Domenica mattina – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

2
204
Print Friendly, PDF & Email

La domenica mattina è dedicata al piacere/dramma di scrivere questo blog.
Prima, però, devo sperticarmi in un elogio senza ritegno del mondo tecnologico in cui viviamo.
Già non sono mai stata una di quelle persone che rimpiangeva  i sani e buoni tempi passati in cui tutto aveva il sapore del sudore e dell’olio di gomito: dopo due giorni con poca (pochissima) energia elettrica la mia adorazione per gli elettrodomestici in genere, con punte di autentica venerazione per lavastoviglie, lavatrici, forni e frullatori vari, sta toccando vette difficilmente immaginabili. Ormai diamo talmente per scontato tutte queste meraviglie che ogni piccola cosa ti manda in crisi: dalla più banale, come accendere un fornello non possedendo né accendini né fiammiferi, alla più complicata, una montagna di bucato da lavare e nessuna lavatrice a disposizione. E il tanto odiato ferro da stiro? È incredibile come diventi indispensabile non appena non lo puoi utilizzare: quegli stessi indumenti che ti sembravano perfetti anche con qualche piega e qualche grinza qua e là, improvvisamente ti sembrano immettibili, uguali uguali a degli stracci per pulire i pavimenti.
“Dai, alzati, su. Non senti la radio accesa? È ora di alzarsi: non sei stufa di stare a letto?”
“Pallo, smettila, lasciami in pace. Ho dormito poco e male. Non mi va di alzarmi. È domenica, ho freddo, voglio rimanere qui ancora un po’ ”
“Macché freddo e freddo: si sta benissimo. Non senti la radio: sei tu che l’hai voluta a tutti i costi. Vuol dire che ti volevi alzare alla solita ora. Anzi, é tardi e io ho fame”
“Pallo, sei una gran rompiscatole, levati subito dal mio stomaco perché pesi una tonnellata. Anzi no, rimani, almeno mi scaldi un po’, ma lascia stare i grattini  con le unghie, tanto non mi alzo, ho freddo freddo freddo.”
“E io ho fame: l’ora della colazione é passata da un pezzo. E se non mangio im-me-dia-ta-men-te non ho più energia per scaldarti. Se anche tu mangiassi di più non avresti sempre così freddo. Dai, andiamo in cucina: per me doppia dose,perché mi hai fatto aspettare tanto, e per te una tazza enorme di té bollente e cornetto caldo, così la smetti di lamentarti.”
Fai presto a parlare, tu: con quella pelliccia foltissima che ti ritrovi non hai certo problemi. Ne riparliamo a luglio, quando verrai ad elemosinare una mattonella fresca. E poi che mi alzo a fare? Il forno non ha corrente e accendere il fornello é una tragedia. Io da qui non mi muovo: ho troppo freddo.”
Già, ho freddo, ho veramente freddo, sono congelata. Ma perche? Come mai? Cos’altro é successo? L’impianto di riscaldamento ha una linea elettrica autonoma che funziona perfettamente.
Però, aspetta, ieri sera avevo un po’ freddo, ma era solo perché non potevo usare il mio adorato termoforo. La casa era calda, ne sono sicura. Io ho sempre freddo quando sono stanca, non é una novità, e ieri sera ero proprio sfinita.
Ho il naso gelato e la testa raggelata da un sospetto atroce che non oso neppure formulare a parole.
Agguanto lo scialle da nonnina ottuagenaria, mi intabarro come neppure in piena Siberia a gennaio, e constato con raccapriccio che i termosifoni sono morti, defunti, desolatamente sconsolatamente drammaticamente privi di una qualunque parvenza di calore. A questo non posso sopravvivere.
Devo scrivere il blog, sono già in ritardo, le poche idee raccolte durante la settimana sono intrappolate nel blocco di ghiaccio che rattrappisce la mia mano. Sono sicura che sto per morire assiderata nel tentativo estremo di fare il mio dovere.
Mi sento un’eroina, tipo personaggio di un’epopea ottocentesca. Ormai sto delirando, non c’è dubbio.
“Che ci fai conciata a quel modo? A che punto sei con il blog? Lo sai che ore sono? Non lo hai ancora finito? Guarda che i tuoi lettori si stufano ad aspettarti: ogni domenica fai più tardi…”
Eccolo lì, pigiama leggero, piedi scalzi, barba e capelli alla Gesù Cristo redivivo, appena alzato dal letto, il sarcasmo come stile di vita. Mio figlio
“Non hai freddo? Cosa ci fai a piedi nudi? Smettila di mettermi ansia: più me lo chiedi e meno idee mi vengono. Non potresti occuparti del riscaldamento?”
“Vorresti dirmi che se si riscalda la casa finisci di scrivere? Non ci credo, anzi, secondo me,il freddo ti fa bene, e poi dov’è tutto questo freddo. Se la solita esagerata. Hai deciso almeno come va a finire?”
“Come faccio a saperlo? Lo scopro anch’io alla fine, e adesso ho talmente freddo che non riesco a ragionare. Non puoi fare qualcosa?”
Va, preme dei tasti a caso, impone le mani, e il miracolo si compie. La casa torna a riscaldarsi.
“Che cosa hai fatto? Come ci sei riuscito?”
“Non ne ho idea, mi lascio ispirare dai vari pulsanti e lo scopro anch’io solo alla fine.”
Figli, e hai detto tutto

Sabato mattina

Venerdi Mattina

Mercoledì pomeriggio

Martedì pomeriggio

Martedì mattina

Lunedì pomeriggio

Lunedì, la mattina