Una gatta e la sua farmacista (Dalla IV all’VIII puntata). Farmacisti punto e a capo – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Una gatta e la sua farmacista – 8

Ciao, capo, che ci fai ancora in giro per casa a quest’ora?  È tardi, devi sbrigarti, dai che ti accompagno alla porta così non rischi di perderti nel tragitto andando avanti e indietro a caccia di tutto quello che ti serve al lavoro e che sistematicamente dimentichi dove lo hai posato.

Ah, se non ci fossi io a mantenere un po’ d’ordine in questa casa! Certo che é proprio una gran fatica, al mattino, accompagna uno di qua, un altro di lá, ricordati le chiavi, il portafoglio, magari anche la testa sul collo, non si sa mai.
Certe volte penso che sia una fortuna che soffri di emicrania, così ogni tanto ti ricordi di avercela una testa. Lo so che tua madre te lo diceva sempre quando ti lamentavi per il dolore e tu ti innervosivi ancora di più, ma, secondo me, aveva ragione lei.
Perché? Te lo spiego subito. L’emicrania é una malattia e come tutte le malattie ti viene e basta. Succede: siamo fatti di carne e sangue, siamo macchine perfette, ma anche fragili, metti in conto che ogni tanto un meccanismo si possa inceppare, qualche pezzetto usurare, un ingranaggio scheggiarsi.
Te lo ricordi? L’uomo é mortale, Socrate é un uomo, Socrate é mortale. Niente di nuovo, niente di originale, niente meno che ovvio.
Ciò che non é ovvio per niente é lo zelo pressante e sistematico con cui voi umani vi dedicate a mettere in difficoltà il vostro fisico. Ogni scusa é buona, ogni motivo valido, ogni giustificazione legittima. Sembra che non vi rendiate conto che avete dei limiti, superati i quali diventa tutto molto incerto e precario.
Guardati dentro e dimmi che non ho ragione, se ne hai il coraggio.
Sei sempre più stanca, ma non sei capace di riposarti, non ne hai il tempo, dici. Ne sei sicura? Arrivi alla sera sfinita, ti fanno male gli occhi, hai mal di testa, dirmi poco e male, all’alba vaghi per la casa come il fantasma dell’opera, se non sei in laboratorio sei in farmacia, e se non sei in farmacia sei al computer, hai anche rinunciato alle ferie perché in questo momento non puoi proprio mollare.
E ti meravigli se in certi momenti ti esplode la testa? Io credo che in realtà  ti meriteresti ben di peggio perché te li  vai proprio a cercare i guai. E guarda che a forza di chiamarli, i guai, prima o poi rispondono.
Ti piace il tuo lavoro, e questo più che un merito é un miracolo, dato che in genere le persone, almeno  una parte di loro, lo subisce per mere necessità economiche; sei piena di idee, e anche questa, sulla carta, é una cosa buona, in un mondo dove spesso le idee scarseggiano e il coraggio di provare a realizzarle latita, ma, per l’amor del cielo, datti una calmata, ti prego.
Impara a dire qualche no (non ti rendi conto di quanto facciano bene, qualche volta: ti permettono qualche pausa rigenerante e ti fanno apprezzare di più. La quadratura del cerchio), soppesa rivaluta e ristabilisci le priorità, organizza e ripartisci con equità le tue energie in modo da ottimizzare il lavoro e non perdere mai di vista gli obiettivi prefissati.
Difficile? Non credo, non ti nascondere dietro un dito, in realtà sei solo spaventata dall’idea di dare una valutazione alle tue scelte e magari essere costretta a rivedere qualche decisione o posizione assunta.
Perché, vedi, é questo il vero fulcro del problema, il vero  e unico mostro da sconfiggere: la paura di dover operare delle scelte, l’ansia di dover selezionare senza nessuna certezza di successo, il dubbio che sia meglio rinunciare a strade che potrebbero non portare da nessuna parte.
Corri corri corri, ma devi scegliere una direzione e devi concentrare le tue forze in quel percorso, o finirai per smarrirti, sfinita, in un mare di insoddisfazione e di aspettative frustrate.
Ce la puoi fare? Ma certo, ci mancherebbe altro, tutti possono farcela.
È dura? Certamente, ma é la vita stessa ad essere difficile. Chi ha mai detto il contrario?
Sai che noia se tutto fosse facile e scontato!
Adesso, da brava, esci di casa e chiudi bene la porta. Non ti preoccupare, stasera mi troverai qui ad aspettarti, ci faremo un sacco di coccole e vedrai che dopo starai sicuramente benissimo

