CAOS FEDERFARMA – Racca perde Liguria, Marche e Basilicata in un solo colpo

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Cara Annarosa, veniamo subito a manifestarti la profonda delusione per la tua risposta alla nostra lettera dello scorso 24 marzo, che conteneva due soli elementi rilevanti, che a giudicare dai contenuti della Tua replica hai evidentemente malinteso.

La prima questione che ti avevamo rappresentato era infatti il patente contrasto di una tua nuova candidatura con i dettami del vigente Statuto della Federfarma, che in una norma prevede espressamente il limite massimo di “tre mandati consecutivi nella stessa carica” anche per il presidente.

Lo spirito di quella norma è di palmare evidenza: tu stessa, del resto, nella tua rispostadell’11 aprile, confermi di condividerlo, facendoti legittimo vanto di aver sostenuto con forza, nel corso della tua presidenza, “l’esigenza di inserire il limite dei mandati dei Presidenti di Federfarma e del Consiglio di Presidenza” e di essere riuscita a centrare l’obiettivo.

Ciò non di meno, hai deciso di “verificare” presso studi professionali di tua fiducia la possibilità di concorrere a una rielezione.

Un preciso segnale, ne converrai, che le tue vere intenzioni sono ben altre che quella di rispettare lo spirito e la sostanza della richiamata norma statutaria. Ciò che emerge, infatti, è la tua ferma volontà di continuare a sedere sulla poltrona che occupi attualmente, per assecondare -questo è ciò che arrivi a scrivere, in un tentativo di giustificazione che offende l’intelligenza – l’invito di molti colleghi a ricandidarti.

Se può servire a levarti dall’imbarazzo, vista l’attenzione che riservi alle istanze dei colleghi, siamo lieti di farti sapere che ce ne sono almeno altrettanti, se non di più, pronti a rivolgerti l’invito esattamente contrario: quello di rispettare il dettato statutario, lasciando il passo.

Perché dunque non ascolti questi colleghi, anziché quelli?

La verità è un’altra, cara Annarosa, e risiede nella tua grave decisione di passare sopra lo spirito di una norma statutaria voluta per affermare una cultura della rappresentanza più aperta e più centrata sul valore del servizio che non sulla conservazione dei posti di potere.

Quella cultura che tu, ora tradisci, consapevolmente e cinicamente, nascondendoti dietro lo scudo di interpretazioni a te favorevoli della lettera della norma statutaria e l’alibi degli inviti “ad andare avanti” che, a quanto asserisci, avresti ricevuto da alcuni colleghi. Ma anche noi, vedi, abbiamo fatto le nostre verifiche, ottenendo dagli esperti consultati – “di indubbia serietà e con specifiche e riconosciute competenze”, proprio come i tuoi – la conferma che una tua eventuale nuova candidatura alla presidenza della Federazione non solo è illegittima ma soprattutto, prima e più ancora che la lettera delle nome statutarie che ci siamo dati sotto la tua presidenza, ne tradisce la ratio e lo spirito.

Perché alla fine il punto vero, Annarosa, al netto di tutto ciò che possono aver detto e potranno ancora dire i tuoi e i nostri consulenti, è tutto e solo qui: rispettare il significato vero e inequivocabile di regole che abbiamo voluto tutti, a partire da te, pienamente consapevoli della necessità condivisa di “aprire” il sindacato dall’interno, puntando su una più ampia partecipazione e facendo irrompere, grazie a norme e meccanismi più adeguati, la benefica e vitale aria del rinnovamento.

È del tutto evidente (per chi voglia guardare e soprattutto vedere) che le regole, la logica e – se ce lo permetti – la tua stessa storia di presidente di Federfarma guidano verso una direzione obbligata: quella di un tuo passo di lato, che ovviamente non pregiudicherebbe in alcun modo il grande contributo che, in altre posizioni e con altre vesti, puoi ancora garantire al sindacato, solo che tu lo voglia. Ma se – come ci sembra di capire – insisterai a voler forzare il dettato statutario, preparati a caricarti sulle spalle la responsabilità della tua decisione, che avrà effetti e conseguenze dirompenti sulla tenuta di quell’unitarietà che il nostro sindacato conserva e difende con orgoglio e tenace determinazione da quasi 50 anni.

Proprio per evitare simili infauste evenienze, nella nostra lettera precedente – e veniamo così al secondo elemento rilevante in essa contenuto – ti avevamo proposto di deferire preventivamente a un arbitro unico di riconosciuta autorevolezza, individuato di comune accordo tra le parti contendenti, l’accertamento, in via di arbitraggio espressamente dichiarato non impugnabile, dell’eventuale sussistenza della condizione di ineleggibilità.

