1000 euro all’anno a persona: ecco quanto TI COSTA la corruzione nella SANITA’

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Appalti irregolari per un totale di 3,4 miliardi (valore triplicato rispetto al 2015) scoperti dalla Guardia di Finanza. Nell’ultimo anno un quarto delle aziende sanitarie ha registrato episodi di corruzione, non sempre affrontati con efficacia e tempestività. Il settore più a rischio, secondo i responsabili anticorruzione delle strutture sanitarie, sono acquisti e forniture, liste d’attesa – 40,5% – e assunzione del personale. E non è tutto: il 51,7% delle aziende sanitarie non ha piani anticorruzione adeguati, e il 6% delle spese correnti annue del SSN si stimano siano corruzione  e sprechi.

Un quadro tutt’altro che rassicurante del nostro Sistema Sanitario Nazionale è emerso nel corso del convegno “Curiamo la corruzione” di scena a Roma.

 

Questi dati vanno ad aggiungersi a quanto emerso dal rapporto “Corruzione e sprechi in sanità”, stilato nel 2016 da Transparency International Italia in partnership con Censis, Ispe-Sanità e Rissc, che aveva fatto emergere un dato tra tutti: ogni anno la corruzione nella Sanità sottrae 6 mld alla cura delle persone malate e alla ricerca, rendendo il SSN inaccessibile a una quota sempre più alta di persone. Un sistema malato in cui risulta coinvolta un Asl su tre. Se includessimo anche sprechi e inefficienze, secondo il senso più ampio di corruzione, il conto salirebbe presto ad oltre 23 miliardi di euro.

La domanda sorge spontanea, nelle tasche di chi finiscono questi soldi? Volendo utilizzare il dato in rapporto al numero dei clinici presenti in Italia, possiamo stimare che ogni medico elude lo stato per circa 60 mila euro all’anno?

La sanità è da sempre un terreno che interessa una mole notevole di risorse pubbliche investite, pari a circa 110 miliardi di euro l’anno, e per questo oggetto di frodi e corruzioni. Anche la percezione dell’opinione pubblica non è positiva. Il 40 per cento degli Italiani– contro il 30 per cento della media UE – ritiene che la corruzione sia diffusa tra coloro che lavorano nel settore della salute pubblica. Secondo una recente indagine CENSIS, il 28.8% degli italiani vorrebbe una comunicazione trasparente dei costi e delle prestazioni del welfare per poter confrontare le spese e limitare gli sprechi.

 

“Un possibile rimedio al fenomeno potrebbe essere il Secondo Pilastro Sanitario – evidenzia  Marco Vecchietti, Consigliere Delegato RBM Assicurazione Salute – che potrebbe essere una soluzione per recuperare queste somme. Le Forme Sanitarie Integrative possono intervenire contro l’evasione, la corruzione e gli sprechi su due canali: tramite la diversificazione delle liste di attesa, che andrebbero a pesare non più solo sul binario pubblico ma che verrebbero integrate dalle strutture private, escludendo i casi in cui il cittadino si trova costretto a ricorrere a metodi alternativi per poter accedere alle prestazioni. Dall’altro lato, il sistema delle assicurazioni richiede una tracciabilità dei percorsi molto più stretta, come ad esempio l’obbligo di presentare fattura una fattura per ottenere il rimborso della prestazione. Il costo banale di una mancata fattura va a alimentare questo buco nero di corruzione. In questo modo si arriverebbe alla copertura di poco meno della metà della spesa sanitaria pagata di tasca propria dai cittadini.”

 

Vecchietti ribadisce anche che sul panorama europeo l’Italia si trova in notevole ritardo europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria e sul fronte della capacità di risposta del Sistema Sanitario ai bisogni di salute:”L’utilizzo non ottimale delle risorse non può che peggiorare la situazione – dichiara -. La Sanità Integrativa può essere un’opportunità positiva non solo per il cittadino, che avrebbe così la possibilità di scegliere e di evitare compromessi inaccettabili, ma anche per il sistema. Attraverso le polizze sanitarie individuali, l’accesso alle cure potrebbe essere garantito per tutti senza bisogno di “favori” e ridistribuendo in modo più efficiente il flusso dei pazienti con impatti positivi anche sulle liste di attesa e sulla stessa fruibilità delle cure”.