Giovedì pomeriggio. Farmacisti punto e a capo – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Nell’intervallo  del pranzo, mentre mangio velocemente qualcosa, rispondo alle e-mail e compilo liste su liste di cose ancora da fare, lasciate indietro, accantonate per tempi più tranquilli (?!?), decido di dare una scorsa ai quotidiani, giusto per rimanere in contatto con quello che succede nel mondo.
Mi cade l’occhio su un articolo molto interessante che affronta lo spinosissimo tema del linguaggio dei politici e della loro tendenza sempre maggiore al turpiloquio e agli insulti reciproci. Si confrontano due giornalisti con due opinioni opposte: uno sostiene che é un malcostume che rispecchia la realtà, l’altro invece ritiene la cosa inaccettabile da parte di personaggi pubblici e sostiene che saremmo dovuti intervenire pesantemente per bloccare il fenomeno quando era ancora agli inizi.
Noi svolgiamo una professione tutto il giorno a contatto con il pubblico più svariato e viviamo costantemente il problema di una comunicazione difficile, complicata da un patrimonio linguistico che diventa ogni giorno più povero e dove abbiamo perso quasi del tutto la capacità non solo di argomentare razionalmente, ma anche semplicemente di ascoltare.
“Le parole le sceglie chi parla, il significato chi ascolta”: é proprio vero?
Prima é entrata una signora molto bella, elegante e ha chiesto espressamente di me. Mi ha mostrato una chiazzetta rosata, irregolare, su una guancia. Voleva un rimedio per farla sparire, subito, all’istante, qualunque cosa, cortisone antibiotico antimicotico anzitutto che le cancellasse ciò che deturpava tanta armonia.
L’ho guardata e riguardata, ma non avevo la più pallida idea di che cosa potesse essere per cui ho cominciato a spiegarle che non potevo darle nulla dal momento che non sapevo di che cosa si trattasse. È iniziato uno dei dialoghi più surreali al quale avessi mai partecipato: mentre la signora mi elencava tutta una serie di farmaci e prodotti che aveva già provato, scelti del tutto a caso su consiglio di amiche parenti estetiste e tuttologi di turno, io mi sbracciavo ad esortarla a rivolgersi ad uno specialista, senza fare assolutamente più niente senza prima aver sentito il parere di un esperto. Più io insistevo che non facesse più nulla, più lei mi citava le opinioni più disparate.
Ad un certo punto, stremata, ho pensato di ricorrere ad un esempio che ritenevo potesse essere illuminante: se le si fosse rotta la lavatrice non le sembra che la scelta più opportuna sarebbe stata quella di rivolgersi direttamente ad un tecnico specializzato?
Non l’avessi mai detto!
La signora perde ogni ritegno e mi aggredisce malamente facendomi presente che lei non é una lavatrice e che non era mai stata insultata in modo più pesante: che razza di farmacista sono se tratto le persone come macchine? Se non sono in grado di darle un semplice consiglio, lo dica subito: lei non ha tempo da perdere con degli incompetenti che offendono le persone che si rivolgono loro, che mi denuncerà all’Ordine professionale, all’avvocato, al giudice, al Padre Eterno in persona…….
Rimango talmente stupefatta dalla reazione che sul momento non riesco neppure a spiccicare parola: provo poi a replicare con calma che non era  assolutamente mia intenzione mancarle di rispetto, volevo farle solo un esempio per spiegarle l’importanza di consultare subito la persona più qualificata per trovare una soluzione al suo problema, nel suo caso un dermatologo. Bisogna lasciar fare ad ognuno il proprio lavoro, senza attribuirsi  competenze che non si hanno.
Ormai non ci sono argomenti che tengano: la situazione é talmente degenerata che non c’è modo di fermarla. Mi sta attribuendo affermazioni che non mi sono mai sognata di fare e si rivolge a tutti i presenti a supporto della sua posizione.
Quando un signore un po’ timoroso prova a difendermi sostenendo che effettivamente non ho mai detto nulla di quanto lei sembra aver capito, se ne va sbattendo la porta, insieme a tutta una fantasia di  generiche minacce che continuano ad aleggiare confuse.
D’accordo, andiamo avanti. La giornata é ancora lunga