Lunedì, il pomeriggio – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Mangio in piedi, di corsa, come quasi tutti i giorni. Quando c’era mio padre, oltre a chiedermi alla mattina presto che cosa volessi mangiare (come se io lo avessi saputo! Iniziavamo  tutte le mattine con una discussione su quanto fosse difficile accudirmi ed accontentarmi. Io rispondevo che mi andava bene tutto, basta che non mi chiedesse niente, perché alle otto del mattino non c’è assolutamente niente che mi faccia gola. Lui rispondeva che ero un essere impossibile: quanto mi mancano adesso quelle schermaglie), mi costringeva a pranzo a sedermi e a mangiare “da cristiani”. Da quando non c’é più non ho più toccato un piatto di pasta né ho più pranzato seduta.
Ho almeno tre pagine di e-mail a cui rispondere, tutto quello che non ho fatto questa mattina incombe minaccioso e devo prepararmi ad affrontare le mie signore. Non so cosa  sia peggio:  l’idea di prendermi un anno sabbatico si fa sempre più allettante, ma mi viene anche da ridere.
Ecco, é questo che mi rovina: nei momenti meno opportuni, quando dovrei essere concentrata, saggia, equilibrata, quando dovrei dare il meglio di me, improvvisamente, mi sembra tutto così comico e non riesco a rimanere seria.. Mi metto a ridere da sola, come una scema.
Devo tentare di fare qualcosa di utile almeno prima dell’apertura pomeridiana.
Non facciamo in tempo a sollevare la saracinesca che sono già tutte qui, in formazione compatta, con l’aggiunta della figlia della vicina nella veste di aspirante assistente mediatore, in caso ne avessi bisogno.
La vivacità e l’energia di tutte loro mi rassicurano definitivamente sullo  stato di salute generale. Qualunque cosa sia successo non ha inficiato minimamente le loro forze, anzi, oserei quasi dire che mi sembrano in forma smagliante.
Bene, cerchiamo di capirci qualcosa. Le interrogo separatamente o insieme?
Non so perché mi pongo tanti problemi: hanno già fatto tutto loro, si sono sedute belle comode in cerchio e hanno dato il via ad una discussione animatissima di cui mi hanno eletto arbitro e giudice.
Il mio ego é alle stelle: mi sembra di essere ad una puntata di “Forum”, versione live, e io mi sento a metà fra Zeus e una presentatrice di talk show: comincio a capire il delirio da onnipotenza,
Il clima si surriscalda sempre di più: adesso stiamo rivangando questioni che risalgono almeno a tre generazioni fa e a persone morte da almeno un secolo, con una fantasia di argomenti da far invidia alla più torbida soap opera. Ho tutti i muscoli del viso indolenziti dallo sforzo di rimanere seria e mantenere un’espressione severa e compassata, adeguata al ruolo.
La babele linguistica mi sta creando delle difficoltà di comprensione: non parlo (e non capisco molto bene) il dialetto, le badanti sono straniere, l’italiano é sempre più  sommario e creativo. Secondo me, sto anche diventando mezza sorda (o lo sono già completamente, come non mancano mai di sottolineare i miei figli), ma forse sono solo affetta da sordità selettiva: in realtà, mi sono estraniata a notare come, in fondo, le parole siano solo uno degli strumenti di comunicazione, e neanche uno dei più importanti. I loro corpi e i loro gesti raccontano una storia molto più complicata, fatta di tanta solitudine, condita di pregiudizi e paure, disseminata di gelosie, ripicche, dispetti, misconosciute richieste di affetto, bisogno spasmodico e contraddittorio di attenzione e ruvida gentilezza.
Improvvisamente si azzittiscono, mi guardano e mi costringono a ridiscendere  precipitosamente dall’empireo nel quale mi sono rifugiata.
“Carissime Signore, oggi ho fatto delle analisi molto approfondite sul bicchiere che mi avete portato e sul suo contenuto: mi sento di poter garantire che tutte le compresse che mancano sono ancora lì dentro e non é stato ingerito niente (siamo onesti: chi avrebbe mai avuto il coraggio di bere quella poltiglia immonda?) per cui escludo qualunque tentativo di suicidio e/o omicidio (senza una pistola carica alla tempia mi sembra alquanto improbabile costringere qualcuno a berla, per cui possiamo lasciare in pace Miss Marple). Sono sicura (ma dove le prendo certe affermazioni!) che la signora Bice, a casa da sola, abbia soltanto voluto vedere se le compresse si sciolgono nell’acqua, visto che fa abbastanza fatica a deglutire intere.  È stato un esperimento molto utile: adesso sappiamo che si sciolgono, per cui potrà decidere se preferisce prenderle così o intere. Anzi, vi ringrazio tutte perché questo può servire anche per altri miei clienti e sarò molto felice di diffondere l’informazione.
Nel frattempo, mi é venuta un’idea:perché una volta alle settimana non organizzate un pranzo tutte assieme? Giusto per passare qualche ora in compagnia con le amiche?”
Se gli sguardi potessero uccidere sarei già morta in un mare di sangue.
“Potremmo fare i tortellini…” “E le lasagne?” “Anche se non é Natale?”
Sia lodato il dio della cucina: per noi il cibo é come il tempo per gli inglesi, argomento buono per tutte le circostanze e per tutte le stagioni.
E adesso come lo recupero tutto il tempo che ho perduto? E le energie? Sono sfinita, euforica, deconcentrata, con l’ego ipertrofico che mi deborda anche dalle orecchie, la voglia di un anno sabbatico sempre più impellente.
Come diceva mio padre, qui ci vuole un ricco caffè

Lunedì, la mattina