Farmacista libero professionista (tutto quello che devi sapere prima di metterti in proprio). A cura del dottor Paolo Cabas

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Il farmacista libero professionista.

Tutto quello che dovete sapere prima di mettervi in proprio.

Quando si pensa alle opzioni lavorative di un farmacista che non possiede una farmacia e non ha (ancora) le risorse per acquistarne una propria, le uniche due possibilità che vengono in mente sono cercare lavoro presso la farmacia / parafarmacia di qualcun altro come dipendente oppure avviare la propria parafarmacia.

Tuttavia, la retribuzione di un farmacista collaboratore, pure se dignitosa, non è particolarmente allettante per i livelli attesi da un professionista, mentre l’apertura di un esercizio di vicinato risulta, in questo contesto storico di profonda incertezza economica e legislativa, quantomeno azzardato.

Esiste per fortuna una terza opzione, che è quella oggetto dell’articolo: aprire la partita IVA, ed offrire le proprie capacità e competenze on demand ai colleghi titolari di farmacia o parafarmacia, per coprire esigenze straordinarie o periodiche. Se l’idea vi stuzzica, sappiate che da quando ho intrapreso questo percorso ho ricavato solo soddisfazioni, e non me ne sono mai pentito. Tuttavia, affinché questa scelta non vi si ritorca contro, ci sono alcune cose che dovete necessariamente sapere. Per comodità, le presenterò come risposta alle domande che mi vengono più spesso poste dai colleghi interessati a saperne di più sulle mia modalità di lavoro.

• Conviene aprire la partita IVA subito dopo la laurea? No. Un farmacista neolaureato, appena uscito dall’università, deve necessariamente fare esperienza prima di poter vendere questa esperienza a terzi. Conviene, a questo scopo, lavorare per qualche anno come dipendente, preferibilmente presso una farmacia all’avanguardia e che crede e investe nella formazione del proprio personale. Io ho avuto la fortuna di trovare impiego in una farmacia del genere (molto tempo prima di sapere che avrei aperto la partita IVA), e sono convinto che senza i buoni maestri che ho avuto avrei ben poco da vendere a mia volta. Quindi, prima di mettersi in proprio, è assolutamente necessario fare un po’ di gavetta.

• Non è anomalo, illegale o almeno discutibile fare come autonomo lo stesso lavoro che, prima, si faceva come dipendente? No. Innanzitutto, bisogna considerare che il farmacista è una professione ordinistica e dunque, come per avvocati, medici e commmercialisti, la libera professione dovrebbe esserne la naturale vocazione. Inoltre, il lavoro che si svolge, se per alcuni aspetti è simile, per altri risulta completamente diverso rispetto al lavoro di farmacista svolto come dipendente.

• Quali sono le differenze rispetto al lavoro come dipendente? Per prima cosa, quello che prima era il vostro datore di lavoro diventerà un vostro cliente. Come tale, anche se non prenderete più ordini da lui, naturalmente dovrete puntare alla sua soddisfazione, consigliando adeguatamente la sua clientela, collaborando in modo ottimale con i suoi dipendenti e preoccupandovi di battere sempre buoni scontrini. In secondo luogo, cambia il modo di muoversi dentro la farmacia: se adesso lavorate sempre nello stesso posto, in futuro lavorerete quasi ogni settimana in una farmacia diversa, che ha il suo capo, il suo personale, il suo modus operandi, la sua conformazione e la sua disposizione. Dovrete perciò essere molto plastici, e capire subito come muovervi, non solo senza ostacolare il lavoro dei collaboratori, ma anzi facilitandolo. In altri termini, dopo mezza giornata trascorsa in una farmacia in cui non siete mai stati dovrete sapervi muovere quasi come chi ci lavora da anni. Come ultima grossa differenza, nella vostra attività come autonomo potreste svolgere alcune funzioni e offrire alcuni servizi aggiuntivi che in molti casi vengono delegati a consulenti esterni. Alcuni esempi? La formazione del personale neolaureato e dei tirocinanti, la promozione e la formazione su particolari linee di prodotti per conto delle aziende partner e, al di fuori della farmacia, le lezioni private agli studenti, sia universitari che liceali, nella preparazione ai test di ammissione.

