Una gatta e la sua farmacista (Dalla nona alla 14esima puntata) – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Una gatta e la sua farmacista -14

Ma che cosa ti è venuto in mente, adesso?
Dove sta andando il mio divano? Il mio bel divano giallo, morbido, comodo, è da sempre il mio regno, il mio rifugio, il mio angolo più amato.
Si, va bene, magari è un po’ sciupato ai lati, ma lo sai anche tu quali lotte mi tocca fare con quegli scriteriati di Dimitri e Memé per impedire loro di salirci sopra. Lo riempirebbero tutto di pelo, lo sporcherebbero sicuramente con quelle loro zampacce sporche d’erba e di fango, ne farebbero il teatro delle loro lotte e dei loro giochi.
Non è certo colpa mia se poi quei due lazzaroni si vendicano arrotandosi le unghie sul morbido velluto della spalliera: se tu fossi un’umana molto più responsabile stabiliresti delle regole ben precise  con pene severissime per chi non mi obbedisce.
Non solo devo fare tutto io, ma devo fare i conti anche con te che sei l’anarchia fatta persona.
Un vero disastro.
Che cos’è quel mostro che sta entrando? Un nuovo divano? Azzurro? Azzurro? Tutto questo azzurro mi sta abbagliando, mi sta accecando, mi fa venire il mal di mare.
E poi ha un cattivo odore. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. Rivoglio il mio divano giallo.
Vuoi dire che non dispiace nemmeno un po’ lasciarlo uscire dalla tua casa?
È stato il primo mobile di tuo gusto che hai scelto e comprato: trasferiti da un’altra città, i tuoi genitori ti hanno offerto la casa che avevano arredato per sé molti anni prima e in cui non avevano mai abitato. Anche per loro era più un museo che una casa, nuova, immacolata, severa, talmente  poco accogliente da renderla estranea. C’era, in salotto, un orribile divanetto verde sottobosco d’autunno che metteva tristezza solo a vederlo. I mobili scuri, pesanti, due pareti di pesanti tendaggi, l’atmosfera invitava a muoversi in punta di piedi e a bisbigliare sommessi.
Un giorno tuo padre ti propose un accordo: se proprio lo avessi veramente voluto, se proprio non ne potevi fare a meno, si sarebbe potuto cambiare il divanetto verde: effettivamente aveva talmente tanti anni che forse, forse, si sarebbe potuto sostituire. In via del tutto eccezionale, naturalmente. E solo perché qualche capriccio bisogna concederlo anche ai giovani. Ma non ti ci abituare, mi raccomando, non metterti in testa delle idee.
Il divano giallo dominava la sala di esposizione: fu amore a prima vista. Era vivace, allegro, giallo, luminoso, ma soprattutto giallo. Giallo sole, giallo brillante, giallo che più giallo non si può.
Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di un colore così impegnativo? Guarda che un divano è per sempre, non si cambia un divano ogni anno.
Nulla è per sempre.
L’azienda è la stessa, anche il signore gentile che ti illustra i vari modelli è lo stesso. Il nonno no, non c’è più; c’è però la sua copia conforme, quel nipote che se non avesse la barba avrebbe potuto essere scambiato per il nonno più giovane.
È molto azzurro. Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di tutto questo azzurro?
Non mi sono stancata del giallo, non mi stancherò dell’azzurro.
E i gatti? Come faremo con i gatti? Chi glielo spiega adesso a Pallo che c’è un nuovo divano?
Non c’è niente da spiegare, siete sempre i soliti inaffidabili. Scambiare il mio prezioso rifugio con questo affare che puzza di odori sconosciuti e stranieri.
Tranquillo, nonno. Te li tengo d’occhio io questi qui, non ti preoccupare.
Se fosse per loro rottamerebbero tutto ogni anno, ma, non temere, farò tutto il possibile per dissuaderli, per farli lasciare ogni cosa com’è

Una gatta e la sua farmacista – 13

Te l’ho mai detto che ormai mi basta sentire il tuo passo sulle scale per capire come ti è andata la giornata?

