Da fascia C a Sop/Otc, del Delisting se ne discute in PARLAMENTO. Ruggiero (LPI): «Esempio di responsabilità e buona politica»

0
1405

Delisting, Adriana Galgano presenta interrogazione parlamentare a risposta orale: fibrillazione nel mondo della pafarmacia.

Nella sostanza dei fatti l’onorevole del gruppo Civici e Innovatori ha chiesto al parlamento e all’Aifa di aprire (vista la normativa vigente) alla possibilità che i farmaci di fascia c diventino di libera vendita Sop e/o Otc.

Così il presidente di Libere Parafarmacie Italiane, Ivan Giuseppe Ruggiero: «E’ un esempio di buona politica prima ancora che un atto di responsabilità. E’ la continuità di un lavoro iniziato a fine luglio».

Spiega nel dettaglio: «La normativa insegna che tale provvedimento prende origine dal Decreto 18 Aprile 2012 in attuazione dell’art. 32, comma 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201.

Il Decreto Monti, aveva previsto la vendita dei farmaci di fascia C nelle Parafarmacie, ma successivamente, con modifica apportate dal Decreto Legge n.214 del 22 dicembre 2011, Il Ministero della salute, sentita l’ Agenzia italiana del farmaco, doveva individuare un elenco, periodicamente aggiornabile, dei farmaci di cui all’ articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, per i quali permane l’ obbligo di ricetta medica e dei quali non è consentita la vendita negli esercizi commerciali di cui al comma 1».

Il Ministro Balduzzi nel 2012 firmò il primo Delisting di 220 farmaci, poi nel 2014 fu Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.60 del 13 marzo 2014 il decreto del ministero della Salute 21 febbraio 2014 che prevedeva il Delisting di 521 farmaci».

E ancora: «Dal 2014 a oggi non è stata prodotta nessuna altra lista dall’Aifa, seppure la normativa lo preveda e le Parafarmacie hanno anche subito ulteriori “discriminazioni”, che riporto di seguito:

  • Abbiamo notato diverse incongruenze nei delisting, cioè come mai ci sono in libera vendita gli stessi principi attivi dei farmaci rimasti ancora in fascia C, ma con minore numero di unità (Cpr. Bs, ecc.), come anche minor dosaggio?

 

Esempi:

  • A. Acetilcisteina: deteniamo in libera vendita Fluimucil 600 da 10 bs e non quello da 30 o 60 bs in C;
  • A. Aciclovir: deteniamo quello di 3 g al 5% ma non quello di 10 g al 5%;
  • A. Acido Acetil salicilico : deteniamo Aspirina da 500 mg ma non l’Aspirinetta da 100 mg;
  • A. Carbocisteina sale di lisina: deteniamo Fluifort 10 bs da 2,7 g ma non quello da 30 bs stesso dosaggio 2,7 g;
  • A. CETIRIZINA DICLORIDRATO/PSEUDOEFEDRINA CLORIDRATO: deteniamo Reactine da 6 Cpr e non quello da 14 cpr
  • A. Paracetamolo: deteniamo tachipirina 500 mg si e tachipirina 1000 mg no, la stessa cosa si ripete con efferalgan;
  • A. Paracetamolo e Pesudoefedrina Cloridrato: deteniamo fluimucil infl e raffreddore 8 bs, lisoflu 16 cpr eff 300+30 mg; levioflu500/60 mg 8cpr e ultimamente è rientrato in c Neoborocillina raffreddore & Febbre 16 cpr eff.
  • ecc.
  • Come mai successivamente ai delisting attuati a oggi, dopo nemmeno pochi giorni dalle liste, alcuni prodotti (senza opportune evidenze epidemiologiche e farmacologiche) sono ripassati nuovamente in C, come il caso della molecola del Gentalyn?
  • Come mai ci arrivano ogni giorno segnalazioni che prevedono la dispensazione in Farmacia di Farmaci soggetti a prescrizione medica, appunto di Fasci C, senza la relativa ricetta. Fenomeno al quale non si è né posto rimedio e né posto dei limiti, attraverso un monitoraggio, che a oggi non esiste.

 

Tutto questo discrimina le Parafarmacie che ogni giorno sono destinate a lavorare “zoppe” per mancati provvedimenti governativi a nostro favore e per continue “discriminazioni”, secondo noi studiate a “tavolino”, per metterci in condizioni di chiudere».

