Quantità vs. Qualità dei dati e la “contaminazione” dell’innovazione tecnologica in ambito salute

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Big data è il termine usato per descrivere una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore.” (Wikipedia)

AIFA aveva già avuto modo di parlare approfonditamente di Big data e del loro potenziale in ambito clinico e scientifico. Circa un anno fa commentavamo con interesse gli scenari avveniristici profetizzati dall’ex-CEO di Google, quando annunciava la progressiva “scomparsa di Internet” a vantaggio di una sua reincarnazione in molteplici dispositivi e sensori che avrebbero popolato la quotidianità di ciascuno di noi incamerando dati H24, con una potenza di interazione continua. E in effetti smartphones,pads, devices indossabili, trackers e ora persino pillole intelligenti, sono già in grado di registrare centinaia di milioni di informazioni come raffiche di nostre istantanee in time-lapse. Tuttavia, la loro “estrazione di valore” non è poi così scontata. Così come il loro immagazzinamento, l’analisi, l’incrocio, insomma la restituzione di senso a questa sconfinata mole di dati. Un aspetto non banale, che sta condizionando le scelte strategiche e gli approcci di marketing di molte aziende, prime fra tutte quelle farmaceutiche e quelle IT che non a caso stanno siglando diverse partnership per la gestione dei big data nel campo dello sviluppo di tecnologie pro-salute e, nel nostro campo di interesse, in ambito farmaceutico.

Ne è un esempio l’accordo firmato lo scorso anno per la ricerca clinica sulla sclerosi multipla fra la Biogen e Google, o meglio Verily, la sussidiaria del gruppo di Mountain View specializzata nell’ambito medico e scientifico. L’obiettivo è la raccolta di informazioni sui pazienti dalla cui analisi sia possibile individuare quali sono i fattori che contribuiscono alla manifestazione della malattia e soprattutto le dinamiche che ne regolano la progressione, per arrivare allo sviluppo di farmaci e cure mirate. Le aziende farmaceutiche infatti non hanno la potenza di fuoco necessaria per processare i dati frutto di analisi così estese. Ma le grandi società di servizi tecnologici sì. E quindi Google (ma anche Apple, Microsoft e IBM) da anni sta investendo molto nel settore salute. Grazie anche allo sviluppo di dispositivi di sua proprietà in grado di “catturare” i dati clinici dei pazienti e ad altri accordi industriali, il colosso IT sta lentamente acquisendo oltreoceano le competenze per poter subentrare agli istituti preposti alla sostenibilità dei programmi assistenziali federali.

Almeno così afferma il Vice Presidente della Divisione Sviluppo Strategico di Biogen, dopo un anno di collaborazione con Google. “I payers – ha dichiarato qualche giorno fa Adam Koppel nel corso della Healthcare Conference presso la Harvard Business School – stanno di fatto diventando delle aziende di servizi informatici”. Questa affermazione trova conferma nel fatto che negli USA le compagnie assicurative sanitarie si stanno specializzando sempre più nella raccolta e analisi dei più diversi set di dati della vita reale dei loro assistiti, così da personalizzare i piani assistenziali e possibilmente aiutarli a mantenere il loro stato di buona salute e ridurre quindi il rischio assicurativo. Google non esclude neppure il processo inverso se, come commenta Koppel, potrebbe avere tutte le carte in regola per sostituirsi ai Centers for Medicare and Medicaid Services.

Al di là degli interessanti risvolti che questa previsione potrebbe generare nello scenario sanitario americano, ciò che suscita una nostra riflessione come regolatori è la profonda interconnessione del mondo tecnologico con quello della salute, che si conferma infatti uno dei trend del settore della scienza medica per il 2016. La necessità di “partire dal paziente”, ma da un paziente diverso da quello inteso sinora, da cui raccogliere un ampio bagaglio informativo per arrivare a soluzioni più mirate alle sue caratteristiche ed esigenze personali è alla base di questo scivolamento delle competenze informatiche altamente avanzate a supporto della ricerca clinica e delle politiche di governance della spesa sanitaria. I dati che misurano gli esiti sui pazienti in tempo reale sono di una significatività eccezionale per la definizione di piani terapeutici personalizzati e per l’individuazione di strategie di rimborso realmente efficaci.

Come AIFA abbiamo da tempo piena evidenza di tutto questo tramite i Registri di Monitoraggio, grazie ai quali, ad esempio, è possibile tenere traccia in tempo reale di diversi schemi di rimborso condizionato per la stessa molecola con indicazioni terapeutichedifferenti o dei trattamenti anti HCV avviati in Italia, della loro numerosità e quindi dell’opportunità di rinegoziare nuovi sconti con le aziende produttrici in base ai risultati di accordi di prezzo-volume. O ancora, alla capacità di ottimizzare e recuperare risorse economiche da terapie che non sono risultate efficaci quanto promesso, in virtù di accordi di condivisione del rischio e meccanismi di rimborsabilità condizionata, che nel solo 2015 hanno generato risparmi per oltre 200 milioni di euro.

L’Agenzia ha il dovere di segnalare i cambiamenti delle politiche che riguardano sia la ricerca sui nuovi farmaci sia la gestione della loro sostenibilità economica, perché nel nostro mandato istitutivo queste due finalità coesistono e ciò significa che l’innovazione tecnologica dovrà aiutarci sempre più nella gestione dell’operatività dell’Agenzia. Questo è il motivo per cui AIFA ha da anni sostenuto un profondo potenziamento dei propri sistemi informativi che oggi, pur essendo ancora in evoluzione migliorativa, ci consentono la gestione di un ciclo continuo di informazioni che attingono alle valutazioni tecnico-scientifiche, a quelle di tipo farmaco-economico, fino alle analisi post-marketing della pratica clinica reale. Dati che intendiamo utilizzare per alimentare un flusso di lavoro che produce esiti, a loro volta da reimmettere nuovamente nel processo negoziale, per generare significato e orientare l’operato quotidiano verso scelte strategiche sempre meglio calibrate.

In questo inarrestabile e a tratti rivoluzionario progresso informatico, conserviamo un unico punto cospicuo: quello costituito dal paziente e dalle nuove responsabilità che derivano da prendere in carico milioni di “generatori di dati”, validarne e certificarne il valore, un obiettivo sempre più di inizio e fine del nostro compito.

Leggi la dichiarazione di Adam Koppel

fonte: AIFA