Se è leggero e saltellante vuol dire che non è poi andata troppo male: magari sei stanca, ma sei anche abbastanza soddisfatta del lavoro compiuto.
Altre volte appare pesante, come se salissi una scalinata infinita con le spalle gravate da un peso importante: ti ricordi che nell’ingresso della casa dei tuoi genitori c’era una vecchia stampa che raffigurava il mitico  Atlante con il globo terrestre sulle spalle? Da bambina guardavi rapita quel gigante deforme quasi schiacciato dall’opprimente fardello, ti attraeva e ti impressionava insieme, come attira e respinge tutto ciò che di oscuro ci affascina. Se lo cerchiamo bene, credo che sia ancora  nascosto da qualche parte in cantina: lo so che qualche volta ancora lo sogni, però forse è meglio se lo lasciamo riposare dov’è, coperto di polvere e di sogni infantili. Accontentiamoci di quello che offre la realtà di ogni giorno, che ricordare il passato non è sempre un bene.
Infine, alcune volte, non mi accorgo neppure che sali: apri la porta e mi sbuchi davanti, senza vedermi, del tutto smarrita in pensieri nascosti. Sono le volte in cui mi spavento davvero: intuisco ragionamenti complessi, arcane domande che non vuoi condividere, dubbio, incertezza, perplessità, indecisione. Non mi guardi, non mi saluti, non parli: cerco di farmi notare, mi struscio sulle tue gambe, ti intralcio con intenzione, reclamo un po’ di giusta attenzione. Mi ignori, del tutto perduta in un mondo in cui non c’è posto per nessuno di noi.
Sai, certe volte rimango per ore fuori dalla finestra della farmacia e ti osservo al lavoro. Mi manchi, non sai quanto mi manchi quando ti sento lontana. Guarda, lo so che non dovrei proprio dirlo, che me ne pentirò quanto prima, ma ti preferisco esagitata e fuori di testa, urlante arrabbiata infuriata, tutto tranne questo silenzio sospeso e inquietante.
Ti osservo, dicevo, e cerco di farmi un’idea di quel che succede, cerco di capire che cosa ti turba.
Effettivamente, qualche volta, non hai tutti i torti: le persone, talvolta, sono veramente ben strane.
Una notte di turno, un signore che aveva bisogno di farmaci, arriva, vede tutto illuminato, non suona il campanello (non volevo disturbare!), ma ti denuncia per non aver effettuato il servizio notturno. Secondo lui, che cosa avresti dovuto fare? Percepire le sue necessità per contatto telepatico?
Ha visto il cartello, “suonare tutti e due i campanelli”(avevi anche sostituito il termine “entrambi”, troppo difficile, dava origine ad equivoci fantasiosi). ma non l’ha fatto: ha bussato ad una finestra, forse pensando che da buon soldatino rimanessi vigile, pronta a scattare ad ogni flebile suono, sempre che il rumore della strada ne permettesse un’eco riconoscibile.
Capita di sbagliare, di non sapere che cosa fare, di non riuscire a spiegarsi. Non è grave. Succede.
Quello che è grave, difficile da interpretare, quasi impossibile da giustificare, è partire in quarta accusando il mondo intero delle proprie mancanze, senza neppure fare lo sforzo di mettersi nei panni dell’altro, sicuri di essere oggetto di oscuri complotti malvagi aventi l’unico scopo di volerci annientare.
Siamo in Italia, che ci vuoi fare. In America no, nessuno sbaglia;  in Germania nemmeno, tutti perfetti, gentili, accoglienti, educati, esemplari; in Francia solo persone solerti, disponibili, sensibili, aperte; in Inghilterra, poi, il paradiso terrestre, ogni cosa funziona, niente intoppi, ostacoli, incagli.
Siamo in Italia, mi devi capire senza che io mi debba spiegare; mi devi aiutare senza che io te lo debba chiedere, così che possa poi lamentarmi del tuo intervento opprimente; ci devi essere, attiva competente informata, ma non mi devi dire che sbaglio, perché così io mi offendo, e poi non sono mai da meno di te.
Siamo in Italia, e quando ami il lavoro che fai quello non è un lavoro.
Siamo in Italia, e lavorare non è un diritto, ma un privilegio.
Siamo in Italia, ma, certe volte, mi piacerebbe essere in quel paese magico in cui tutti comunicano per telepatia, non ci sono mai equivoci, nessuno teme il parlare, spiegarsi, capire

