Sofosbuvir: non è più reato importarlo dall’India – Ecco la sentenza del riesame di ROMA che cambia la storia della filiera del FARMACO

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Malato di epatite C si fa arrivare i medicinali dall’India, gli vengono bloccati e poi rilasciati: una sentenza che potrebbe cambiare la filiera del farmaco in Italia.

Veniamo ai fatti.

E’ il 2014 quando a Roberto Orazio Del Bo, all’ospedale Maggiore di Milano, diagnosticano l’Epatite C; nessun particolare patema, la malattia è allo stadio iniziale e non è preoccupante. Nel giro di 24 mesi, tuttavia, Del Bo ha un tracollo fisico (così racconta a La Stampa): «Ero talmente stanco e debilitato che mi addormentavo al rosso di un semaforo».

Torna in ospedale e gli prescrivono la terapia di Sofosbuvir che in dodici settimane eradica il virus. Costo dell’operazione 74mila euro. In Italia viene rimborsata ma solo per chi è all’ultimo stadio della malattia.

Del Bo non si arrende e si fa spedire i medicinali da un sito indiano dove la Gilead (proprietaria del brevetto) vende l’intera dose per la cura a 700 euro. Ma il pacco è bloccato alla dogana dell’aeroporto di Ciampino: “Immissione nel territorio italiano di medicinali privi della relativa autorizzazione”, così motiva il magistrato citando una legge del 2006: per Del Bo il rischio di una condanna che va da sei mesi ad un anno di reclusione e una ammenda di 100mila euro. Ma Roberto non si dà per vinto e in India ci va per farsi curare e nel frattempo presenta ricorso al Riesame.

Ecco cosa scrive il giudice: «Il reato è solo quello di chi importa medicinali senza autorizzazione per metterli in commercio, non per chi ne fa uso personale».

Sequestro annullato e sentenza che farà giurisprudenza.