Ascetici o ortodossi, ma in realtà, i titolari di PARAFARMACIA sanno cosa vogliono?

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Duri e puri. Ascetici e ortodossi.

Ma in realtà, i titolari di parafarmacia, si può sapere cosa vogliono?

Allora, facciamo bene i conti così nessuno si offende. C’è una federazione, nazionale, che chiede a ogni piè sospinto la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, altrimenti la pena sarà la chiusure delle para.

Poi ci sono quelli che si definiscono, appunto, puri (cioè titolari della sola parafarmacia e non partecipanti vincenti al concorso straordinario per l’apertura della farmacia) che vorrebbero una maggiore valutazione della professionalità del farmacista.

Bene, nella letteratura della politica italiana (unica al mondo ad un vocabolario talmente tanto grande da essere distribuito in volumi e con comode rate) significa: condono.

Se ho un appezzamento di terreno agricolo e voglio costruirci una casa, devo fare tante domande e attenermi a degli schemi ben precisi: non posso iniziare a costruire e poi chiedere il condono (che se mi va bene praticamente lo scarico anche dalle tasse).

Invece, non me ne vogliano i titolari di parafarmacia, questo è.

In ultimo, pongo un quesito, potreste alzare la mano se vi chiedessi: quando avete pensato di aprire la vostra parafarmacia davvero non avete sperato nel “condono”?

Rispondete con tranquillità ma siate seri. Soprattutto con voi stessi.

PS: sono già cinque anni che esistono farmacie che hanno la pasticceria nello stesso locale. Anche farmacie dove si prende l’aperitivo.

PS: lo dico a me stesso, Internet non perdona.

Ralph Rosario Coluccino