Una gatta e la sua farmacista – 7

Laciatelo  dire, capo, sei un’umana ben strana! Dieci minuti fa eri furibonda, ce l’avevi con tutto il mondo, non ti si poteva neppure venire vicino che mordevi e fulminavi chiunque avesse la sventura di arrivarti a tiro; poi sei passata accanto ad una pila di libri (una delle tante distribuite un po’ dovunque in casa), hai visto un libro che era lì da mesi, l’hai guardato come se lo vedessi per la prima volta e non fosse invece tutto sgualcito e annotato, hai abbandonato tutto quello che stavi facendo e ti sei messa beata a leggerne qualche pagina, neppure contenesse un segreto mistero rivelato che ti ha riconciliato con l’umanità intera.
Adesso, per favore, spiegami: io sarò anche solo una gatta, anche se indubbiamente unica e speciale, ma proprio non capisco che cosa ci trovi in quei tuoi libri astrusi, pieni di tutte quelle parole complicate, pagine e pagine che sfogli certe volte ridendo e certe volte accigliata e curiosa, alla ricerca di chissà quale verità nascosta o consolazione o spiegazione e conforto. Che cosa c’è di così magico in quei cosi che invadono tutte le superfici possibili, pavimenti compresi, che non si possono né toccare né spostare? Beh, lasciamo perdere, é inutile parlare con te di certe cose, quando c’è di mezzo della carta stampata non capisci più niente.
Dai, raccontami che cosa ti é successo, perché eri tanto arrabbiata: contro chi ce la dobbiamo prendere questa volta? Contro chi dobbiamo combattere la prossima guerra?
Fammi capire per bene: c’è stato un grave problema alla piattaforma web  con la quale ordini i farmaci per i tuoi clienti e i tecnici che sono dovuti intervenire per ripristinare il sistema, invece di comunicare semplicemente di essere stati costretti a sospendere determinate funzioni per farne funzionare altre di maggior importanza, hanno prima alterato e poi sospeso queste funzioni senza una parola di spiegazione, aumentando a dismisura il disagio e gettandovi tutti nel panico.
Esattamente  di cosa ti meravigli?  Lo hai scoperto solo adesso che voi umani non sapete proprio comunicare? Sarebbero bastate poche informazioni semplici, essenziali, educate?
Hai detto poco.
Ragioniamoci con calma: poche informazioni, perché quando sono troppe confondono e creano smarrimento. Quante volte anche tu ti dilunghi a dare nozioni complicate e non ti accorgi che il tuo paziente ha perso attenzione, sembra completamente smarrito ed annaspa sommerso da indicazioni che non comprende e non gli servono?
Semplici: ne vogliamo veramente parlare? Solo se conosci veramente bene quello che vuoi dire lo sai dire in modo semplice e chiaro: se hai le idee confuse tu, le tue parole non lo possono essere da meno. Tuttavia, e qui sta l’autentico dramma, non é vero il contrario: la capacità di comunicare é un dono prezioso, che sicuramente va stimolato e coltivato con cura, ma, prima di tutto,  é un dono, un’indole, una predisposizione innata. O ce l’hai o non ce l’hai, e in pochi ce l’hanno.
Essenziali: questo non é più neppure un dramma, é una vera tragedia. Cogliere i dati essenziali di un problema richiede attenzione, intuito, logica, impegno, volontà di ascolto, acutezza, perspicacia. Che cosa vuoi veramente sapere da me? Solo se sai rispondere a questa domanda hai vinto la partita e la tua comunicazione é incisiva ed efficace. Ti sembra facile?
Educate: il tono, il modo, il garbo! Le stesse cose si possono dire in mille modi diversi e saranno questi modi che determineranno la propensione all’ascolto. È più gradito ed ascoltato un no detto bene, con argomenti e intonazione gentile e pacata, che un sí aggressivo, infastidito, saccente.
E, infine, amica mia, non confondere mai il mezzo con i contenuti: hai un bel vantarti di essere tecnologicamente avanzata, sempre aggiornata sulle ultime diavolerie informatiche, smartphone di ultimissima generazione, computer non ne parliamo, adesso anche quel tablet nuovissimo che non posi mai, se non coltivi la testa, se non curi il pensiero, se non ti impegni e non ti eserciti senza risparmio, rimangono oggetti vuoti, inutili, anzi dannosi. Lo hai visto, lo hai toccato con mano anche stavolta.
Vuoi che ti dica una cosa? Alla fine credo che tu abbia ragione: riprendi in mano i tuoi libri, rileggili attentamente e con calma, non smettere di aprirne di nuovi. Hai ancora un sacco di strada da fare, di risposte da trovare, ma, soprattutto, di nuove domande da formulare.
Dai che ti aiuto: tu leggi e io ti faccio le fusa. Siamo o non siamo una squadra perfetta?

