A tu per tu con Vincenzo Santagada

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Vincenzo Santagada
Vincenzo Santagada

Università e liberalizzazioni. Come cambia il mondo della farmacia e di conseguenza quello universitario. Le nuove iniziative dei giovani con la costituzione di una nuova Associazione “Intesa Farmacia Intaliana”. Su questi e altri temi abbiamo sentito Vincenzo Santagada, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Napoli e provincia nonché ordinario di Farmacia all’Università Federico II.

“IFI “ è la nuova associazione di farmacisti che collega tutti gli studenti universitari della facoltà di Farmacia dell’Università della Federico II di Napoli, di Caserta e di Salerno. Promuovendo l’iniziativa di beneficenza per finanziare un sistema di microcredito in Kenya, l’Associazione si propone di rilanciare la figura del professionale del farmacista. Davvero c’è bisogno di un rilancio in tal senso?

Sì, soprattutto negli ultimi tempi l’immagine del farmacista è stata un po’ abbrutita dai mass media che l’hanno presentata come un lobbista. Tuttavia io continuerò a difendere la figura del farmacista nel suo ruolo più proprio di sentinella della salute, certo, in una categoria c’è sempre qualcuno che dimostra di avere una visione diversa rispetto alla funzione che dovrebbe svolgere ma è proprio questo il ruolo dell’Ordine: cercare di recuperare nella quotidianità un’immagine migliore della Farmacia, fornendo sempre maggiore servizi al cittadino.
Ben vengano quindi iniziative benefiche di tal genere ma è opportuno sempre ricordare che un recupero d’immagine e di affidabilità deve avvenire ogni giorno.L’altro obiettivo primario dell’ “IFI” è quello di creare un legame diretto tra il mondo del lavoro e quello universitario. Lei ritiene che cha ad oggi ci sia una carenza in questo senso?

No, smentisco assolutamente, io e il prof Ettore Novellino siamo la testimonianza diretta del legame profondo che intercorre tra mondo lavorativo e universitario, infatti pur avendo un ruolo istituzionale nel mondo della Facoltà rappresentiamo la categoria dei farmacisti in ambito territoriale.

Come si muoverà l’Università rispetto al cambiamento che sta subendo la professione anche in seguito alle liberalizzazioni?

E’ vero. Il mondo della farmacia sta cambiando e con lei la categoria stessa. Infatti ciò che si prefigura in ambito professionale deve trovare riferimento anche nel mondo universitario , nella parte formativa pre –laurea.
D’altra parte anche l’Università è in fase di evoluzione, a partire dalla legge Gelmini c’è stato un riassetto per quanto riguarda le singole facoltà, per esempio quella di Farmacia con la nuova legge diventerà un dipartimento unico che dovrà associarsi ad altre competenze, dall’area medica fino ad arrivare ad altre aree più specifiche.
In sostanza ciò che avviene nel mondo della farmacia parallelamente avviene in ambito universitario. Mi auguro che questi cambiamenti siano mutuabili tra di loro.

L’art 11 non è piaciuto fin dall’inizio ai farmacisti. Qual è la sua opinione sul testo definitivo approvato dal Parlamento

L’art 11 è stato spesso recepito dall’opinione pubblica semplicemente come un aumento del numero delle farmacie. Tuttavia non c’è solo questo, la questione del “quorum” non è affatto l’unica, ci sono tanti altri punti che vanno a modificare l’assetto del comparto farmaceutico e che hanno una ricaduta maggiore per i farmacisti ma che invece al cittadino non interessano perché semmai sono aspetti più specifici che non lo toccano dal vivo.

La liberalizzazione del prezzo dei farmaci è l’aspetto che interessa di più il cittadino ma dal punto di vista dei farmacisti sarà davvero un vantaggio?

Il problema in questo caso è che non si è liberalizzato prezzo a monte. E’ un aspetto tecnico da addetti ai lavori, però c’è anche un risvolto etico perché il farmacista nel fare la sua professione non deve dimenticare che è un professionista che con la sua opera deve tutelare i cittadini ma al tempo stesso deve avere un comportamento corretto e deontologico nei confronti degli altri colleghi, ovviamente spesso prevale la parte imprenditoriale su quella professionale.

Per quanto riguarda invece la liberalizzazione degli orari delle farmacie?

Su questo punto sono d’accordo. L’ordine (facendo riferimento a Napoli e provincia) ha organizzato i turni di apertura e chiusura sul territorio. Ovviamente ci sono esigenze diverse a seconda che parliamo di farmacie che operano nella città di Napoli o che operano in altri paesi più piccoli della provincia. Il nostro compito è quello di assicurare il servizio minimo garantito, al di fuori di questi orari la legge consente anche alle farmaci e non di turno di rimanere aperte. Ci saranno quindi sicuramente più servizi.

Emanuela Vernetti