Print Friendly

Il 14 dicembre 2016 difficilmente passerà inosservato, per poi finire nel dimenticatoio, per chi è rappresentante di Federfarma.

L’ultima assemblea era anche un esame per la presidente nazionale AnnaRosa Racca che veniva dalla tribolante estate culminata con un inizio dicembre da totale “game over” visto l’esito del referendum.

Un esame, dicevamo, che rappresenta la terza sconfitta consecutiva dalla leader del sindacato.

E questa volta per una votazione che lei e il suo gruppo aveva voluto: cambio dello statuto per adeguamento al Disegno legge concorrenza.

Nello specifico, modifica del Consiglio di presidenza che sarebbe dovuto passare dagli 11 rappresentanti di oggi a 21, con nomine in base regionale, ulteriori adeguamenti per l’ingresso del capitale.

Votazione nominale. Risultato tragico per la Racca: 107 contrari, 75 favorevoli, un astenuto. Tremenda fine di un annus horribilis.

Il presidente di Federfarma Roma, uno dei 107, Vittorio Contarina analizza: «A tre mesi dalla prima finestra temporale disponibile per le votazioni di rinnovo, non si cambiano le regole del gioco».

Come a dire che, arrivati a fine 2016 e con la possibilità di votare in primavera, sarebbe giusto affrontare una campagna elettorale più breve possibile e ricominciare a parlare dei veri problemi della farmacia. Senza correre il rischio di impantanare il sindacato in una serie di “niet” che ne paralizzerebbero l’operatività.

«Non chiediamo le dimissioni della presidente. Chiediamo che si faccia un esame, tutti assieme, e che si decida per il meglio di Federfarma – e chiude –, non c’è alcun beneficio a rimanere nello stallo».

Fatto sta che il consiglio di presidenza di Federfarma la maggioranza non ce l’ha più. E quando si perde la maggioranza di solito, lo fanno anche i politici, ci si dimette.

Aspettiamo vigili.