Permettici di dire che, sul punto, la tua risposta – poi resa pubblica su Filodiretto – suona irridente e offensiva, soprattutto laddove definisce “un percorso inadeguato e improvvisato” il ricorso a un arbitraggio esterno, al quale tu opponi peraltro una controproposta davvero provocatoria: “sottoporre la questione al Collegio dei Probiviri di Federfarma organo super partes” statutariamente preposto alla “amichevole composizione delle controversie insorte tra gli associati e tra gli associati e la Fedefarma e quindi perfettamente deputato a risolvere la problematica in predicato”.

In pratica, con estrema nonchalance declassi una questione sostanziale come l’interpretazione del dettato statutario a semplice “controversia insorta tra gli associati”, da comporre amichevolmente. Ma se si può arrivare ad accettare che uno, per una volta, possa confondere le pere con le mele, l’ipotesi di scambiare un criceto con un elefante – questa è più o meno la differenza che intercorre tra una lite tra colleghi e una differente interpretazione della carta statutaria -risulta incomprensibile e inaccettabile e sconfina inevitabilmente nella provocazione.

A meno che tu, ovviamente, non sia in grado di spiegare come ritieni possibile che i rispettabilissimi colleghi probiviri, ai quali vanno le nostre incondizionate considerazione e stima, possano occuparsi di una questione sulla quale gli esperti di diritto “di indubbia serietà e con specifiche e riconosciute competenze” già interpellati sia da te che da noi hanno fornito risposte del tutto opposte: ritieni davvero che i nostri pur eccellenti colleghi siano depositari di così tanta scienza e dottrina giuridiche da poter esprimere una valutazione adeguata al riguardo?

Sempre a proposito dei probiviri, la tua proposta glissa (molto colpevolmente) su un altro elemento: i probiviri, in quanto titolari di elettorato attivo e passivo, sono nei fatti coinvolti nella partita delle elezioni sindacali. E chi gioca, come è del tutto evidente, non può allo stesso tempo arbitrare. Ammettere il contrario significa pretendere di “vincere facile”, come in quel famoso slogan, giocando con carte truccate, se serve.

Queste le ragioni della nostra delusione, cara Annarosa, alla quale si aggiunge la viva preoccupazione per la pervicacia con la quale sembri volere insistere nella tua decisione, affermando in pratica che l’unico modo che sei disposta a considerare per continuare a contribuire alla causa del nostro sindacato è quello di continuare a sedere sulla poltrona presidenziale.

Ovviamente, la tua risposta ci lascia profondamente insoddisfatti anche per altre e più accessorie ragioni, come il tuo tentativo (quasi infantile, consentici di dirlo) di alzare polveroni, attribuendo la responsabilità del problema della tua candidabilità a chi, come noi, si è semplicemente limitato a sollevarlo pubblicamente nell’esclusivo interesse del sindacato e delle persone e delle farmacie che esso rappresenta e tutela.

Evidentemente, ritieni i colleghi incapaci di andare oltre le cortine di fumo, anche quando sollevate ad arte, ma purtroppo per te non è così: dentro Federfarma esiste una fortissima componente che non crede né nell’elusione (dei problemi) né nell’illusione di poterli risolvere facendoli scomparire sotto un tappeto, come le massaie improvvide e negligenti fanno con la polvere.

E crede invece, fortemente, nella cultura delle regole: che vanno rispettate sempre e comunque, soprattutto quando nascono dal basso e sono il frutto di una scelta comune e condivisa. Se la questione grave e dirimente della tua candidabilità si è trascinata fino all’immediata vigilia delle consultazioni sindacali, è solo e unicamente in conseguenza di tuoi atti, decisioni od omissioni. Sempre per tue responsabilità esclusive, la vicenda potrebbe ora deflagrare in un conflitto che, quale che sia il suo esito, avrà soltanto una vittima: l’unità del sindacato dei titolari e, con essa, la possibilità di tutelare con la dovuta efficacia la farmacia italiana.

Torniamo perciò a chiederti di considerare la possibilità di deferire il giudizio a un arbitro autorevole e scelto congiuntamente dalle parti: è il modo più ragionevole ed efficace, considerata la situazione e i tempi sempre più stretti, per “sciogliere il nodo” senza conflitti laceranti, che inevitabilmente finirebbero per arrecare gravissimi danni alla funzionalità e anche all’immagine pubblica del nostro sindacato.

Siamo certi, cara Annarosa, che vorrai perdonare l’insolita lunghezza di questa lettera, dovuta alla necessità di illustrarti senza reticenze e in tutta la loro portata i termini di un problema che – evidentemente – non eravamo riusciti a rappresentarti con la dovuta efficacia nella nostra molto più sintetica nota precedente. Comprenderai anche le ragioni che ci spingono a chiederti una risposta massimamente sollecita a questa lettera, che anche noi, seguendo il tuo esempio, renderemo pubblica, inviandola a tutte le Associazioni provinciali e alle Unioni regionali, oltre che alla stampa di categoria.

Nella certezza di ricevere a stretto giro il tuo riscontro, ti inviamo i nostri saluti: Elisabetta Borachia Pasquale D’Avella Antonio Guerricchio