DDL Concorrenza, Sechi (Federfarma Oristano): «Gullotta adotta il “non dialogo” e così arreca solo danno alla categoria»

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«Le prese di posizione di Gullotta sono sempre improntate al non dialogo».

Si esprime così il presidente di Federfarma Oristano, dottor Pasquale Sechi, rispetto alla presa di posizione del dottor Davide Giuseppe Gullotta, sull’esito del DDL Concorrenza.

E continua: «Nel senso che ritiene di avere individuato una chiave di lettura che però non ha riscontri oggettivi ed è campata in aria. Il DDL concorrenza è stato modificato in senso peggiorativo in quanto il 20 per cento iniziale era riferito alla singola azienda farmacia. Ora si parla di 20% delle farmacie della regione acquisibili dalle società di capitali e ciò, appunto significherebbe che basterebbero 5 società per acquistare tutte le farmacie italiane».

Spiega ancora: «Se poi si pensa che il 40% delle Farmacie sono piccole realtà rurali e quindi poco appetibili e che pertanto il 20% calcolato sul numero di farmacie appetibili aperte al pubblico, potrebbero corrispondere ad un fatturato netto ben superiore al 75%. Tutto ciò considerando un mercato del SSN anelastico o, peggio, in caduta libera e che pertanto porterebbe i nuovi assetti societari ad investire sul parafarmaco e tutto ciò che alla farmacia è connesso».

Argomenta: «In questo senso la sorte delle parafarmacie sarebbe segnata e non avrebbero scampo. Gullotta continua con le solite tiritere ma non ha ancora colto il senso della situazione: la parafarmacia è stata l’aborto di Bersani che doveva dare valenza di legge alla sua necessità di concedere la vendita del farmaco di pronta cassa alla grande distribuzione organizzata. Questo vuole la grande distribuzione: non anticipare danaro liquido al SSN. Questo Gullotta avrebbe dovuto comprendere e invece non lo fa ma non credo che non l’abbia compreso. Ci si dimentica che la farmacia ha una convenzione da rinnovare e dovrebbe rinnovarla con lo Stato e non con le assicurazioni. Questo per garantire a tutti i Cittadini uno Stato Sociale nel rispetto della nostra Costituzione. Ci si dimentica che bisogna rivedere la remunerazione perché nessuna azienda può essere obbligata a lavorare in perdita. Ci si dimentica che in economia non si cambiano le regole del gioco in corso d’opera perché questa prassi blocca gli investimenti a lungo termine, le ristrutturazioni e tutto quell’indotto che rende viva e pulsante l’attività. Si continua a raschiare il fondo, ormai reso una velina, con interventi di pay-back e di sconti che rendono precario il regime convenzionale e stanno portando al default tutte le attività che hanno come primo cliente li Stato. I farmacisti dovrebbero prendere coscienza della situazione di assoluta instabilità in cui sono chiamati ad operare. Il pensare che oggi la farmacia italiana sia ancora appetibile e sulla quale ci si possa investire è pure follia. Il capitale entra dove il danaro c’è ed esce senza rimpianti da dove questo non circola più. Le quote evidenziate riguardano infatti acquisizioni già fatte che servono per legittimare situazione incancrenite il cui risanamento oggi è fatto a rischio totale di chi immette i soldi in aziende decotte. Sarebbe insomma una specie di sanatori».