è un dovere di chi si prende la responsabilità di amministrare la cosa pubblica. Cosa che al momento, non sono io a dirlo ma i dati, non viene fatto».

Sul delisting: «I nostri contatti con l’Aifa, al momento, sono stati positivi. Insomma, della proposta si sta ragionando. Una buona governance deve prevedere nuovi soggetti nel panorama, soggetti in grado di diventare risorsa, non zavorra».

Sposta poi il tiro sulle parafarmacie: «Qualora fossero trasformate in farmacie non convenzionate, potrebbero diventare una seria risorsa del Sistema sanitario nazionale».

E ancora: «La provocazione data dalla dichiarazione di chiudere i nostri codici è oscena. Siamo quasi in diecimila e rappresentiamo il futuro del servizio sanitario. Se ne faccia una ragione: le nostre iniziative andranno avanti, così come le liberalizzazioni e il nostro essere FARMACISTI laureati, non venditori ambulanti di sogni e bolle d’aria».