• Bisogna pagare l’ENPAF a pieno? La risposta è: si, ma sarete felici di farlo. Infatti, se le ritenute previdenziali del lavoratore dipendente sono trattenute all’origine dal datore di lavoro e versate all’INPS, un libero professionista, non essendo iscritto all’INPS, deve versarsi da solo i suoi contributi. Se non ci fosse l’ENPAF, i farmacisti libero-professionisti sarebbero obbligati a versare questi contributi alla gestione separata dell’INPS, che chiede ad oggi il 27,72% del reddito lordo. Per contro, l’ENPAF chiede un versamento forfettario di 4500€/anno, risultando così molto più conveniente rispetto alla gestione separata per qualunque reddito lordo superiore a 16000€. In altre parole: rispetto a qualunque altra possibilità, e anche rispetto a molte altre casse professionisti, l’ENPAF conviene.

• Sarà difficile trovare nuovi clienti? Esistono troppe variabili perché possa essere facile rispondere a questa domanda. Tuttavia, è un evento assolutamente frequente che le farmacie si trovino temporaneamente a corto di personale, e sono certo che in quel caso gli farebbe comodo trovare una persona di fiducia a cui rivolgersi. Fondamentale è che vi facciate conoscere, sia girando fisicamente per le farmacie a presentarvi che partecipando ai corsi organizzati nella vostra zona. In ogni caso, siamo ancora in pochi a fare questo lavoro (nella mia provincia mi risulta di essere l’unico), e l’oceano è grande.

• Si può aprire la partita IVA continuando a lavorare per lo stesso committente? No. La legge impone che nessun cliente contribuisca al vostro fatturato per una quota superiore all’80%, altrimenti è evidente che si tratta di una cosiddetta falsa partita IVA che maschera un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti. E in ogni caso, vale la regola generale che più lunga e la prestazione è più bassa sarà la vostra tariffa: andrebbe a finire che, una volta pagate le tasse e i contributi, vi resterebbe meno di quando eravate dipendenti. Non proprio un affare.

• È vero che si pagano un sacco di tasse? No. Innanzitutto, a patto che fatturiate meno di 30.000 € l’anno, potrete usufruire del regime dei minimi, dove dal 2016 si paga un forfait pari all’11.7% del fatturato dedotto dei contributi previdenziali. Se invece avete più di 35 anni, oppure volete guadagnare di più, allora usufruirete del regime ordinario, che applica aliquote più alte ma, per contro, consente di scaricare molte più spese. Inoltre, proprio per il fatto che i contributi si versano all’ENPAF, non si pagano ulteriori spese contributive. A conti fatti in tasca vi restano, pagati tasse e contributi, poco più di due terzi dei ricavi col regime dei minimi, e poco più della metà col regime ordinario.

• Quale dovrebbe essere l’onorario per la vostra prestazione? Non posso ovviamente dare dei numeri precisi, perché non esistono dei tariffari di legge e di conseguenza il prezzo è libero. La tariffa che proporrete potrà essere di tipo orario, giornaliero o forfettario, e in tal senso sarete liberi di regolarvi come meglio credete, anche in base all’esigenza del singolo cliente. Vi invito però a fare una riflessione etica di questo tipo: un farmacista collaboratore, con due anni di esperienza, costa ad una farmacia 40.000 € l’anno, che diviso per le ore lavorabili corrispondono a 22 € l’ora. Se la tariffa del libero professionista fosse inferiore a questa cifra, si creerebbe a mio avviso una condizione di concorrenza sleale del libero professionista ai danni del dipendente, quando in realtà i ruoli delle due figure sono e devono rimanere diversi: da un lato, il dipendente che deve costituire parte stabile e integrante dell’organico dell’attività, dall’altra il libero professionista che serve a coprire esigenze straordinarie e periodiche. Naturalmente, aldilà di questa considerazione, la vostra tariffa dipenderà anche dalla capacità di battere buoni scontrini, perché non dimentichiamoci che la farmacia è, oltre che un presidio di salute, un’attività commerciale. Spero di essere stato esauriente nel descrivervi il lato affascinante- ma anche le criticità- della libera professione, e mi auguro che alcuni di voi (non troppi, mi raccomando) facciano in futuro la mia stessa scelta. Il mondo della farmacia è in evoluzione, e con l’arrivo del capitale, assieme all’apertura delle farmacie del concorso straordinario, vi saranno ulteriori sviluppi e riorganizzazioni strutturali che, a mio parere, renderanno il farmacista libero professionista una figura fondamentale, di cui molte farmacie vorranno o dovranno avvalersi. Sono a disposizione per chiunque voglia maggiori informazioni o chiarimenti.

Dott. Paolo Cabas Ordine farmacisti Udine N. 1913 [email protected]