Uomini vs donne. Farmacisti punto e a capo – A cura della dottoressa Bianca Peretti

4
309
Print Friendly, PDF & Email

Mi sono resa conto di aver espresso male il mio pensiero.
Magari è un pensiero comunque stupido, però mi piacerebbe chiarire una serie di punti.
Cominciamo col dire che uomini e donne sono diversi e da molteplici punti di vista, fisiologico, antropologico, sociologico, culturale.
Professionalità, competenza, preparazione non c’entrano: in questo sono assolutamente equiparabili, ci mancherebbe.
Anche la sensibilità, l’intuito, la delicatezza, dimensioni dell’anima, non hanno sesso. Appartengono ad ogni singolo individuo, alla sua più intima essenza, a ciò che lo caratterizza come unico ed irripetibile essere umano.
Però non sono uguali. Non affrontano la vita nello stesso modo. Non reagiscono nello stesso modo. Hanno predisposizioni  e attitudini generalmente diverse: non migliori, non peggiori, tutte ugualmente importanti, tutte ugualmente necessarie allo sviluppo e al progresso dell’evoluzione sociale. Complementari, ma profondamente diverse. Corollario di questo assunto è che ambienti a predominanza maschile o femminile necessitano di attenzioni e accenti diversi.
Mi ha colpito, invece, come si  sia subito saltato ad una valutazione di merito: le donne sono migliori. No, sono gli uomini ad essere più bravi.
Non ho mai voluto intendere una classifica del genere. Non credo abbia neppure realmente senso.
C’è stato, poi, un nutrito gruppo di persone disturbate dalla distinzione di genere. Perché? Non cogliere le differenze non significa tutelare un gruppo rispetta all’altro: significa solo non offrire le stesse opportunità a tutti per esprimersi al meglio delle proprie potenzialità.
Ma andiamo con ordine: non credo si possa negare che, in genere, il testosterone ha condizionato le reazioni maschili, com’era logico prevedibile e giusto. In alcuni casi, l’indole, l’educazione e l’ironia di alcuni colleghi hanno mediato in modo molto garbato e simpatico i commenti. In altri, l’istinto maschile per la guerra  ha preso il sopravvento.
Possiamo azzardare una riflessione? Nella maggior parte dei casi gli uomini danno il meglio di sé quando si trovano a dover raggiungere un obiettivo ben preciso. Generalmente, di fronte ad un progetto definito tendono al raggiungimento di uno scopo in modo diretto, efficace, senza distrazioni.Invece, spesso, mi sembra si trovino molto meno a proprio agio in tutte quelle situazioni in cui ci si deve scontrare  con le infinite irrazionalità e contraddizioni del genere umano.
Nel nostro lavoro ci sono momenti in cui devi occuparti di persone che non si rendono neppure conto di avere un problema, che hanno bisogno di aiuto ma non sono sicure di volerlo da te, che non accettano le possibili soluzioni e mettono in discussione il tuo lavoro per principio. Ecco, in questi casi in genere le farmaciste riescono a trovare un modo per aprire delle brecce nelle pareti più aspre e impervie. L’ho definito, sicuramente impropriamente, senso di accudimento: in realtà, probabilmente, si riconoscono di più in una funzione di mediazione e persuasione.
Ci sono, poi, due discriminanti importanti: il progetto attorno al quale ruota la farmacia e il tipo di organizzazione che dovrebbe dominarla.
Ad esempio, la mission e il core  business della nostra farmacia è la compliance e aderenza alla terapia. Tutte noi abbiamo sposato una causa non comune, né facile, né di immediato successo.
Il primo, difficile ostacolo è il paziente stesso: servono doti di dedizione, determinazione, pazienza e misura non comuni per prendere in carico un malato cronico, accompagnarlo nel tempo, ottenere dei risultati e mantenerli.
La mia squadra ha bisogno di un’organizzazione minuziosa e puntuale, ma deve  anche sentire il lavoro come un’ideale estensione della propria vita e della propria casa, perché le donne raramente riescono a separare nettamente i due mondi.  Hanno bisogno di punti di riferimento precisi, regole chiare e strategie dettagliate per raggiungere quella sicurezza e quella autorevolezza indispensabili ad esprimere al meglio la loro innegabile professionalità.
Come responsabile ho il dovere di tradurne i bisogni, interpretare le difficoltà, andare incontro alle loro aspettative. E pazienza se questo mi fa apparire una donnetta vacua e inconsistente. Probabilmente lo sono, ma a me va bene anche così.

Il tarlo del dubbio

Sono viva ed esisto

Ho cercato l’uomo, anzi il paziente

Silenzio

Armiamoci e partiamo

Desiderare e sognare

Essere o non essere (FARMACISTI).

Avanti tutta, anzi indietro

Ma io chi sono?