Farmacisti punto e a capo. Sabato Mattina – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Lo prometto solennemente: da quest’anno il sabato mattina non lavoro più. Basta. Sono vecchia, stanca, durante la settimana corro come una trottola, le ore che passo in farmacia non si contano, il sabato di riposo me lo merito.
Potrei destinarlo a fare tutto quel lavoro di ricerca e di organizzazione che lascio sempre indietro, però la burocrazia no, quella non il sabato, pietà. E allora quando? Facciamo così: un’ora la dedico alle scartoffie varie, il resto a quello che mi interessa di più: ho in mente tutta una serie di progetti che aspettano solo di essere realizzati……
Potrei anticipare la stesura del blog, così evito il panico della domenica, però devo ancora rispondere ad un sacco di persone che mi hanno posto i quesiti più disparati; ci sarebbero dei colleghi con i quali sto collaborando che aspettano almeno una mia parola, ma devo ancora testare alcuni prodotti prima di consigliarli.
Bene, ho deciso: stilo un elenco di priorità, mi faccio una ricca tazza di té, prendo la rincorsa e via, alla conquista del mondo. Tanto oggi non lavoro, sono a casa, ho tutto il tempo che voglio, Dio solo lo sa che cosa posso fare prima di sera.
Ho da poco scoperto le tazze termiche e ho capito subito che per me  sarebbero diventate assolutamente vitali: non ho neppure finito di far sciogliere lo zucchero che mi arriva un messaggio. L’altra novità che abbiamo appena adottato é stato creare una chat della farmacia con la quale comunicare fra noi in tempo reale e dovunque siamo: come al solito, a fronte del vantaggio di poter essere sempre in contatto, per contro é diventato impossibile sottrarsi al sistema. Capisco dalla grafia sommaria che in farmacia c’é un problema urgente. Potrebbe essere un’eccellente occasione per verificare l’efficienza della tazza termica: per quanto tempo, esattamente, il tè rimarrà ad una temperatura accettabile? Diamo inizio ad una sperimentazione pratica: appena avrò un numero soddisfacente di dati attendibili pubblicherò i risultati. Se va avanti così penso che avverrà quanto prima.
Al telefono, l’ennesimo quesito spinoso: ho saputo che preparate la cannabis, me la fate? Quanto costa? Quanto tempo ci vuole?
“Prima di tutto deve recarsi da un medico, il quale dovrà fare una diagnosi, in base alla quale stabilire se il suo problema possa trarre giovamento da questo farmaco. Se lo riterrà adatto a lei, dovrà inoltre indicare un dosaggio preciso e una strategia terapeutica.”
“Ma io ho letto che cura moltissime malattie e la mia é una di quelle. Ne sono sicuro: sono in contatto con altri che hanno il mio stesso problema, ne prendono cinque/quindici/quaranta gocce e stanno benissimo.”
“Né io né lei siamo in grado di capire di che cosa lei abbia realmente bisogno: solo un medico é in grado di deciderlo. Inoltre deve indicare una posologia specifica, in milligrammi, in modo che possa valutare in modo rigoroso e riproducibile la sua risposta al farmaco.”
“Il mio amico mi ha detto che non ci sono rischi e che la dose se la fa da sé, senza tutte queste storie.”
“È vero, di overdose di cannabis non é mai morto nessuno, ma non per questo deve pensare che non abbia effetti collaterali o effetti paradossi. E poi non é così che si gestisce un farmaco: così si assume  una sostanza in modo voluttuario. È il medico, la sua competenza e la sua abilità, che conferisce ad un principio attivo una vera attività terapeutica: é il medico che fa il farmaco e compito del farmacista é fare tutto il possibile affinché il paziente rispetti la terapia prescritta dal medico.  Altro un farmacista non può e non deve fare. Mi dispiace, ma non la posso aiutare di più.”
“Se vado dal mio medico me la fa la ricetta?”
“Tecnicamente tutti i medici la possono fare, ma devono essere loro a decidere che cosa é meglio per lei.”
“Vuole che sappiano più di me che cosa mi fa bene? Ho capito, non mi vuole aiutare. Ma guardi che sono disposto a pagare, sa.”
“Non é una questione di soldi, ma di appropriatezza terapeutica. La ricetta non é un atto formale, un pezzo di carta scritto per far contento il farmacista, ma l’ultima fase di un procedimento medico.”
“Va bene, ho capito. Adesso sento un’altra farmacia, una di quelle che non fa tante storie. Il mio amico mi ha detto che ce ne sono di quelle che fanno tutto più facile, senza tutte queste complicazioni. E poi che cos’é questa appropriatezza terapeutica: se le dico che mi serve, mi serve e basta. Cosa stiamo tanto a discutere…”
E già, cosa ci sarà tanto da discutere?
Intanto posso dire subito che dopo quarantadue minuti il té é appena tiepido. Il più é scoprire dopo quanti minuti esatti diventa imbevibile. Giusto per potermi meglio regolare in futuro…

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