FARMACIE SOPRANNUMERARIE – C’è l’obbligo di soppressione – Ordinanza del consiglio di stato. A cura dell’Avvocato Tommaso di Gioia

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L’ordinanza della III Sezione del Consiglio di Stato n. 600 del 2016 finalmente fa definitiva chiarezza in ordine all’obbligo di soppressione, mediante revisione di pianta organica, di tutte quelle sedi farmaceutiche istituite nel rispetto del nuovo quorum stabilito dalla L. n. 27/’12, poste a concorso e divenute soprannumerarie alla data del 31 dicembre 2014.

L’intento del Legislatore della L. n. 27/’12 di “… favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un più ampio numero di aspiranti, aventi i requisiti di legge, nonché quello di favorire le procedure per l’apertura di nuove sedi farmaceutiche, garantendo al contempo una più capillare presenza sul territorio del servizio farmaceutico …” (art. 11 comma 1 del Decreto legge convertito nella L. n. 27/’12), doveva e deve essere perseguito niente affatto in un’ottica liberalizzatrice, bensì nel rispetto di un quadro di regole precise che avessero quale “stella polare” l’interesse pubblico a garantire ai cittadini un più adeguato servizio farmaceutico.

Ed infatti:

  1. per la prima volta, nella nostra legislazione, l’istituzione di farmacia con il quoziente parziale diveniva facoltativa e non più obbligatoria (su tale punto interpretativo la giurisprudenza è pacifica);
  2. per la prima volta il legislatore poneva assoluto risalto al “numero” delle sedi farmaceutiche: “il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.300 abitanti” (art. 1 comma 2 della L. n. 475/’68 siccome novellata dalla L. n. 27/’12), “ogni Comune deve avere un numero di farmacie in rapporto a quanto disposto dall’art. 1” (art. 2 comma 1 della L. n. 475/’68 siccome novellata dalla L. n. 27/’12), “il numero di farmacie spettanti a ciascun Comune è sottoposto a revisione entro il mese di dicembre di ogni anno pari” (art. 2 comma 2 della L. n. 475/’68 siccome novellata dalla L. n. 27/’12).

Tutte tali norme sono assolutamente rispettose dei principi contenuti nella sentenza n. 27 del 4 febbraio 2003 della Corte Costituzionale che, anche in materia di numero delle farmacie spettanti ad ogni Comune, ha chiarito che la mancata precisa osservanza del rapporto farmacie/abitanti è suscettibile di accentuare una forma di concorrenza tra le farmacie, contribuendo alla scomparsa degli esercizi minori e così alterando quella che viene comunemente chiamata “la rete capillare delle farmacie”.

Insomma, l’insegnamento del Giudice delle Leggi è che il rispetto preciso del numero delle farmacie risultanti dal quorum stabilito dalla Legge è il presupposto per l’offerta del miglior servizio di assistenza farmaceutica ai cittadini di ogni Comune: un surplus di farmacie si pone in contrasto con la Legge e genera fenomeni di accentuazione di concorrenza tali da riverberare effetti dannosi per i cittadini medesimi.

A questo punto gli Enti competenti hanno l’obbligo di revisionare la pianta organica farmaceutica, se ancora non l’hanno fatto entro il 31.12.2014, in tutti quei Comuni che hanno visto diminuire la popolazione fino a perdere il quorum di una o più farmacie istituite con la legge “cresci Italia”. Qualora, invece, tali farmacie soprannumerarie (o eccedenti) siano illegittimamente assegnate ai vincitori di concorso, le Regioni si assoggetteranno a significative richieste di risarcimento danni da parte di tutti gli altri farmacisti, per l’illeciti riduzione di fatturato e sviamento di clientela determinati dall’apertura di una sede che, invece, andava soppressa già dal 31 dicembre 2014.

Avv. Tommaso di Gioia

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