Lunedì, la mattina – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Il lunedì é sempre una giornata difficile.

Intanto viene dopo la domenica, e già questo, di per sé, é un piccolo trauma. Benedetta domenica: dovrebbe servire per riposare e per smaltire almeno una parte del lavoro arretrato e  invece passa in un battibaleno avendo combinato poco o niente di utile e l’essersi stressati inutilmente per non aver concluso nulla di buono. Un disastro.
Ti svegli prima dell’alba e la prima cosa a cui pensi é che hai davanti un’intera settimana da affrontare, sette giorni infiniti con infiniti e fantasiosi problemi che ti aspettano e non sei tanto sicura di potercela fare. Poi ti prende il panico, appena ti ricordi delle innumerevoli cose da fare, che hai tralasciato o non hai terminato o hai accantonato, e ti sembra che il tempo sia pochissimo per stiparci dentro tutti gli impegni che ti sei assunta del tutto avventatamente e imprudentemente.
Indecisa se essere più spaventata per l’eternità da attraversare o più preoccupata per il tempo che si comprime e sparisce sotto i tuoi occhi, decidi che tanto vale alzarsi e iniziare a fare qualcosa.
Il primo caffè del mattino, al buio, in silenzio; la prima luce del giorno che invade la cucina e ti riporta alla realtà: partenza, pronti, via. Buongiorno, la nuova settimana é ufficialmente iniziata.
Sono già in ritardo, su tutto. La cosa bella é che ho già ampiamente superato il problema dell’infinito che mi aspetta rincorrendo come una disperata ogni secondo che perdo. Se non altro la mia ansia perenne ha preso una direzione precisa. Ordine, chiarezza e coerenza, non chiedo altro.
Appena metto piede in farmacia, ancora il camice in mano, insieme a tutto il variegato quanto indispensabile contenuto delle mie tasche, nel tragitto dalla porta alla mia agenda (due metri scarsi) mi fermano almeno in quattro, ciascuno con un quesito stravagante, urgente, improcrastinabile da sottopormi immediatamente. Ognuno ha il suo metodo e stile: c’é chi mi guarda e con finta aria contrita sussurra che lo sa che non é il momento, ma….Chi é pronta con l’elenco delle telefonate e delle persone che mi hanno cercata come una perfetta segretaria efficiente e dispiaciuta quanto basta; chi non si fa tanti scrupoli e spara quesiti a bruciapelo come se introducesse gettoni in una macchina; chi cerca di incuriosirmi anticipandomi pettegolezzi succulenti…
L’idea é di agguantare l’agenda e nascondermi in laboratorio, ma é una vana speranza.
Mentre cerco di dribblare le domande più spinose e rinviare le decisioni meno impellenti, i telefoni non hanno pace e non sono ancora riuscita ad organizzare la mia giornata.
Non sono ancora le dieci e sono già esaurita.
Ieri un’amica mi ha raccontato che da quando ha imparato a prendere le cose come vengono, senza forzarle e senza appesantirsi di milioni di domande inutili, così con semplicità, senza troppe aspettative, la vita é diventata più leggera e soddisfacente. L’ho ascoltata con interesse e curiosità, ma mentre parlava nella mia testa le domande da milioni erano diventate miliardi, con tanto di tesi, antitesi e sintesi. Forse per certe cose bisogna esserci tagliate: io non solo non ci sono nata, ma per tutta la vita ho coltivato l’arte del dubbio e mi sono specializzata nell’analisi infinitesimale di ogni questione. Ammiro sinceramente chi é in grado di comportarsi con tanta semplicità, l’ammiro e la invidio con tutta l’anima, ma io non ne sono capace.
Mi ha fatto anche notare che inizio moltissime risposte con il no, cioè non sono quasi mai d’accordo con il mio interlocutore: é vero, non ci avevo mai fatto caso prima, ma devo riconoscere che é vero. Fra gli altri difetti ho anche un insopprimibile vocazione alla minoranza e alle cause perse.
Raggiungo finalmente la mia scrivania e l’agenda, determinata a riprendere saldamente le redini del mio destino: mi siedo, catturo al volo una penna e mi accingo finalmente a pianificare la settimana.
Sto ancora raccogliendo le idee e la prima vera emergenza irrompe come una slavina: una badante si è accorta che la sua assistita, lasciata sola per qualche ora, ha sciolto in un bicchiere la metà dei farmaci preparati per tutta la settimana e teme che ne abbia ingerito una parte. Sono tutti qui: la badante, la sua assistita, il bicchiere incriminato con la sua mistura immonda, la cartella dei farmaci, la vicina di casa che le ha accompagnate in macchina, l’amica della badante come supporto e garanzia.
Dalla vivacità e dall’energia con la quale ciascuna mi offre la sua versione dei fatti e da come si accusano a vicenda delle intenzioni più nefaste, deduco che stiano  tutte bene e non sia successo nulla di grave: il più è cercare di calmarle e capirci qualcosa. Mi viene un’idea brillante: mi faccio lasciare tutto e rimando l’indagine al pomeriggio, promettendo analisi misteriose quanto accurate.
La mattinata è passata, non ho concluso niente di utile e mi aspetta un pomeriggio impegnativo.
Per essere un lunedì, la settimana promette proprio bene