Lo stage in farmacia. Opportunità concreta o nuova forma di sfruttamento? A cura del dottor Paolo Cabas

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Fino a pochi anni fa, probabilmente a nessun farmacista era mai stato proposto di svolgere un tirocinio extracurricolare in una farmacia privata: c’erano solamente il tirocinio curricolare, da svolgere durante il percorso di studi; i contratti di apprendistato, riservati ai giovani fino a 29 anni; e infine i contratti a tempo determinato o indeterminato, che concludevano per molti farmacisti la ricerca di un lavoro stabile. Nei precedenti articoli su quellichelafarmacia.com, mi sono occupato di alcune forme di lavoro atipiche in farmacia, ed in particolare del lavoro retribuito tramite voucher e della libera professione. Volutamente, parlando delle altre forme di lavoro esistenti, non mi ero occupato dello stage in quanto esso non costituisce, giuridicamente, un rapporto di lavoro.

Ho ritenuto invece di occuparmene a parte, forse perché anche a me, come a molti altri colleghi, è sorto il seguente dubbio: si tratta di una vera opportunità di formazione, magari con la prospettiva dell’assunzione, o è solamente una forma di sfruttamento mascherata? Serve a creare lavoro, o invece distrugge possibili posti di lavoro? Premetto che, nella trattazione del tema, cercherò di evitare quanto più possibile commenti ed opinioni personali: non perché io non abbia un’opinione in materia, ovviamente, ma perché quando si affronta un argomento complesso come questo il primo obiettivo deve essere quello di fare chiarezza. Vediamo quindi di considerare i punti principali, e successivamente proveremo a discuterli per giungere ad una conclusione quanto più scevra possibile da contenuti emotivi.

• Quale normativa consente alle farmacie di ospitare un tirocinante? L’ultima normativa a regolamentare i tirocini extracurricolari è stata la 92/2012, altrimenti nota come riforma Fornero. La stessa ha previsto alcune modifiche rispetto alla precedente legislazione, soprattutto nell’ottica di prevenire gli abusi ai danni degli stagisti, ed ha introdotto l’obbligo di una retribuzione minima per i tirocinanti, da 300 a 600 € lordi al mese in funzione delle singole disposizioni regionali. Stabilisce inoltre la durata massima del tirocinio in sei mesi, almeno per la fattispecie di tirocinio oggetto del nostro articolo.

• Quali farmacisti possono svolgere tirocini extracurricolari? Partiamo dal presupposto che i tirocini extracurricolari che possono essere svolti in farmacia sono di due tipi: 1) tirocini formativi e di orientamento, che si rivolgono a soggetti che hanno terminato gli studi da meno di un anno, e che hanno il compito di “agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nella transizione scuola-lavoro”; 2) tirocini di inserimento / reinserimento lavorativo, che si rivolgono a soggetti inoccupati e disoccupati, anche in mobilità, nonché a beneficiari di ammortizzatori sociali, e che “sono finalizzati a percorsi di recupero occupazionale”. Di conseguenza, possono svolgere tirocini extracurricolari in farmacia i farmacisti laureati da meno di un anno, indipendentemente dall’iscrizione all’ordine, e i farmacisti iscritti ad un centro per l’impiego.

• Quali sono le limitazioni alla possibilità di assumere tirocinanti? La legge Fornero prevede essenzialmente quattro limitazioni alla possibilità di assumere tirocinanti: 1) divieto di assunzione per risolvere problemi di organico durante periodi di grande attività lavorativa; 2) divieto di assunzione per sostituzione di lavoratori in malattia, maternità o ferie; 3) divieto di assunzione per aziende che hanno effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedenti; 4) divieto di realizzare più di un tirocinio con lo stesso stagista. Esiste poi una quinta limitazione, il divieto di assumere stagisti per mansioni a bassa specializzazione, che naturalmente non riguarda la nostra professione, che per definizione è ad alta specializzazione.

