Armiamoci e partiamo. Farmacisti punto e a capo – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Per la prima volta ho partecipato ad una manifestazione di categoria e sono tornata a casa felice.
È stato bello: ho incontrato molti amici conosciuti su fb e li ho trovati fantastici. Anche molto meglio di quello che mi sembravano: è vero che sono piuttosto selettiva,e,  anche se virtuale, non mi piace fare amicizia con tutti. Sono anche abbastanza esigente (molto): mi piacciono le persone intelligenti, educate, che credono nella forza delle argomentazioni non in quella degli urli e degli insulti, che non hanno problemi a discutere e confrontarsi, a condividere i pensieri e le impressioni.
Il fatto di non essere d’accordo, invece,  è del tutto irrilevante, anzi. Mi piace sentire altre opinioni, altri punti di vista, altre idee: credo che la diversità sia un’enorme ricchezza, se fossimo tutti uguali o la pensassimo tutti allo stesso modo non ci sarebbe progresso, ma solo noia e appiattimento. E poi le folle osannanti mi lasciano perplessa e mi fanno paura.
Non mi disturbano neppure le sciocchezze, gli errori, gli strafalcioni: a parte che nessuno è nato imparato, come si suol dire, cretinate ne diciamo tutti, il momento “buio profondo” prima o poi lo passiamo tutti. Una sana figuraccia non si nega a nessuno: aiuta a crescere, a capire i propri limiti e ad essere comprensivi e tolleranti con quelli degli altri.
Quello che non accetto è l’arroganza, la violenza, la protervia: non capisco come si possa condividere qualcosa con chi aggredisce, insulta, polemizza solo per il gusto di farlo, ai ragionamenti oppone solo luoghi comuni, non ascolta per l’urgenza di apparire. Sinceramente, quando mi rendo conto che in un dialogo comincia la deriva dell’autoreferenzialismo, il cortocircuito delle provocazioni sterili, mi defilo immediatamente. Non ho né tempo né energie da sprecare, né mi serve innervosirmi per niente.
Mi si è anche confermata un’altra grande verità: le persone nella realtà sono come appaiono nei social. Non è vero, come qualcuno si illude,  che si risulti sgradevoli solo perché, nascosti dietro un apparente anonimato, ci si sente liberi da tutti i freni inibitori e ci si lascia andare facilmente ad atteggiamenti che mai, ma proprio mai, si terrebbero nella vita di tutti i giorni. Le persone antipatiche esistono e, in genere, non si smentiscono mai.
Tantomeno si  può essere in chat garbati e simpatici e di persona rividi e scontrosi.  Prima o poi quello che sei si vede, se fingi finisci per sbagliare i tempi, mancare i toni, qua e là compaiono crepe e stonature. E allora è veramente bruttissimo: ti senti presa in giro, la delusione ti acceca, non perdoni più niente, neppure i peccati più veniali.
Invece i miei amici sono veramente in gamba. Sfido: me li sono scelti ad uno ad uno, proprio bene.
Finalmente abbiamo cominciato a parlare di valore, di quello che facciamo e di quello che potremmo fare, di come renderci utili a noi e agli altri: è stato un inizio timido, un po’ impacciato, ma il seme c’è e sta già dando qualche timido germoglio.
Naturalmente mi sono subito galvanizzata e, naturalmente, mi sono subito venute un sacco di idee luminosissime. Naturalmente ho iniziato subito a rompere le scatole a quanti più ho potuto, ma,  questa volta, non mi hanno invitato a farmi subito una tripla camomilla direttamente in vena: mi hanno risposto che ne possiamo parlare. Con più calma, di persona, ma ne possiamo riparlare.
Ho sentito affrontare argomenti per i quali mi batto da tanto tempo, la qualità del lavoro, l’eccellenza delle idee, l’importanza della formazione, la necessità di vendere prima di tutto noi stessi e la nostra professione. Certo, non c’era il tutto esaurito, ma, in fondo, è proprio indispensabile?
Dobbiamo rassegnarci ad un’altra grande verità: in mondo libero c’è posto per tutti, per chi predilige un tipo di impegno e chi un altro, per chi persegue uno scopo e chi un altro, per molti progetti diversi, per molti modelli diversi. Avranno tutti lo stesso successo? Sicuramente no. Da cosa dipenderà? Da un milione di variabili, alcune delle quali del tutto imponderabili ed imprevedibili.
Ma una cosa è certa: condizione essenziale sarà la forza con la quale sposeremo la nostra causa, la fede che riusciremo a riporre nelle nostre idee, la determinazione con cui inseguiremo i nostri obiettivi.
Il tempo dello “stiamo vicini vicini e facciamoci coraggio” e del “vogliamoci tanto bene” è finito. È anche finito il tempo dei “proviamoci” poco convinti.
È iniziata l’era del “noi diamo il massimo e vogliamo diventare i migliori”.

Desiderare e sognare

Essere o non essere (FARMACISTI).

Avanti tutta, anzi indietro

Ma io chi sono?