Report e il caso “Vaccini papilloma virus” confronto tra Medico (Burioni) e Giornalista (Mentana)

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Non siamo noi a dover giudicare la giustezza e l’utilità della trasmissione che domenica scorsa è andata in onda sulla rete Rai. Report è uno di quei programmi che, per chi fa del giornalismo, alle volte è stato pietra miliare: esempio vero e reale.

Quasi sempre, in una puntata, una inchiesta ha suscitato grida allo scandalo e odore di interrogazioni parlamentari.

Il servizio di domenica scorsa è stato come una valanga. Inattesa. Che ha spiazzato tutti.

In un clima molto teso che subito va verso la via del complotto.

Nell’era dei social abbiamo preso le dichiarazioni (da entrambi i profili) di uno dei medici che da sempre si è esposto a favore della scienza e dei vaccini, Roberto Burioni, e di uno dei giornalisti che, nel mare magnum dell’informazione “mordi e fuggi”, ha ancora ben saldi i principi dei doveri di chi lavorare per dare notizie, Enrico Mentana.

ROBERTO BURIONI

Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile. E’ abusare in maniera perversa della libertà di opinione. E’ come gridare “c’è una bomba” in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini.

Diffondere la paura raccontando bugie è quello che ha fatto ieri sera la trasmissione di Rai3 Report dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a inventare. Un vaccino sicuro e di una formidabile efficacia (1), a differenza di quanto fatto affermare senza contraddittorio in televisione.

Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, a individui senza alcuna autorevolezza ed ha mescolato sapientemente possibili tangenti e ipotesi non confermate (2) per ottenere un effetto abominevole: instillare timore nei confronti di una pratica medica sicura, efficace ed in grado di salvare migliaia di donne da una morte atroce.

Nei prossimi giorni sarò costretto a dedicare il mio tempo e questa pagina a smontare ad una ad una le falsità che sono state dette. Lo farò come al solito in maniera inoppugnabile, portando a supporto delle mie affermazioni inconfutabili dati scientifici e lo farò perché è mio dovere di padre, di medico e di professore universitario e anche di cittadino che vede i soldi delle proprie tasse utilizzati in questo modo intollerabile.

Farò quello che una giornalista scrupolosa avrebbe dovuto fare prima di mettere in onda un servizio: verificare attentamente le fonti. Non l’ha fatto lei, lo farò io. Pazienza.

Però è doveroso ricordare che se un giornalista ospitasse le opinioni di un un violento che sostiene che le donne si devono picchiare avrebbe sulla coscienza i femminicidi. Ebbene, questo virus è un terribile femminicida in circolazione nel nostro paese: provoca una quota rilevante dei tumori dell’utero, che nel 2017 uccideranno solo nel nostro paese 2900 donne (3). [grazie a Mimmo Marzullo – o a chi per lui- che mi ha fatto notare un errore formale]

Ieri sera, in un programma trasmesso sul nostro servizio pubblico, si è irresponsabilmente fatto qualcosa che favorisce la circolazione un simile assassino. Tutto questo basandosi sulla menzogna, e senza contraddittorio, senza un singolo esperto a fare sentire la voce della scienza.

Questa nella foto – insieme a sua figlia Federica – è Stefania Rotolo, una ballerina bravissima e famosa. Tre anni dopo questo scatto è morta a 29 anni di cancro all’utero, la malattia causata da HPV che il vaccino previene in modo efficacissimo. In un mondo di vaccinati sarebbe ancora viva con la sua bambina.

Lavorava in Rai, come la giornalista che ha confezionato la trasmissione di ieri sera.

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Riferimenti bibliografici

1) Hawkes D. et al – J Autoimmun. 2015 May;59:77-84

2) Arnheim-Dahlström L. et al, British Medical Journal, 2013 Oct 9;347:f5906.

3) Malvezzi M et al Ann Oncol. 2017 Feb 21. doi: 10. 1093/annonc/mdx03

ENRICO MENTANA

Permettetemi di dire ancora qualcosa sulla vicenda dei vaccini, che non piacerà agli amici di Report, ma è quel che penso. Loro sono la punta di lancia del servizio pubblico, alcune loro inchieste hanno scosso le coscienze e scoperchiato scandalosi soprusi. Ma come i grandi campioni dello sport anche loro possono fare una giocata sconcertante, o perfino sbagliata.
Quando si parla di scienza e salute dei cittadini in tv si rischia sempre di fare danni, anche del tutto involontariamente. Lo dico perché penso di aver fatto l’errore peggiore, ormai quasi vent’anni fa, in una trasmissione che mise davanti ai teleschermi quasi nove milioni di persone, basata sul confronto tra oncologi e sostenitori della cura alternativa elaborata dal professor Di Bella. Il fascino del vecchio studioso periferico rispetto alle grandi cliniche aveva già fatto breccia tra molte famiglie rese disperate dal rapporto con il cancro, che vedevano i loro cari piegati dalla chemio, lontani dall’aver sconfitto il male. E Di Bella sembrava l’antidoto a quella che oggi sarebbe chiamata la dittatura di Big Pharma.
Io e Maurizio Costanzo fummo attentissimi a dare parità di tempo e modo di espressione: ma da una parte c’era l’ufficialità, la freddezza impersonale della scienza oncologica, dall’altra l’umanità del medico incanutito, lontano dai grandi serbatoi di ricerca. Giornalisticamente era una grande storia. Ma quanta gente fu indotta a imboccare l’altra strada nella cura di un tumore? e con quale risultato? Due decenni dopo di quella cura alternativa non si parla, credo, più. Ma non dimentico quella lezione.
Così oggi parlare di vaccini a un’opinione pubblica intossicata da messaggi virali sui social che tambureggiano inesistenti vantaggi nel non vaccinare bambini e adulti, anche con le migliori intenzioni, è un rischio forte, se non si affronta la questione generale prima di entrare nello specifico vaccino, quello del papilloma, che comunque ha salvato migliaia di vite umane. Tanti avvelenatori di pozzi non aspettavano altro, come si è visto già da pochi minuti dopo la fine della puntata di Report. E il rispetto della scienza e delle strutture che tutelano la nostra salute collettiva sta su un altro livello rispetto alla bega grande o piccola del sistema. E’ una battaglia mondiale, quella contro l’oscurantismo dei No Vax. Non si combatte con le granitiche certezze, che sempre sono destinate a essere incrinate. Ma se ha un senso la lezione di chi ha cambiato il mondo, Pasteur, Sabin e tanti altri, non possiamo tornare all’equivalenza con i guaritori e gli stregoni, scalabili dalla tessera sanitaria