• Esistono incentivi alla successiva assunzione? Per i tirocini attivati entro gennaio 2016, il piano europeo denominato Garanzia Giovani ha previsto degli incentivi alle aziende fino a 12000 € per la conversione degli stessi in un contratto di lavoro a tempo indeterminato (rivolgetevi al vostro commercialista per i requisiti e i dettagli). Tuttavia, non mi risulta che siano stati stanziati ulteriori fondi per il 2017 e quindi, salvo rifinanziamento, i vantaggi per l’assunzione di un tirocinante con contratto a tempo indeterminato saranno, per i tirocini di nuova attivazione, quelli generici riconosciuti per le altre assunzioni a tempo indeterminato. • Quali attività può svolgere il tirocinante durante lo stage? Le linee guida emanante dalla conferenza stato-regioni del 24/01/13, come da indicazione della riforma Fornero, precisano che i tirocinanti non possono svolgere attività che non siano coerenti con gli obiettivi formativi del tirocinio stesso. Infatti, all’inizio del percorso formativo, il soggetto ospitante deve provvedere a nominare un tutor, e a definire con il soggetto promotore (centro per l’impiego, università o altro ente accreditato) quelle che sono le attività da svolgere durante il tirocinio, le modalità di formazione e le competenze da acquisire. Nel caso di una farmacia, si presume comunque che le mansioni che possono essere assegnate siano quelle identificate dal CCNL come proprie dei farmacisti collaboratori.