Una gatta e la sua farmacia -12

Ciao, capo, come va? Sempre indaffarata, vedo. Bene, bene, così si fa, operose attive dinamiche.
Mi piace vederti così, mi metti di buon umore.
Ah, non c’è niente da stare allegri? E perché mai? Possibile che tu abbia sempre qualcosa di cui lamentarti? Non si può dire una parola e sei già pronta a contraddirmi.
Certo, voi umani tendete un po’ a drammatizzare tutto, vi piace immensamente complicarvi la vita, siete sempre pronti a trovare qualcosa che non va, che non vi soddisfa, che potrebbe andare meglio.
Adesso non fare quella faccia, in fondo cosa ho detto? Dici che minimizzo le tue difficoltà?
E che saranno mai.
Normale amministrazione per una che di lavoro ha scelto di risolvere i problemi altrui.
Se preferivi una vita tranquilla e solitaria facevi la ricamatrice e ti dedicavi anima e corpo al piccolo punto. Hai scelto di fare la farmacista e adesso non ti resta che correre. Semplice, non credi?
Io credo di sapere che cosa c’è che non va: alla domenica e con  il bel tempo hai voglia di uscire e di fare una di quelle lunghe camminate che ti piacciono tanto. Quando torni a casa, poi, non hai più voglia di metterti a lavorare, così passi il resto della giornata a logorarti fra quello che dovresti fare e la mancanza totale di concentrazione e volontà, raggiungendo il brillantissimo risultato di non combinare niente di buono senza riposarti e rilassarti, ma anzi stressandoti a dismisura.
Lo vedi come riesci a rendere tutto inutilmente complicato e difficile?
Vediamo di fare un po’ d’ordine: in fondo sei umana anche tu, se per un giorno alla settimana ti prendi una pausa e te la godi, ti assicuro che non muore nessuno. Devi solo accettare l’idea di avere due gambe due braccia e una testa come tutti, niente di più niente di meno.
Peraltro, sei anche piuttosto vecchiotta per cui qualche pausa è sempre più necessaria; i vent’anni sono finiti da un pezzo e con essi avresti dovuto abbandonare anche i deliri di onnipotenza.
La soluzione, quindi, è semplice: il sabato ti dedichi alla casa e alla famiglia (te lo ricordi che ci siamo anche tutti noi? Abbiamo bisogno di essere nutriti accuditi curati. Chi deve occuparsi delle nostre esigenze?), la domenica è tutta per te, esci, vai a correre, svagati, divertiti, riposati, rilassati.
Tutti gli altri giorni li dedichi al tuo lavoro, ai tuoi clienti, a tutti quei mille impegni che costituiscono l’essenza della tua vita: hai cinque giorni pieni per giocare a fare la grande professionista, per soddisfare il tuo ego ipertrofico, per assecondare il tuo bisogno di fare tutto ed essere dappertutto, per dare sfogo alle tue manie di protagonismo.
Poi però basta. Ti fermi. Ti prendi ventiquattr’ore di pausa.
E se mentre ti stai riposando crolla il mondo? Pazienza. L’hai trovato già fatto e lo lascerai  fatto.
Rassegnati all’idea di essere solo un millesimo di un granello di sabbia nell’universo e che senza di te tutti continueranno a vivere benissimo. Forse meglio.
Forse a qualcuno mancherai: c’è sempre il masochista di turno che ha bisogno dello stimolo di un moscerino per poter andare avanti.
E mentre sei finalmente in pace col mondo, rifletti: ne vale sempre la pena?
No, non rispondermi così, di getto, prima pensaci bene: è davvero sempre tutta passione?
Non c’è mai un anelito d’ansia, un sottile refolo di profonda paura del vuoto, un’acuta inquietudine, un intimo smartimento che nulla ha di nobile, ma è solo segno indelebile di una debolezza nascosta?
Te lo sei mai chiesto?
Ecco, ti affido un compito, così avrai qualcosa da fare. Interrogati, scruta negli angoli più remoti e dimenticati del tuo animo, indaga a fondo dentro di te.
Poi fermati, riposati, dormi. Lascia fluire la vita e accetta il tuo essere fragile, affezionati alle tue manchevolezze, accogli errori e lacune.
E non ti preoccupare se non sei perfetta come vorresti: io ti voglio bene lo stesso