Spiega: «Secondo dati ICOM (pubblicati sulla rivista Clinico Economics  di farmaco economia ANNO 2017. Analisi sul mercato farmaceutico in Italia nel periodo 2001-2014) il delisting , potrebbe corrispondere a una fonte rilevante di risparmio in grado di comportare la possibile riallocazione di 4,19 miliardi di euro annui provenienti dai risparmi che si genererebbero sulla spesa privata, e 774 milioni di euro annui che si genererebbero invece dalla spesa pubblica».

Continua Ruggiero con una serie di analisi: «Il ricorso all’automedicazione, però, è fortemente condizionato da fattori socioculturali; questo pone la necessità di promuovere il miglioramento della cultura dell’automedicazione tramite un percorso rivolto al cittadino e sostenuto dalle autorità sanitarie, al fine di trasferire maggiore consapevolezza e informazione sui temi dell’autocura responsabile.

 

Dovrebbe essere compito, quindi, dell’Autorità Sanitaria mettere a disposizione dei cittadini soluzioni di cura efficaci e sicure garantendo al contempo la sostenibilità e la buona governance della spesa farmaceutica mediante liberazione di risorse pubbliche, riduzione dell’inappropriatezza prescrittiva e un uso più efficiente della spesa privata.

La scelta di ricorrere all’automedicazione, oltre ai benefici sulla spesa pubblica, è in grado di apportare vantaggi sulla spesa privata del cittadino, sia in termini di maggiore comodità di impiego che di risparmio di tempo rispetto ai farmaci etici il cui acquisto prevede la presentazione della ricetta rilasciata dal medico».

Ancora argomenta con i dati

POTENZIALITÀ DELL’AUTOMEDICAZIONE PER IL MEDICO

Oltre ai bene ci in termini di spesa pubblica e privata che l’analisi ha poc’anzi evidenziato, un maggior impiego del farmaco di automedicazione si assocerebbe a un minor ricorso al medico di medicina generale, in quanto circa un terzo delle visite mediche riguarda patologie non gravi e un ulteriore 30% di queste corrisponde a situazioni di malessere che potrebbero essere curate in autonomia dal paziente; circa il 10% delle visite totali potrebbe essere evitato senza comportare rischi significativi per il paziente. L’automedicazione potrebbe rappresentare, per il medico di medicina generale, uno strumento di ottimizzazione del tempo. Il tempo guadagnato si potrebbe dedicare a patologie più rilevanti e al miglioramento del rapporto medico paziente grazie alla possibilità di disporre di maggior tempo per ciascuna visita. L’automedicazione conduce il paziente all’autonomia della cura che non va intesa come eliminazione completa del legame fra medico e paziente,

 

POTENZIALITÀ PER IL SISTEMA ECONOMICO GENERALE

L’automedicazione è in grado quindi di apportare benefici estendibili anche oltre il sistema sanitario. Se si applica l’analisi degli e etti di questa modalità di cura a tutto il sistema economico, è possibile condurre una valutazione dei bene ci indiretti, associati alla stima dei possibili guadagni di produttività derivanti dalla riduzione delle assenze dal posto di lavoro dovute alle visite e code presso gli ambulatori medici. Se si considera che delle 300 milioni di visite/anno effettuate in Italia, il 10% si potrebbe evitare, si ottiene un numero di 30 milioni di visite mediche inutili, in quanto dovute a patologie minori curabili con l’automedicazione.

Ipotizzando una perdita di due ore lavorative per ogni visita e considerando una retribuzione lorda di 29,50€ l’ora, si ricava una perdita di 59,00€ per visita. Con una percentuale di popolazione occupata del 55,7% si ottiene un numero di visite evitabili pari a 16.710 che moltiplicato per il valore di una visita genera un risparmio di 985 milioni di euro, persi invece in permessi. In definitiva, si potrebbe risparmiare circa un miliardo di euro all’anno, nel caso in cui vi fosse una riduzione del 10% delle visite e un ricorso più mirato all’automedicazione.

 

 

«Auspico – e chiude – che il lavoro dell’onorevole Galgano sia valutato con responsabilità da parte degli interlocutori e che sia data una risposta dal Ministero e dall’Aifa, cedibile in primis e positiva per  noi. La legge c’è, bisogna solo seguirla e dare continuità.

Noi faremo la nostra parte con un “dossier” pronto per essere inviato all’AIFA e per conoscenza al Ministero, non escludo incontri, abbiamo anche pronta una lista di farmaci di circa 500 specialità, che secondo noi potrebbero tranquillamente passare in libera vendita e che sarà oggetto di confronto.

Si avvia un percorso con l’onorevole Galgano, sicuramente di qualità e di impatto, la nostra collaborazione è massima, se questi sono i risultati, crediamo in qualcosa di migliore per noi.

La ringraziamo e restiamo fiduciosi in merito al proseguo di questa interrogazione».