• Che differenza c’è rispetto al contratto di apprendistato? Il contratto di apprendistato, riservato ai giovani fino a 29 anni, è una forma di lavoro definita “a causa mista”, in quanto comprende sia l’attività lavorativa che quella formativa, tra loro inscindibili. Le farmacie che assumono con questa forma contrattuale ricevono agevolazioni di natura contributiva, e contemporaneamente si impegnano alla formazione del giovane assunto, che in questo caso può anche essere utilizzato per risolvere problemi di organico in quanto si tratta a tutti gli effetti di un contratto di lavoro. L’apprendistato dura tre anni, al termine dei quali la farmacia può decidere di procedere con l’assunzione a tempo indeterminato. Abbiamo perciò identificato, in base alla normativa, i tre principali caratteri che deve avere un tirocinio per poter essere considerato genuino, e quindi per poter diventare a tutti gli effetti un’occasione di formazione e non una forma di sfruttamento, vietata oltre che dalla legge anche dal codice deontologico del farmacista: 1. Si deve rivolgere a farmacisti laureati da meno di un anno “per agevolare le scelte professionali e favorire la transizione scuola-lavoro”, oppure a soggetti iscritti ad un centro per l’impiego “con finalità di recupero occupazionale”. Prendiamo il caso di un giovane neolaureato in farmacia che non abbia ancora deciso quale strada prendere (farmacia territoriale, ospedaliera, informazione scientifica o industria farmaceutica): in questo caso, egli potrebbe proporsi ad una farmacia per un periodo di tirocinio, con finalità di orientamento. Un altro neolaureato, invece, potrebbe decidere di proporsi per un tirocinio in quanto, privo di esperienza, sta facendo fatica a trovare lavoro, oppure non vuole rimanere inattivo nel periodo compreso tra la laurea e l’iscrizione all’ordine. In questo caso, la finalità sarebbe quella di favorire la transizione scuola-lavoro. Il terzo caso, quello del “recupero occupazionale”, potrebbe riguardare invece un laureato in farmacia di un’età più avanzata che, per qualunque ragione, non abbia esercitato la professione sul territorio per diversi anni, e voglia riprendere mano con il lavoro. Il fattore comune a tutte queste situazioni è che il tirocinio non debba essere, in linea di massima, una proposta della farmacia al tirocinante, ma debba piuttosto partire dall’aspirante stagista che vuole fare un po’ di esperienza, schiarirsi le idee su cosa vuole fare da grande o, come nel terzo caso, riprendere mano con il lavoro dopo anni di inattività. 2. La struttura ospitante deve essere attrezzata per offrire un percorso formativo. Questo significa che vi deve essere almeno una persona, all’interno della struttura, incaricata della formazione dello stagista, possibilmente con competenze in tal senso. Naturalmente, la formazione distrae il tutor dalla restante attività lavorativa, ed è quindi chiaro che strutture piccole, con pochi dipendenti o con l’organico tirato, non sono in linea di massima adeguate a tale scopo. Parlo con cognizione di causa in quanto io stesso mi sono occupato e tuttora mi occupo di formazione tecnico-scientifica dei giovani farmacisti, e so quanto tempo e quanta dedizione richieda l’attività di formazione. Il mio consiglio quindi, rivolto agli aspiranti stagisti, è il seguente (mi perdonerà JFK per la pessima parafrasi): non chiedetevi cosa voi potete fare per la farmacia ospitante, ma chiedete alla farmacia ospitante che cosa possa fare per voi. E, soprattutto, verificate che sia attrezzata a farlo. 3. Lo stagista non deve essere assunto per risolvere problemi di organico della farmacia. Questo è, a mio avviso, il vero punto discriminante tra opportunità di formazione e sfruttamento: la farmacia che vi ospita non deve aver bisogno di voi. È ovvio che, nel momento in cui siete ospiti della struttura, cercherete di rendervi utili, agevolando il lavoro del titolare e dei collaboratori nei limiti delle vostre capacità, e magari, quando avrete fatto un minimo di esperienza, anche servendo al banco in autonomia (se siete già iscritti all’ordine). In altre parole: giacché ci siete, è giusto che “diate una mano”. Ma ricordatevi sempre che siete lì per imparare, e non per lavorare. Se foste lì per imparare lavorando, la forma contrattuale di riferimento dovrebbe essere- perché così dice la legge- l’apprendistato. Come capire se un titolare di farmacia o di parafarmacia, male informato dal proprio commercialista, intende assumervi per risolvere problemi di organico? Non esiste ovviamente un metodo infallibile, ma esistono alcuni indizi. Se su un annuncio leggete “cercasi stagista con urgenza”, la probabilità che vi vogliano utilizzare per risolvere problemi di organico, violando quindi sia la legge che il codice deontologico, è piuttosto elevata: quale urgenza vi può mai essere nell’offrire un percorso di formazione a un neolaureato? Anche uno stage proposto a giugno a Rimini o a dicembre a Selva di Val Gardena sono sospetti (a proposito, un saluto a tutti i colleghi di Rimini e di Selva), ma ripeto: non esistono criteri assoluti. Io stesso mi ricordo di una collega in attesa dell’iscrizione all’ordine, che aveva fatto un periodo di tirocinio presso una farmacia stagionale con cui collaboro nei mesi di picco. Tuttavia, la stessa dottoressa era stata invitata a svolgere il tirocinio in quel periodo perché era proprio durante quel periodo che, per la mia presenza, saremmo riusciti a seguirla meglio. E, per la cronaca, la collega ha fatto tesoro dell’esperienza acquisita e a fine stagione, una volta iscrittasi all’ordine, è stata assunta a tempo indeterminato da un’altra farmacia; se non l’avessero assunta loro, con ogni probabilità l’avremmo tenuta con noi per la stagione successiva. Come avete visto, la materia è estremamente complessa. Io vi ho portato l’esempio di un tirocinio utile e davvero formativo, che si è felicemente concluso con un’assunzione a tempo indeterminato. So bene, però, che vi sono molti casi in cui questo non avviene, e lo stagista viene invece davvero impiegato per risolvere problemi di organico, in barba alla legge e al codice deontologico. È chiaro che, nel momento in cui si prende un tirocinante quando invece si dovrebbe assumere un farmacista, si sta distruggendo un posto di lavoro, e questa non è un’opinione personale. È anche chiaro che, come per l’annosa questione dei camici neri e dell’abusivismo professionale, la responsabilità di vigilare in tal senso spetterebbe agli ordini provinciali, oltre che alle agenzie per il lavoro. Alla luce di tutto ciò, sorge spontanea un’altra domanda: che cosa dovrebbe fare un farmacista che si vedesse proporre uno stage fortemente sospetto? Chiaramente, dal punto di vista del singolo, un’esperienza è sempre meglio che nessuna esperienza e 400 euro lordi sono meglio di niente, mentre dal punto di vista dell’insieme degli inoccupati il danno prodotto assume dimensioni rilevanti, e quindi sarebbe meglio rifiutare. Gli appassionati di logica si saranno accorti che questo non è altro che un classico esempio di dilemma del prigioniero, per il quale il sottoscritto non ha titolo a rispondere, rimandando alla coscienza dei singoli. Voglio però essere chiaro su un punto: se effettuato secondo la ratio della legge, il tirocinio extracurricolare è una pratica più che legittima, e può davvero diventare un’occasione di formazione, come dimostrano i casi positivi ai quali io stesso ho avuto la fortuna di assistere. Il mio auspicio, piuttosto, è di essere riuscito con questo articolo ad aumentare negli aspiranti stagisti la consapevolezza riguardo alle reali possibilità, e ai limiti, di un percorso di tirocinio.

Sono naturalmente a disposizione per informazioni o chiarimenti.

Dott. Paolo Cabas Ordine farmacisti Udine N. 1913 [email protected]