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del dottor Umbro Traversini di Bevagna, provincia di Perugia

Il 30 maggio: le Elezioni Nazionali Federfarma e la speranza che finalmente qualcosa si muova nel panorama delle farmacie italiane, già messe a dura prova dalla crisi e da una politica disattenta alle esigenze del territorio e degli utenti, ora minacciate anche dall’entrata del capitale nella proprietà degli esercizi.

Se prevarrà l’immobilismo dello staff dirigenziale e il distacco e la disillusione dei farmacisti rispetto al compito di impegnarsi a fondo per la loro bistrattata categoria, nessun mutamento o inversione di rotta saranno più possibili. E abbiamo visto dove il fatalismo e l’individualismo di tanti ci stanno portando.

“Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”, dice il proverbio africano.

E’ il ritratto delle farmacie italiane, veloci in solitaria negli anni passati, sull’onda di guadagni che sembravano certi. Ma, per andare lontano, è la dimensione dell’ “insieme” che va recuperata o, forse, costruita ex novo. Non è troppo tardi, ma va fatto con urgenza. Diceva Fedro, parlando di Roma e del suo governo: “C’è a Roma una genìa di faccendoni, sempre in giro di corsa, piena di fretta, indaffarata senza vere occupazioni, affannata senza pro, fa mille cose e non ne fa nessuna, dannosa a se stessa e insopportabile agli altri”.

E’ ancora il ritratto della nostra classe dirigente, anche dentro l’attuale Federfarma.

“Il potere non sazia, anzi è come una droga e richiede dosi sempre maggiori” (L. De Crescenzo in Così parlò Bellavista).

Non sarebbe allora augurabile uno scrollone? Chi ha più esperienza la metta al servizio delle idee e proposte di colleghi più giovani. E chi subentrerà scelga di farlo in nome di quell’“insieme” che dà slancio e vigore a idee, riflessioni e iniziative e perché ancora crede nella missione fondante del farmacista.

L’alternativa è fare la fine di Roma, come Fedro pronosticava all’epoca e come accade puntualmente in ogni Azienda o Corporazione che non sa rinnovarsi e impegnarsi seriamente, ma pretende di vivere di rendita o guardando solo al suo orticello.

E’ necessario ora l’impegno dei farmacisti che andranno a votare il 30 maggio, che votino tutti e dopo attenta analisi della realtà attuale e dei programmi. Che si informino, si documentino.

È inverosimile che chi ha avuto la dirigenza per anni senza nulla riuscire a cambiare o indirizzare, riproponga ora la solita lista della spesa e rifaccia promesse già sentite.

Secondo un mito narrato dal filosofo greco Protagora, Zeus, per porre fine alle continue discordie che si venivano a creare tra gli uomini tutte le volte che tentavano di organizzarsi in comunità, incaricò il dio Ermes di distribuire a tutti i mortali il “pudore” e la “giustizia”, cioè le due qualità alla base della “virtù politica”.

Se non abbiamo smarrito il senso di quei doni divini, “pudore e giustizia”, ora è di certo il momento di riappropriarcene e metterli a frutto, accantonando antichi privilegi e impegnandoci seriamente, per il futuro della farmacia italiana, per il nostro futuro. La data del 30 maggio può essere il nostro inizio “insieme”.

  • Senza il consenso/plauso del sindacato, con l’auspicio che le farmacie si riuniscano sotto un’unica sigla “commerciale”, non si sarebbe mai promossa la legge dell’ingresso del capitale nel network della distribuzione farmaceutica al dettaglio. La dirigenza attuale dovrà rispondere del frutto avvelenato che sta proponendo. E se il sospetto di interessi particolari e personali dovesse acclararsi nei fatti, nonostante si sia imposto l’impedimento alla partecipazipne in CDA di imprese distributive all’ingrosso e contestualmente in società di farmacie, sarà estremamente complesso ricompattare una categoria individualista e, a ben considerare, stanca per il continuo attendere riforme di cui non se ne sentiva l’esigenza, ma che hanno dato spazio a trasformazioni di deriva prettamente commerciali.