Dal lavoro in farmacia al passaggio in GDO e ritorno. «Vi spiego perché» – Intervista (in esclusiva) al dottor Giovanni Amato

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Parafarmacia o farmacia, farmacia o grande distribuzione. Sono i temi di un dibattito aperto che rischia di spaccare in due la galassia della farmacia in Italia. Ne abbiamo parlato con chi ha lavorato in farmacia e in Gdo, salvo poi tornare all’occupazione in apoteka.

E’ l’intervista al dottor Giovanni Amato, ad una settimana dal suo 29esimo compleanno, che può aiutare a capire quali siano i meccanismi che spingono un professionista a fare una scelta.

E’ napoletano, ora lavora in Lombardia. E in Lombardia ha fatto anche la sua esperienza GDO.

Dottor Amato lei è stato un farmacista della GDO, prima di questa esperienza professionale ha lavorato anche in una farmacia? (Se sì per quanto tempo)

«Si. Ho lavorato in Piemonte per sei mesi in due farmacie rurali che facevano capo alla stessa società. Erano 2 realtà molto piccole e i ritmi di lavoro molto lenti, l’opposto di quello che ho dovuto affrontare una volta entrato in Gdo».

Ora invece dove lavora?

«Adesso lavoro presso la farmacia Antonioli di Antegnate. Si, sono tornato in una privata. Questo sia per la precarietà del contratto che mi legava alla Gdo quando ero dentro, e che mi spinse nel contempo che vi lavoravo a cercare altro, sia perché in cuor mio avevo il desiderio di esercitare la mia professione nella sua totalità. È oggettivo che le responsabilità in una farmacia siano maggiori e, data anche la mia ancor giovane età, avevo il desiderio di fare questo salto. Dalla precedente esperienza in farmacia (in Piemonte) proprio perché come ho detto prima erano realtà piccole le casistiche erano poche e sempre le solite. Dove lavoro oggi è tutto diverso poiché pur essendo il comune di Antegnate abbastanza piccolo (poco più di 3000 abitanti) noi siamo siti all’interno del centro commerciale del paese che raccoglie un gran bacino d’utenza (c’è passaggio di tutta la Lombardia in pratica). Abituarmi alle dinamiche del centro commerciale è stato anche semplice data la mia precedente esperienza in Gdo ma il plus è che mentre in Gdo prevale un filino in più la politica dello smaltire la coda, in farmacia col cliente ci spendi più tempo creando un rapporto più intimo e confidenziale e questo è un aspetto che amo molto del mio lavoro».

 

Oggi sembra quasi che la GDO sia diventato un “cancro” della società, qualcosa da sconfiggere a tutti i costi. Lei cosa ne pensa della percezione che hanno, soprattutto, i suoi colleghi farmacisti?

«Viene vista come un male solo perché è un’altra realtà con cui competere. Forse la vedrei anche io così se fossi titolare. Io la vedo con gli occhi di chi deve fare il collaboratore (almeno per il momento) e dunque è un posto di lavoro nuovo. Inoltre come esperienza la consiglio perché è comunque formativa sotto diversi aspetti. Ad esempio sei a contatto con molti prodotti cosmetici che magari in una privata non vedi in tali quantità e varietà di marche o comunque non maneggeresti spesso. Anche per quanto riguarda il peso perché se da una parte può essere comodo fare un turno diretto di 6/7 ore di fila per poi andarsene a casa, non è semplice da reggere la continuità di quelle ore (se poi ti capita il turno 11-18 in pratica hai speso tutta la tua giornata al lavoro)».

All’interno del DDL concorrenza si è smosso tutto per non smuovere nulla. A parte l’ingresso dei capitali, per la filiera sic et simpliciter non cambia nulla (con la fascia C in farmacia). Crede che la liberalizzazione di tali farmaci possa rappresentare un bene per la collettività o sarebbe solo una facciata?

«La fascia C deve restare in farmacia. E non perché chi lavora in parafarmacia o in Gdo non sia in grado di dispensare un farmaco appartenente a tale categoria. Questo ci tengo a precisarlo. Il titolo di studio è lo stesso e la bravura del singolo individuo, così come in tutti i campi, dipende solo da quanto si vuole poi dedicare dopo gli studi canonici alla propria formazione e crescita personale. Ne faccio un discorso unicamente di giustizia. Il privato o la multinazionale che decide di acquistare una farmacia dovrà investire molto di più rispetto all’apertura di una parafarmacia o di un corner. E questo perché? Solo per avere al proprio interno fascia A, stupefacenti e tutte altre cose che comportano solo maggiori rischi e responsabilità e meno guadagni (col prezzo dei farmaci in calo il valore della ricetta della mutua cala di conseguenza)? Non lo trovo giusto».

Come giudica l’operato di Fofi e Federfarma rispetto ai reali interessi di chi come lei è farmacista?

«Il farmacista è un lavoro stupendo ma gli enti che ci tutelano (in generale) dovrebbero farlo in maniera più consona. Ad esempio, come diceva un mio ex collega, il nostro mestiere dovrebbe essere inquadrato in uno schema diverso. Dovremmo godere degli stessi “privilegi” di chi lavora nel sistema sanitario nazionale. Parlo sia di titolari che di collaboratori. Anche perché, come appunto chi lavora in una struttura pubblica, noi lavoriamo per la salute delle persone prima che per gli introiti della nostra attività (almeno parlo per me e per chi lavora con me). Abbiamo molte responsabilità anche se agli occhi di alcuni (fortunatamente pochissimi) sembra quasi che a volte stiamo vendendo caramelle»

A sentir parlare i farmacisti titolari di farmacia, la GDO stritolerà il mercato. E’ allarmismo o realtà. Cosa dovrà fare, dunque il farmacista per sopravvivere?

«La farmacia non morirà. Chi potrà avere difficoltà è forse chi si approccerà da zero a questo mondo. Ma chi ha già maturato esperienza, e parlo anche magari di me tra qualche anno quando magari deciderò (se potrò) di avviare una cosa mia, se usa la testa riuscirà ad emergere e ad andare avanti. Anche perché l’attività è rappresentata da chi c’è dentro e non da grosse multinazionali che ti foraggiano per mandarla avanti. I clienti hanno a che fare con delle persone come loro, non con dei numeri (perché per una grande azienda sei solo un numero)».

In ultimo, dottore, cosa pensa dello sciopero del sei maggio?

«Per quanto riguarda lo sciopero, risponderò allo stesso modo di una mia collega. Una farmacia NON può chiudere così come vuole mettendo un cartello fuori “CHIUSO PER SCIOPERO” come fosse una tabaccheria».