Una gatta e la sua farmacista – 11

Senti, capo, passi che te ne vai così, di punto in bianco, sparisci e mi abbandoni con tutta la casa sulle spalle da gestire e controllare.
Sorvoliamo anche sul fatto che appena volti l’occhio qui si scatena un’anarchia totale e assolutamente deplorevole: non so bene come sia possibile, perché non è che sei esattamente un mostro di organizzazione e autorità, ma quando ci sei tu tutto sembra filare abbastanza liscio e l’ambiente appare perlomeno vivibile. Ti allontani tu e il caos regna sovrano.
Quello su cui non posso certo sorvolare è l’assoluta mancanza di regole che emerge in tua assenza.
Ma come li hai educati questi qui, dico io.
È mai possibile che ognuno entri ed esca a suo piacimento, gli orari dei pasti sono a dir poco fluttuanti  (per non parlare della qualità, assolutamente deplorevole), confusione ovunque, una babilonia stressante e veramente fastidiosa.
Intanto, lo sai che quando è da sola tua figlia dorme nel nostro letto? Dice che è molto più largo e comodo del suo. Bella forza! Vorrei ricordarti che quello é il nostro letto, mio e tuo: già ci tocca dividerlo con tuo marito, ma, perlomeno lui mi lascia abbastanza posto perché io possa stare comoda.
Tua figlia? Un disastro: pretenderebbe anche di allungare completamente le gambe e, pensa, si piazza in mezzo al letto e mi vorrebbe relegare in un angolo! A me! Il letto è solo mio e tuo: tutti gli altri sono ospiti poco graditi che dovrebbero avere almeno la decenza di non disturbare più di tanto, altro che gambe allungate. Se andiamo avanti così, capaci anche di pretendere di allargare le braccia. Robe da matti, di questo passo chissà dove andremo a finire.
E poi lo sai che alla mattina vorrebbero anche dormire fino a tardi?
È una vera indecenza: devi assolutamente fare qualcosa!
Sai quanto sono delicata, io, quando verso le cinque e mezzo comincio a darti la sveglia. Ebbene: quella sciagurata di tua figlia ha avuto il coraggio di cacciarmi via asserendo che la stavo martirizzando. Io! Io che mi faccio premura di darti tanti grattini , ma stando ben attenta solo a sfiorarti con le unghie, mica le affondo; io che ti do un sacco di testatine delicate delicate: non é certo colpa mia se voi umani siete dei poltroni terribili e per farvi alzare dal letto neppure con la gru ci si riesce. Con te devo cominciare alle cinque per farti alzare alle sei, con tua figlia prima delle sette non c’è stato verso di ottenere qualcosa. Le sette? Un’ora inaudita per delle persone che dovrebbero essere scattanti attive produttive dinamiche. Ma in che mondo vivete!
Lo sai che cosa ha avuto anche il coraggio di fare? Non sono una che fa la spia, ma quando ci vuole ci vuole. Non riferirle che te lo detto, sarebbe capace anche di offendersi.
Siccome era convinta che cercassi di svegliarla solo perché avevo fame, ha cercato di imbrogliarmi offrendomi dei croccantini prima di andare a letto. Lo vedi che non ha capito niente? Ti sembra che io mi impegni ogni mattina a fare da sveglia solo per una cosa così volgare come quattro croccantini?
Io ho il compito importantissimo di non farvi impigrire, di ricordarvi che le prime ore del mattino han l’oro in bocca, di mantenervi vivi vivaci svegli pronti acuti. Ti sembra che mi farei comprare con quattro stupidi croccantini, come quelli che dai a tutti gli altri, magari anche a quella smorfiosa della Filtri?
Almeno una scatoletta sopraffina mi doveva offrire, che diamine.
Qualcosa di raffinato, superlativo, superbo, in linea cioè con il ruolo di importanza fondamentale e  l’alto incarico che ricopro. Non sono certo una qualunque, io.
E poi, guarda, non te lo volevo neppure dire, ma sappi che ti ha manomesso perfino  la sveglia ed ha usato il tuo bagno e anche le tue cose.
Così almeno ti regoli per la prossima volta e prima di abbandonare la nave in balia della tempesta ci pensi non due volte, ma cento

