Avanti tutta, anzi indietro – Farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Non sono a casa.
Mi manca la finestra dalla quale vedo il giardino che tanto amava mio padre. Dopo decenni di vetri rovinati e opachi che impedivano una visuale limpida, al mattino presto mi incanto ad ammirare questa natura rigogliosa ogni giorno diversa, misteriosa e affascinante. E poi ci sono le mie orchidee e il censimento quotidiano di fiori e boccioli, nonché l’ispezione metodica ad ogni foglia e rametto.
Per quanto anche il panorama fuori da questa finestra sia bellissimo (i tetti di Firenze: il sole, le finestrelle, i comignoli, una meraviglia) questa non è la mia finestra e non riesco a concentrarmi come dovrei.
È curioso come siamo rigidamente legati alle nuove nostre abitudini: spesso ci accorgiamo delle cose che ci riguardano solo quando siamo costretti a modificare la nostra prospettiva.
Sono qui per un motivo molto importante: il mondo della farmacia sta cambiando e un sacco di persone che contano ci diranno dove siamo e dove dobbiamo andare. A dire il vero, sono già tre o quattro anni che ci promettono delle ricette vincenti, ma sono sicura che questa volta sarà la volta buona. Me lo sento: sono arrivati un sacco di ministri della repubblica, senatori, persone illustri.
Ora devo vincere il profondo senso di inadeguatezza che mi  prende sempre in questa circostanze: guardo i mei colleghi, li sento parlare e, se devo essere proprio sincera, capisco pochissimo di quello che dicono. Non mi intendo di economia né di finanza: amministro la mia azienda guidata da un intuito misterioso che mi viene da non si sa dove. Per fortuna, c’è una docente della Bocconi che in modo semplice e chiaro traduce in formule matematiche quello che in qualche modo avevo colto da sola. Per qualche strana ragione sembra piacere solo a me, ma preferisco non indagare oltre. Parla un linguaggio che capisco e condivido quello che dice: questo per il momento mi basta.
Altri mi spiegano che va tutto bene, i cambiamenti sono positivi, sono occasioni per crescere, per evolversi, per mettersi al passo con i tempi. Il farmacista rimane un pilastro della società civile, svolge una professione utile, anzi indispensabile: non mi è ancora completamente chiaro a che cosa serva veramente, che cosa debba o possa fare in pratica, ma sono profondamente confortata dal fatto che  siano tutti d’accordo sul fatto che non se ne possa fare a meno. Ultimamente, a dire il vero, mi erano venuti seri dubbi di avere ancora una funzione essenziale: purtroppo ho anch’io i miei momenti di sconforto, ci sono giorni in cui mi chiedo che cosa debbo fare e se ha un senso ostinarsi a cercare di impegnarsi ad esercitare questa professione.
Ma tant’è: va tutto benissimo, la società conta su di noi, dobbiamo cambiare, non mi è ben chiaro in che modo, ma cosa ci vorrà mai, il mondo si aspetta da noi grandi cose e noi non lo deluderemo.
Le note stridenti sono poche, ma subdole, inquietanti, significative: il dato emerso da un’inchiesta secondo il quale la metà di noi, se potesse tornare indietro, non studierebbe più farmacia; una lezione su come vendere di più e meglio.
Sono i silenzi ad essere veramente assordanti: mi aspetto che mi offrano nuovi strumenti per lavorare, mi promettano riforme di un sistema obsoleto e superato, mi rivendichino un ruolo più ampio, difendano e proteggano i nostri giovani laureati da contratti umilianti e offensivi.
Niente.
Nessuno sembra ritenere queste cose importanti.
Mi si sta insinuando un piccolo sospetto: questo nuovo farmacista, così al passo coi tempi, così evoluto, mi sembra molto simile, non dico uguale uguale, a quello vecchio. Mi sembra forse un po’ più spaventato, un po’ più rassegnato, ma forse mi sbaglio, non intendendomi di alta finanza forse non capisco bene. Lo sento parlare di sconti, percentuali, investimenti, forse è un po’ meno sicuro, lo sento un po’ più titubante sulle cifre, ma cose da poco, nulla di veramente preoccupante.
I farmaci niente, non interessano più a nessuno, tanto si sa che non rendono più nulla.
La farmacia del futuro sarà un centro servizi avanzatissimo: check-up completo, dai piedi ai capelli, professionisti di tutti i generi a profusione, ma farmacisti pochi, anzi pochissimi, costano, e poi si intendono solo di farmaci, se non sono anche bravi a vendere cosmetici integratori e dispositivi medici a cosa servono?

Ma io chi sono?