Sanità, Italia 22esima in Europa. Tagliati negli ultimi 5 anni oltre il 9% dei posti letto

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“L’avvio di un Secondo Pilastro Sanitario non può continuare ad essere considerato un tema relativo al Welfare contrattuale, ma va valutato come una garanzia fondamentale per garantire il mantenimento della sostenibilità sociale del Sistema Sanitario del Nostro Paese”. A parlare così è Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute, da tempo occupato a portare avanti la sua “crociata” della Compagnia a supporto del Servizio Sanitario Nazionale, commentando i risultati dell’indagine annuale di Health Consumer Powerhouse. Secondo l’indagine EHCI 2016 – che si basa sull’analisi di 6 aree (Diritti dei pazienti e informazione, accesso alle cure, risultati trattamenti, gamma servizi, prevenzione e l’uso di prodotti farmaceutici) valorizzate in base ai dati statistici sanitari ufficiali ed alle valutazioni dei cittadini – la Sanità Italiana si posiziona al 22° posto in Europa lontana non solo da Paesi Bassi, Svizzera e Norvegia che si collocano sul podio, ma anche dai Paesi tradizionalmente adottati a confronto come la Germania (settima), la Francia (undicesima) ed il Regno Unito (quindicesimo).

 

A confermare questo quadro poco lusinghiero per il nostro Paese anche il 14esimo Rapporto Annuale “Ospedali & Salute” del 2016 Ermeneia e AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) che evidenzia come nel nostro Paese stia crescendo costantemente il numero di cittadini che rinunciano alle cure per effetto di un trend che combina la progressiva riduzione dei servizi sanitari effettivamente accessibili per i cittadini con il costante incremento costante dei costi per le cure a carico delle famiglie. Dal 2009 al 2014, sottolinea il rapporto, è stato tagliato il 9,2% dei posti letto e il 26% degli italiani si è trovato costretto, prevalentemente per motivi economici, a rinviare o a differire le cure di cui aveva bisogno.

 

“L’Italia investe molto meno in sanità rispetto agli altri Paesi del G7 – sottolinea Vecchietti -. È necessario programmare quanto prima una manutenzione straordinaria del sistema sanitario per migliorare i servizi e garantire nuovi investimenti. Anche per questo è fondamentale preparare un percorso credibile per l’avvio di un Secondo Pilastro Sanitario che, governando la spesa sanitaria privata, possa alleggerirne il carico per le famiglie urne re-immettere, contestualmente, nuova linfa (finanziaria) nel sistema.”

 

Ancora l’indagine EHCI pone l’accento sul tema delle disuguaglianze territoriali che colpiscono il nostro Paese: “L’Italia – si legge – ha la più grande differenza di reddito pro capite tra le proprie Regioni rispetto a qualsiasi altro Paese europeo. Il PIL della Regione più povera è solo 1/3 di quello della Lombardia (la più ricca). Anche se in teoria l’intero sistema sanitario opera sotto un Ministero centrale della Salute, il punteggio dell’Italia è un mix tra il verde (livello alto) da Roma in su e il rosso (livello più basso) per le regioni meridionali e per questo su molti indicatori i punteggi sono gialli”.

 

“Va da sé – aggiunge Vecchietti – che l’eccellenza delle cure é troppo dipendente dalla capacità dei cittadini di permettersi la Sanità Privata come supplemento alla Sanità Pubblica. Occorre lavorare quindi alla costruzione di un Secondo Pilastro Sanitario aperto su base regionale che integri i Livelli Essenziali di Assistenza del Sistema Sanitario Regionale garantendo una protezione aggiuntiva per tutti i cittadini senza distinzioni di attività lavorativa, reddito, condizione sociale (lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti, P.IVA, studenti, casalinghe etc)”.
In proposito torna di grande attualità il “Manifesto per un Secondo Pilastro Sanitario” che RBM Assicurazione Salute aveva presentato mesi al Forum della Sostenibilità del Sistema Sanitario alla Leopolda di Firenze che si poneva l’obiettivo di garantire il recupero nelle casse del Servizio Sanitario Nazionale di oltre 15 miliardi di euro di risorse aggiuntive portando il Fondo Sanitario Nazionale alla cifra record di 128 miliardi di euro.

 

I sette punti strategici del Manifesto per garantire al Servizio Sanitario Nazionale un recupero in termini di sostenibilità ed efficienza:

 

  • Recuperare la «governance» da parte del SSN della spesa sanitaria privata dei cittadini

 

  • Garantire il risparmio per i cittadini, gestendo attraverso l’intermediazione assicurativa di almeno il 50% della spesa sanitaria privata che attualmente grava sui redditi delle famiglie

 

  • Contenere i costi della sanità privata attraverso la negoziazione accentrata delle tariffe con le strutture da parte delle Forme Sanitarie Integrative (Fondi Sanitari, Compagnie di Assicurazione, Casse di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso)

 

  • Ridurre il fenomeno della rinuncia alle cure per motivi economici ed ottimizzazione delle Liste di Attesa con incremento accessibilità alle cure

 

  • Migliorare la salute dei cittadini in quanto le Forme Sanitarie Integrative (Fondi Sanitari, Compagnie di Assicurazione, Casse di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso) sono in grado di garantire un flusso continuativo e costante di alimentazione per Protocolli di Prevenzioni contro le Malattie Croniche Non Trasmissibili a favore della popolazione assistita, con un risparmio potenziale per l’intero sistema sanitario di oltre 8 miliardi nei prossimi 20 anni

 

  • Contrastare l’elusione fiscale in sanità (oltre 2 miliardi tra specialistica e badanti) attraverso in quanto per ottenere il rimborso da una Forma Sanitaria Integrativa (Fondo Sanitario, Compagnia di Assicurazione, Cassa di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso) è necessario presentare la fattura della spesa sostenuta

 

  • Incrementare l’occupazione attraverso il finanziamento delle spese socio sanitarie e socio assistenziali da parte delle Forme Sanitarie Integrative (Fondi Sanitari, Compagnie di Assicurazione, Casse di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso), in quanto la necessità di regolarizzare i rapporti di lavoro per ottenere il rimborso delle prestazioni consente di realizzare tra i 500mila e gli 800mila nuovi posti di lavoro.