Una gatta e la sua farmacista. Farmacisti punto e a capo – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Ebbene sì, sono diventata famosa.
La mia umana qualche sera fa è tornata a casa e mi ha raccontato che un suo cliente è entrato in farmacia e, prima ancora di esporle il suo problema, le ha chiesto come stavo io. Ci pensate? È vero, modestia a parte, sono una gatta veramente speciale! Tutta tigrata e con un pelo morbido morbido, forse appena un po’ in carne, simpatica e carismatica, volete altro?
Allora, vi dicevo, una sera il mio capo (la chiamo così perché è la mia umana di riferimento, e poi, paturnie a parte, è lei quella di cui mi fido di più) é tornata a casa, mi ha fatto un grattino sulla testa e mi ha detto questa cosa qui, che stavo diventando famosa, insomma; poi, sempre cercando di rabbonirmi, mi ha comunicato che se ne va via per tre giorni, per lavoro ha specificato, come se questo la giustificasse e la assolvesse. Ma, dico io, devi proprio stare via per tre giorni? Non puoi fare come tutti? Prendi la macchina e parti, fai le tue cose e poi torni subito a casa che qui abbiamo bisogno di te: non ci puoi abbandonare sempre così, ti rendi conto che con la scusa del lavoro non ci sei mai?
E per quale lavoro, poi! Fai la farmacista, mica chissà che.
Ieri ho conosciuto Nerone, che é amico del fratello di un amico del gatto di un altro farmacista e mi ha confermato un sospetto che avevo già: sei tu che sei tutta strana, capo, che vuoi salvare il mondo a tutti i costi, sempre pronta a sposare le cause più peregrine e a combattere le guerre più strampalate. Lo so che ti senti a metà fra la Pasionaria e la Florence Nightingale dei farmacisti, ma ce n’è proprio bisogno? Non puoi stare buona e tranquilla a fare il tuo lavoretto con dignità? Vendi tante belle scatoline colorate, distribuisci in giro carinerie e buone parole, e torni da noi con tanti croccantini per tutti. Non può essere tanto difficile, non credi?
Poi ti succede come quella volta in treno in cui hai incontrato quella signora tanto carina a cui hai parlato entusiasta del tuo lavoro sull’aderenza terapeutica, di come vi prendete cura dei pazienti cronici sistemando tutti i loro farmaci, in modo che debbano solo aprire il contenitore e ingerirli,  e lei bella bella ti dice che anche i suoi genitori debbono assumere molte medicine ogni giorno, ma non sbagliano mai, anzi si arrangiano benissimo da soli. E quando tu (che, diciamocelo, quando vuoi sei una gran rompiscatole)  dopo averla fatta chiacchierare per un po’, hai scoperto che il padre era appena stato ricoverato per l’ennesima volta a causa del diabete sempre scompensato e che la madre, che ha il morbo di Parkinson, non riesce a dividere le compresse come ha indicato il medico, hai fatto notare che é esattamente questo a cui serve un farmacista, a fare in modo che le persone non abbiano difficoltà a seguire le indicazioni del medico, lei ti ha guardato perplessa e ha commentato poco convinta che non hanno bisogno di nessun farmacista, che, se proprio proprio ce ne fosse bisogno, ci pensa lei, ci pensa, che tanto ormai é quasi meglio di un medico, e di sicuro meglio di un qualsiasi farmacista.
Sei tornata a casa avvilita e mi hai tormentato la vita chiedendomi mille volte in che cosa avete sbagliato per essere considerati così poco: cosa vuoi che ne sappia io, in fondo sono solo una gatta di periferia, non ho tutte le risposte che chiedi. Però un’opinione in merito ce l’avrei:  mi sembra che molte persone non si rendano  conto che le medicine non sono caramelle e che una in più o una in meno  possono fare la differenza fra stare bene o stare male. Lo so che a me questa cosa continui a ripeterla e mi fai una testa così  ogni santo giorno, ma agli altri lo dici? E i tuoi colleghi, e i medici, lo dicono sempre anche loro?
Te lo ricordi quel tizio che quella volta ti chiese un farmaco senza la necessaria ricetta del medico e al quale spiegasti che non potevi darglielo perché era pericoloso assumerlo a caso, te lo ricordi che cosa ti disse? “Non entrerò mai più in questa farmacia perché sembra che qui vendiate solo veleni”. Te lo ricordi? Ecco, secondo me, non avete spiegato abbastanza alle persone che i farmaci presi male sono veleni e non danno i benefici sperati.
Adesso smettiamola con queste chiacchiere. Cosa credi, che non mi sia accorta che stai cercando di distrarmi dal pensiero che ci abbandoni per tre giorni? Non sono mica nata ieri, io. Cerca di tornare a casa in fretta che con tutto quello che c’è da fare non avresti proprio il tempo di andare in giro a fare chissà che cosa. Mentre tu ti fai tre giorni di vacanza noi dobbiamo lavorare, noi, non dimenticartelo

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