Una gatta e la sua farmacista – 6

Allora, capo, lo vuoi capire, sì o no, che se io ti aspetto fuori dalla finestra della tua camera tu non devi andare in cucina, ma devi prima aprire la finestra per farmi entrare? Dai, capo, facciamo così da quando ero una micetta minuscola, ma già molto decisa e carismatica, te lo sei dimenticato?
Tu avevi  deciso che non avresti più voluto pelosi nella tua vita perché ci stavi troppo male quando ti lasciavano; invece io avevo deciso subito che questa sarebbe stata la mia casa e la mia famiglia,  per cui mi sono piazzata sul davanzale esterno della tua camera da letto e ho aspettato. Tuo marito ha ceduto quasi subito (ma cosa ci faccio io agli umani! Va bene che é uno squinternato di prima categoria, però devo riconoscere che se ha ceduto subito al mio fascino, in fondo in fondo tanto malaccio non può essere), mi é bastato guardarlo con i miei occhioni dolci per indurlo a farmi una cuccia con un paio di  pantaloni di velluto morbido morbido. Ti ricordi come ti sei arrabbiata? Sembravi la Paladina del pantalone declassato e vilipeso, la Protettrice dell’indumento abbandonato, il Difensore del velluto umiliato e offeso, poi hai aperto la finestra e sono diventata la signora e padrona della tua vita.
Oggi, però, hai un’aria strana: ti dimentichi del nostro piccolo rito, sei stranamente silenziosa, ti giro fra le gambe facendoti inciampare e non mi sgridi neppure. C’è qualcosa che non va, non sei come al solito.D’accordo, capo, tira fuori il rospo, perché non mi piace quando hai quell’area stralunata. Lo sai che così mi fai preoccupare.
Che cosa? Hai avuto un piccolo incidente mentre lavoravi? E me lo dici così? Ma ti sei fatta male o si é fatto male qualcun altro? Se ci sono stati danni alle cose ci pensiamo con calma, quello che conta veramente é che nessuno si sia fatto male. Ti sei solo spaventata, molto.
Adesso fermati, respira e per prima cosa dai un suono alla tua paura: lo sai benissimo che il silenzio la amplifica e la dilata rendendola incontrollabile. Il suono, la parola, la voce la rendono più concreta, reale, e come tale esce dall’ambito nebuloso della mente per diventare uno stato d’animo delimitato è definito, un banale momento di smarrimento che si può superare più facilmente.
Lasciala fluire liberamente, senza ostacolarla né contrastarla: hai il diritto di essere spaventata, é giusto e naturale, nulla di cui vergognarsi o da nascondere. È un sentimento importante, che ci aiuta a difenderci e che ci serve per salvaguardare la nostra sopravvivenza. Guai se non provassimo paura: sicuramente saremmo molto più imprudenti e correremmo molti più rischi di quanti già non ne corriamo.
Punto secondo: cerchiamo di capire insieme com’è potuto succedere e come evitare che si ripeta. Sai meglio di me che siamo tutti esseri mortali destinati all’errore e che un incidente é sempre dietro l’angolo, ma una cosa é scendere da una scala e appoggiare male un piede, può succedere a tutti e in qualunque momento, e tutto un altro paio di maniche farlo usando delle calzature inadeguate, magari delle ciabatte sformate che scivolano o nelle quali il piede non é ben calzato. Sai benissimo che  in quest’ultimo caso é solo per un colpo di fortuna se finora non é capitato qualcosa di male: é  solo questione di tempo, o, in termini più crudi, una tragedia annunciata.
Non ti azzardare a lamentarti della sfortuna o della ria sorte, non é proprio il caso: ti é andata bene, non ti é successo niente di irreparabile, i guai accadono, gli infortuni pure, fattene una ragione.
Sono sicura che la prossima volta farai certi lavori con più attenzione e più calma e saprai controllare meglio quella maledetta fretta che é la causa principale dei tuoi errori.
Però hai motivo di consolarti: hai applicato subito le procedure corrette e ti sei mossa con rapidità ed efficienza per porre rimedio velocemente alla situazione.
Lo vedi che quando vuoi lo sai che cosa devi fare e ti ricordi tutto per bene?

