C’è farmaco e farmaco – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Adesso quando mi alzo al mattino è buio.
In cucina, da sola, il primo caffè della giornata, la finestra che piano piano si rischiara su un mondo che fatica a trovare i colori abituali. È il momento più bello della giornata: le ansie che mi hanno svegliata si diluiscono in questa luce timida e fredda e perdono quasi tutta la loro forza.
Un nuovo giorno è iniziato. Chissà come andrà a finire.
Mi ha cercato in un pomeriggio qualunque, nell’ora in cui sono più stanca e vorrei mollare tutto e andarmene a casa. È una signora minuta, la voce bassa e gentile, gli occhi profondi, i modi semplici e signorili.
È venuta per parlare proprio con me e aspetta paziente che mi possa occupare di lei.
Sono già in crisi: tra l’orgoglio di sapere che persone sconosciute mi danno  tanto credito e la paura  di deludere le aspettative sono prossima al panico.
Mi racconta il suo dramma in modo tranquillo, tanto che sul momento faccio fatica a rendermi conto della situazione. Mi racconta dei suoi dieci anni di lotta contro un tumore come se mi descrivesse la cronaca di un tram tram  quotidiano, un impiego banale con i suoi alti e bassi continui e scontati.
Sono sempre più in difficoltà: le malattie mi atteriscono e sono sempre più conquistata dalla sua calma. Io, che la calma non so bene neppure dove stia di casa, che vivo lottando continuamente con un caos perenne di pensieri e sentimenti, di fronte a questa piccola signora mi sento del tutto incapace di offrire il più piccolo aiuto.
È venuta per chiedermi informazioni sull’ennesimo rimedio miracoloso proposto come  panacea di tutti i mali dai santoni del web, magica soluzione che ha già guarito milioni di persone senza controindicazioni ed effetti collaterali: desidera conoscere la mia opinione, ma sa già come la penso. Mentre mi affanno a scegliere le parole meno sbagliate per rendere il mio pensiero un po’ meno crudele, riesce comunque a rassicurarmi, lei a me, e questo mi fa sentire ancora più inadeguata.
Mi viene in mente uno spot ideato per promuovere la farmacia: la farmacia é l’unico posto sempre aperto dove chiunque può chiedere un consiglio sulla sua salute. Bellissimo. E adesso?
Adesso cosa le dico, cosa faccio? Come me le lo invento un consiglio sensato?
Pesco delle belle goccine prodigiose e confido nell’effetto  placebo buono per tutte le evenienze?
Mi appello al fatto indiscutibile che non sono un medico e mi sottraggo con eleganza (e un po’ di sdegno) alla situazione difficile?
Lei ha cercato me, me, in persona. Sa benissimo che non sono un medico, non cercava un medico, ha un oncologo di fiducia che stima e di cui si fida. Sa anche che non mi sostituirei mai ad un medico, non so come ma sembra conoscermi bene.
Ha bisogno di un farmacista. Sembra incredibile, perfino a me che mi ostino a credere che il mondo abbia bisogno di buoni farmacisti, ma cerca proprio un farmacista.
Rendermene conto mi emoziona, ma, nel contempo, mi avvilisce profondamente.
Sono del tutto impotente: per lei non posso fare assolutamente niente. Non posso neppure darle qualche speranza. Non ho miracoli da magnificarle, neppure un piccolo prodigio estemporaneo che tanto male non può fare. Niente.
Posso solo inviarle un mio pensiero ogni mattina, non é molto, non é un gran farmaco, non cura proprio niente. Di più non posso fare, e, se devo essere sincera, forse fa più bene a me che a lei.
Perché anche i farmacisti hanno spesso bisogno di cure.

Tra un posso e un vorrei

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