Una gatta e la sua farmacista – 10

Ciao, capo, come stai? Mi sembri più tranquilla, riposata, ed  è  un piacere vederti così, distesa e serena. Non capita spesso. Secondo me, queste piccole pause (ecco, non le chiamerei proprio ferie, mi sembra una parola grossa per due giorni e mezzo di sosta dal lavoro) ti hanno fatto proprio bene. Oddio, hai ancora due belle occhiaie scure e l’aria tutto sommato parecchio sciroccata, ma questa temo sia la tua natura per cui ci accontentiamo.
Senti, non è che mi daresti una mano? Sai, adesso ho un mio pubblico, tutta una serie di ammiratori, di follower, come dite voi umani (che modo di parlare! Non  siete capaci di usare per bene una sola lingua per volta? Tendete ad adoperarne diverse, tutte insieme, tutte in modo sommario e superficiale), che mi scrivono, mi fanno domande, richiedono la mia opinione sugli argomenti più disparati.
Ora, io non ho nessun problema a rispondere a tutti, ci mancherebbe altro, e mi fa molto piacere parlare con tutte queste persone che mi cercano, solo mi servirebbe una segretaria che mi aiutasse con questo maledetto computer che ho ancora qualche difficoltà a dominare completamente, mi curasse la corrispondenza, mi organizzasse le scadenze e gli impegni che si stanno facendo ogni giorno sempre più  pressanti.
È proprio inutile che fai quella faccia, non è colpa mia se sono diventata più famosa di te. Se ti ricordi bene, all’inizio, mi sono intromessa solo per darti una mano.
Poi le cose sono andate come sono andate: é inutile che giriamo attorno al concetto, io piaccio.
Lo sai che una lettrice mi ha chiesto perché non scrivo un libro? Ci pensi? Io scrittrice!
Già mi ci vedo a rilasciare interviste in TV, elargire con grazia autografi a destra e a manca (cinque euro l’uno, prego, ho sempre una famiglia da mantenere), dispensare dotte opinioni su qualunque argomento richiesto, salute scienza spettacolo arte del saper vivere moda medicina musica e letteratura politica e diritto, discettare discutere dibattere con gentile, magnanimo distacco e generosa benevolenza.
Ecco, sarebbe proprio la mia.
D’altra parte, se giornali televisione e web sono pieni di persone che senza una qualifica adeguata si avventurano in ogni sorta di argomentazione su ogni aspetto dello scibile umano, anche i più tecnici e particolari, in barba a competenze specifiche e necessarie, se chiunque può esporre idee e opinioni senza un minimo di logica o di fondamento ed avere seguito ed essere ascoltato, perché anch’io non posso avere un mio seguito di estimatori e di fan? Cos’ho io meno di un’attricetta qualsiasi che si confronta alla pari con medici e specialisti su vaccini e cure anticancro?
Non pensi che farei anch’io la mia splendida figura?
Io sono la gatta Pallo, sono la tua pelosa, la tua amica, la tua coscienza. Non sono perfetta nel mio ruolo di tuttologa ed esperta di cose della vita?
Smettila di fare la difficile, sempre piena di remore o di dubbi, sempre pronta a rendere complicate anche le cose più semplici, lascia fare a me, vedrai che successo, avremo i fan in delirio.
Ma come, non mi vuoi seguire? Non mi vuoi aiutare? Vuoi continuare a fare la farmacista di periferia, a batterti sempre per le stesse povere misere cose, niente di mirabolante, di entusiasmante, di veramente eccitante?
Te ne approfitti perché ancora non sono del tutto autonoma, ho ancora qualche difficoltà tecnica, ma verrà il giorno che riuscirò a fare a meno di te e allora vedrai che cosa sarò in grado di fare.
Cosa dici? È meglio che per il momento continui ad occuparmi solo di te e  degli altri pelosi di casa?
Dici che è molto meglio?
D’accordo, capo, cedo alla violenza, ma sappi che non sono affatto d’accordo.
Posso almeno chiederti una cosa?
Dimmi la verità: tu cosa pensi veramente di me? Sono o non sono un mito?

Una gatta e la sua farmacista -9