Una gatta e la sua farmacista – 5

Era ora, capo, finalmente sei tornata. È tutto il giorno che ti aspetto e cominciavo a spazientirmi. Qui tutto bene: sono stata due ore di vedetta alla finestra della cucina e ti posso assicurare che in giardino non abbiamo avuto intrusione di pelosi stranieri. Sono riuscita anche a fare due capatine al limite del balcone (se mi lasciassi la portafinestra aperta potrei fare un numero maggiore di verifiche: dai, ormai é primavera, c’è caldo, non ti senti soffocare a tenere tutto chiuso? Se hai freddo, mettiti una maglia, ma fai entrare questo profumo inebriante di verde novello): tranquilla, é tutto sotto controllo, roditori nessuno,  insetti ancora pochi, emergenza formìche nulla da dichiarare. Io il mio lavoro l’ho fatto e tu con il tuo come sei messa?
Stanca? È normale, anch’io sono stanca, che cosa vuol dire? Speravi di correre tutto il giorno ed essere pronta e pimpante per una serata di follie? Guarda che la primavera non c’entra e neppure l’età, o perlomeno, non del tutto: chi corre tutto il giorno alla sera é stanco, altrimenti invece di un essere vivente, sarebbe una macchina. Sempre ammesso che anche le macchine non si stufino e quando meno te lo aspetti ti piantino in asso, come tu fai esperienza molto spesso.
Dai, capo, adesso smettila di aggirarti e siediti qui, tranquilla, vicino a me, anzi con me sulle ginocchia: lo sai che questo é il momento più bello della giornata? Tu dici sempre che le ore più belle sono le prime del mattino, quando ancora il giorno é lí da venire, gravido di promesse e di speranze, ma io é questo quello che preferisco, quando ci lasciamo la fatica e le difficoltà alle spalle e ci raccontiamo ciò che é successo, ci congratuliamo reciprocamente per i nostri successi e ci consoliamo per i fallimenti.
Ecco, così, da brava, allunga le gambe così mi posso mettere comoda  e adesso parliamo un po’: come stanno i tuoi clienti? Scusami, volevo dire pazienti, lo so che non ti piace chiamarli clienti: pazienti pazienti pazienti, prometto che non sbaglierò più.
Beh, stanno tutti bene? Come dici, ci sono delle cose che proprio non capisci? Solo qualcuna? Io centinaia, se é per questo, e non faccio tutte le storie che fai tu. Adesso non cominciare subito ad adombrarti e spiegami bene che cosa é successo: magari parlandone insieme, con calma, o troviamo una soluzione al tuo problema o ce ne facciamo una ragione e ci mettiamo l’anima in pace.
Dunque: un signore in lá con gli anni (d’accordo, si dice “non più giovanissimo”. Come vuoi tu: non facciamo però un processo ad ogni parola o non ne veniamo più a capo) dopo una grave emorragia interna ha continuato a gestire da solo i farmaci che agiscono sulla coagulazione del sangue e oggi ha rischiato una seconda emorragia.
Beh, perché ti meravigli in questo modo? Lo sai quante volte succede? Cosa c’è di così strano: semplicemente le persone non si rendono conto di quanto i farmaci possano essere pericolosi e che non sono in grado di stabilire da soli le  dosi e quando e come assumerli.
Ah, sono mesi che lo dici a lui e ai suoi figli e sono mesi che ti rispondono che sono perfettamente in grado di cavarsela da soli anche di fronte all’evidenza del contrario. Continui a chiederti che  cosa li renda così sicuri di non aver bisogno di aiuto e così diffidenti verso di voi che glielo volete dare.
Non lo so, capo. Posso solo azzardare delle ipotesi, ma so già che non ti piaceranno.
Comunque: per troppi anni avete mandato alle persone messaggi troppo discordanti e contraddittori, nella guerra fra marchi e generici avete smarrito la priorità del principio attivo e del dosaggio, nella rivalità con i medici si é perduto il senso di collaborazione reciproca, sul campo di battaglia della sopravvivenza é caduta l’identità professionale e di ruolo.
Su, non farne una questione personale e non avvilirti, vedrai che piano piano, una persona alla volta, riuscirai a convincerle che un buon farmacista magari non ti salva la vita, ma può almeno semplificarla notevolmente.
Stai meglio? Te lo avevo detto che affrontare insieme le difficoltà ci fa sentire meno soli e rende l’esistenza più leggera.
Adesso, però, lasciami un po’ tranquilla: la primavera é arrivata e l’invasione di formiche é alle porte. Devo elaborare un piano di difesa per fermare l’assalto alla nostra cucina. Mentre io pianifico, però, tu non stare lì impalata ad aspettare un miracolo dal cielo, datti da fare e pulisci tutto per bene, altrimenti abbiamo già perso la guerra prima ancora di cominciare.

