2017 – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Quest’anno avevo deciso che non avrei tirato fuori il solito argomento trito e ritrito del capodanno.

Lo avevo giurato convinta.
Poi Facebook mi ha mostrato il post dello scorso anno e mi hanno presa i rimpianti.
Ma come, é già passato un anno? Non é possibile, quelle cose le ho scritte ieri, non può essere passato così tanto tempo. Volete dirmi che ho bruciato un altro anno senza neanche rendermene conto? Che ho un anno di più, sono sempre più vecchia e stanca?
Mi sono andata a guardare allo specchio, preoccupata: per fortuna non sono mai stata una gran bellezza per cui non ho un passato glorioso da rimpiangere. Posso sopravvivere ad un viso che modifica giorno dopo giorno i suoi lineamenti, li riplasma e li riassetta secondo la legge implacabile della gravità. Non é un gran problema, mi ci posso adattare benissimo.
Quello che mi manda in crisi é l’idea di perdere l’energia, la forza e l’entusiasmo con i quali ho sempre affrontato la vita. Sono abituata a contare su buone risorse fisiche e mentali: e se adesso mi abbandonassero? Già mi vedo seduta in poltrona, apatica, lo sguardo perso fra un libro non letto  e un programma televisivo acceso solo come rumore di fondo, senza stimoli, curiosità, desideri…
Devo mettermi tranquilla: adesso esco e comincio a verificare come mi sono ridotta. Solita felpa di un rosa assassino, berretto dorato e aria più sciroccata del solito. In fondo é il primo gennaio, sono le otto del mattino, c’è un freddo tremendo e pochissime persone in giro: situazione ideale per una corsetta sul lungolago. Ce la farò ancora? Non é che con il vecchio calendario ho buttato anche parte delle forze e fra un po’ arrancherò senza fiato, con le gambe pesanti e il cuore in tumulto? Vediamo.
Le rare signore che incrocio sono tutte eleganti, truccate, perfette. Primo  impegno del nuovo anno, regalo tutti gli indumenti inadeguati e adotto uno stile sobrio e ricercato adatto ad una matura signora (anche la maglietta con i buchi, bellissima, che nascondo sotto la felpa? Mi piange il cuore, ma devo fare uno sforzo, e poi farò felice mia figlia che ci muore sopra…..sicuramente é più adatta a lei che a me. Ma é di un cotone bellissimo, morbido, e poi chi la vede sotto tutto? Adesso ci rifletto con calma)
Prima tappa, metà percorso: non male mi  sembra, fiatone non più del solito, anche le gambe mi sembrano a posto. Ci starebbe una bella cioccolata calda. Meglio un thé senza zucchero. No, una tisana drenante, sarebbe perfetta.
Certo che quest’anno é iniziato proprio bene: scelte sane, salutistiche, mature. Tra il compiacimento per la saggezza raggiunta e la soddisfazione per il buon esito dei vari autocontrolli effettuati, vengo investita da un profumo inebriante di pane caldo e mortadella: eccola lì, avrà un diametro di almeno mezzo metro, piena di pistacchi, rosea e invitante, perfetta nel pane fragrante. In fondo, ieri sera non ho mangiato molto, e poi ho fatto attività fisica, però é piena di grassi saturi; avevo deciso basta porcherie, ma non é una porcheria, é carne, sono proteine, chi corre ha bisogno di proteine; ne prendo una fetta sola, magari mezza, un panino piccolo piccolo, poi a pranzo non mangio altro.
Mentre addento nella beatitudine più completa il mio gigantesco panino, mi si avvicina una signora.
È giovane, carina, tutta sorridente: “mi scusi se la disturbo, ma per caso non é lei che scrive un blog sui farmacisti? Sa, é proprio uguale uguale a come la immaginavo”
Oh mamma, e come mi immaginava? Sono arrossita pietosamente, la bocca piena mi impedisce di formulare una domanda di cui sono assolutamente sicura di non voler sentire la risposta. E pensare che mi illudevo di suggerire un’immagine di autorevolezza, affidabilità, sicurezza.
“Perdoni mia moglie, ma non ha resistito. Però é vero: anch’io l’ho riconosciuta subito, l’avevo pensata proprio così. Dai, vieni via, la stiamo mettendo in imbarazzo, ci scusi”.
Voglio sprofondare, voglio sparire, voglio dissolvermi nell’aria e trasformarmi in coriandoli colorati.
Caro 2017, ti prego, conserva in buona salute le mie “spalle su cui piangere”, da loro tanta forza, pazienza, disponibilità e due spalle che neanche i giocatori di rugby, perché temo che ne avranno veramente bisogno. Ho già visto che sarà un anno particolarmente impegnativo, ho già pronta una valanga di dubbi, paure, contraddizioni, incertezze, ansie inutili, per cui, caro 2017, abbi molta cura di loro.
Infine, caro 2017, conservami ancora la capacità di ridere e di far ridere: senza di quella, a questo punto, chi mi potrà mai sopportare?

Mercoledì pomeriggio

Martedì pomeriggio

Martedì mattina

Lunedì pomeriggio

Lunedì, la mattina