FARMACI e DPC: quello che LE IENE DICONO (Soprattutto quello di cui non parlano)

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COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO FOFI FEDERFARMA ASSOFARM SIFO  

In merito alla trasmissione delle Iene del 12 aprile, dedicata alla distribuzione diretta e per conto dei medicinali rimborsati dal Servizio sanitario, FOFI, Federfarma, ASSOFARM e SIFO ritengono indispensabili alcune precisazioni.

Non si considera in alcun punto del servizio il fatto dall’inizio dell’anno, in seno al tavolo sulla farmaceutica convocato dai Ministeri dello Sviluppo economico e della Salute è stato costituito un gruppo di lavoro che si occupa dell’analisi e delle criticità sulla spesa farmaceutica “diretta e per conto”  cui partecipano tutte le componenti della filiera del farmaco. Non è vero, quindi, che la materia sia più o meno artatamente posta in secondo piano per favorire gli interessi di qualcuno. Anzi: si è voluto metterla al centro di un esame approfondito e a tutto campo, che renda ragione anche di difformità nell’organizzazione e nel costo dei servizi stessi.
In assenza di una ricognizione di questo tipo risulta arduo definire un costo standard per un servizio complesso come la distribuzione del farmaco, con qualsiasi modalità la si voglia svolgere. Quindi le cifre fornite per la realtà dell’ASL di Imperia non possono essere direttamente generalizzate a situazioni differenti per organizzazione e logistica. Tantomeno, quindi, si possono ipotizzare risparmi a livello nazionale partendo da questo dato. Manca peraltro nell’illustrazione della situazione fatta dal servizio qualsiasi considerazione sui costi sopportati dal cittadino per recarsi nei punti di distribuzione, in termini economici e di tempo; anche in questo caso occorre considerare che non tutte le situazioni si prestano a un servizio centralizzato: un conto è il piccolo centro, un altro la città metropolitana, per limitarsi all’esempio più immediato.  Ed è proprio in considerazione dei costi e dei disagi che possono gravare sui cittadini che è stata avviata la distribuzione per conto attraverso le farmacie di comunità.

Non è corretto definire “una scatola” il farmaco, così come dire che le farmacie agiscono “come un corriere” nel caso della distribuzione per conto. Dimenticare la radicale differenza tra i beni di consumo e i farmaci significa porsi al di fuori di qualsiasi logica sanitaria e di tutela della salute. Questa linea di pensiero apre la strada all’affidamento dei medicinali a personale non qualificato che non è in grado di svolgere quelle prestazioni che salvaguardano la sicurezza del paziente: dalla verifica della prescrizione al controllo dell’integrità del medicinale, per non parlare delle ulteriori prestazioni a supporto dell’aderenza alla terapia e di farmacovigilanza previste anche nei nuovi Livelli essenziali di assistenza. Le immagini dei vaccini trasportati al caldo sul sedile del passeggero da parte di alcuni corrieri, diffuse anch’esse in televisione, dovrebbero far riflettere. Sicuramente l’opera di un fattorino, con tutto il dovuto rispetto, può “costare” meno di quella di un farmacista, ma speriamo che nessuno possa considerarle sovrapponibili ai fini della tutela della salute dei cittadini.

Un altro aspetto della distribuzione diretta di cui si sottovalutano le implicazioni è che spesso, nel caso delle patologie croniche, al paziente viene fornita una quantità di farmaci sufficiente a diversi mesi di trattamento. Questa pratica può determinare sprechi, nel caso che nel frattempo il medico decida di cambiare terapia, e allunga spesso eccessivamente l’intervallo tra un contatto e l’altro tra il paziente e i professionisti della salute che l’hanno in carico, con tutte le conseguenze del caso. Sembra si ignori la frequenza con cui il paziente si rivolge al farmacista perché sono sorti dei dubbi sull’uso del farmaco, o perché è intervenuta qualche circostanza che lo preoccupa, dalla dose dimenticata a qualche effetto inaspettato. Dovrebbe chiamare l’ASL? Prendere l’auto e recarsi in ospedale?

Nel servizio sono poi presenti alcune imprecisioni che inducono a pensare che sarebbe occorsa una maggiore riflessione. Le farmacie comunali, per esempio, non dipendono dalle ASL, come detto nel servizio, ma appunto dal Comune e nulla hanno a che fare con la distribuzione diretta. La spesa farmaceutica italiana, peraltro allineata a quella degli altri paesi europei, non cresce per chissà quale gestione irrazionale della distribuzione, ma per l’impatto delle malattie croniche e per l’arrivo dei medicinali innovativi.

Infine, tra i costi di un ricorso totale ed esclusivo alla distribuzione diretta non si mette in conto che questo comporterebbe la disgregazione dell’attuale rete delle farmacie di comunità. Una rete di presidi sanitari, ai quali si può accedere in qualsiasi momento, sicuri di trovare un professionista della salute preparato e competente al servizio del cittadino. A proposito di spese e risparmi, il Paese può permettersi questa desertificazione del territorio?

Niente è più importante del diritto di cronaca ma di cronaca deve trattarsi, non dell’enfatizzazione di dati particolari al fine di sostenere una tesi costruita a priori. Il tema della spesa farmaceutica e ancor di più quello dell’accesso al farmaco, non ammettono semplificazioni, particolarmente utili per fare un titolo a effetto ma inutili a migliorare l’assistenza ai cittadini e i conti dello Stato.