Una gatta e la sua farmacista – 4

Senti, capo, mi sarebbe venuta un’idea. Perché non facciamo anche noi come molti tuoi colleghi  e prepariamo qualche bel video per i nostri clienti e amici? Modestia a parte, io una certa presenza scenica l’avrei e in quanto a personale penso proprio che posso dire la mia, non credi?
Ne ho parlato anche al mio circolo peloso e tranne quella smorfiosa della  gatta di tuo marito, quella Filtri per intenderci, sicuramente invidiosissima, tutti sono stati d’accordo che farei una figura magnifica.
Cosa dici? Non ti piace l’idea? Non ti interessa una comunicazione veloce, efficace, dinamica, facilmente fruibile da tutti, alla portata di tutti, popolare e immediata?
Questa me la devi proprio spiegare: perché noi dobbiamo sempre complicarci la vita? Perché, almeno per una volta, non possiamo fare come tutti, prendere una strada già battuta, rincorrere un successo facile e concreto? Ah, già, a te le cose semplici non piacciono, se tutti vanno di qua tu devi andare per forza di là, a te piace la parola scritta, la sottile magia che si evoca ogni volta che le parole si srotolano sulla pagina e i pensieri, da confusi ed indistinti, diventano prima segno che suono, e costringono i tuoi poveri lettori a un’attenzione impegnativa.
Ma dove vivi? Pensi davvero che il mondo sia come tu lo vuoi? Oggi nessuno vuole fare sforzi inutili, i giovani preferiscono un’informazione rapida semplice, pigi su un tasto l’ascolti  e via, senza tutta quella fatica di leggere una parola dopo l’altra, cercare di capire anche quando usi dei termini meno comuni, entra un messaggio, esce un messaggio, avanti il prossimo, c’è posto e tempo per tutti.
Sai quante nuove persone potremmo raggiungere, quanti mi piace, che fama, che popolarità?
Non ti interessa? E che cosa, di grazia, ti interessa?
Come sei complicata! A te piace costruire piano piano dei legami più profondi, condivisi e partecipi, il tuo impegno nello scrivere e lo sforzo di chi ti legge, la cura con cui scegli le parole e la cortesia di chi le accoglie, il desiderio di rubare una frazione di tempo in più perché ogni cosa non svanisca immediatamente come se non fosse mai esistita. Le parole servono per far emergere i pensieri, costruire i ragionamenti, articolare le argomentazioni: senza parole l’animo é imprigionato in un silenzio senza futuro.
Va bene, capo, ho capito: il tuo lavoro non é per tutti, lo posso anche capire.
Fai solo quello in cui credi e nel modo che ritieni giusto, e anche questo ha una sua logica.
Ma, qualche volta, potresti scendere a qualche piccolo compromesso, cosa ne dici?
Che bisogno c’era, ad esempio, di sconvolgere quel povero ragazzo che é venuto accompagnato dalla mamma per chiederti un ricostituente che lo aiutasse a imparare meglio e più in fretta? In fondo che cosa ha fatto di male a cercare un aiutino per cercare di non farsi bocciare?
Li hai fatti sedere, con calma, madre e figlio, e li hai travolti con le tue idee strampalate sull’importanza di non inseguire un voto, che non significa niente o veramente molto poco, ma di rincorrere una curiosità, un interesse, un bisogno di comprendere più intimo e profondo.
Hai visto come ti guardavano? Avrebbero semplicemente voluto un rimedio che desse loro l’illusione di una soluzione qualunque, magari qualcosa di innocuo con effetto placebo, la pillola magica che risolve tutti i problemi, che fa ricordare quello che non si é studiato né tantomeno capito, giusto il tempo di un compito in classe o di un’ultima interrogazione.
Ma tu no, tu non fai queste cose, tu li intrattieni per un’ora spiegando che le scorciatoie non esistono, né le pillole magiche, né i miracoli usa e getta.
Li hai convinti? Naturalmente no.
Sono usciti confusi e sconcertati e sono andati difilato in un’altra farmacia dove hanno comprato quello che stavano cercando e che tu non gli hai dato. E ne sono rimasti sicuramente molto più soddisfatti.
Che cosa c’è di male in tutto questo? Era così difficile accontentarli?
Lasciamo perdere, tanto parlare con te di certi argomenti é come parlare al vento.
Torniamo a questioni più serie: allora, che ne dici, mi fai fare dei video? A me piacerebbe moltissimo e potrei fare veramente faville. Vedrai, proporrò a tutti un sacco di rimedi miracolosi, anche per le pene d’amore se occorre, così tu diventi ricca, io una star acclamata, e tutti  finalmente vivranno felici e contenti

Una gatta e la sua farmacista 3

Una gatta e la sua farmacista II

Una gatta e la sua farmacista

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