Farmacista punto e a capo – No, io non lavoro sul serio – A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Eccolo, è arrivato. Lo aspettavo e lo temevo ed ero sicura che mi avrebbe agguantato quanto prima.
E naturalmente non ero pronta.
Non so cosa scrivere. Anzi lo so, ma non so come farlo. Oggi le frasi non si dipanano, le parole non prendono forma, i pensieri non si trasformano in suoni.
Mi dicono che si chiami panico da foglio bianco o qualcosa di simile.
Preferisco credere che sia banale stanchezza. Questa notte ero di turno e lo sarò anche la prossima. Il lavoro nel fine settimana è sempre difficile, le notti veramente molto impegnative e pesanti.
Intanto sono molto più stanca del solito e la sola idea di non avere una pausa fra una settimana e l’altra comincia ad innervosirmi fin dalle giornate precedenti, per cui arrivo al momento fatidico già psicologicamente provata. E questo non aiuta.
Si potrebbero scrivere interi testi di psicologia e sociologia sul cliente notturno: si passa dal genitore in preda al panico per aver perso l’unico preziosissimo ciuccio del piccolo tiranno di casa che non sente ragioni e ne vuole uno assolutamente identico, segni dei denti i compresi. Al marito extracomunitario che non permette alla moglie di descrivere in prima persona i propri disturbi femminili, ma filtra, corregge, modifica, fino al punto che non si capisce più niente, ma non demorde, dev’essere lui a spiegare, la moglie può solo parlare con gli occhi.
Al contrario, il marito, italianissimo, mandato dalla sposa diletta, la quale, tra un primariato ospedaliero e un nobel per la medicina, impartisce telefonicamente istruzioni dettagliatissime, forte del consesso di amiche/sorelle/madri/vicine di casa, mescolando allegramente rimedi omeopatici, naturali, ayurvedici, discettando con sicurezza di ogni umano sapere, salvo poi dare in escandescenze alla negazione di un farmaco iniettabile per fermare la nausea. A cosa  le serve la ricetta di un medico, lo dico io, non le basta? Se proprio insiste, le faccio un’autocertificazione, cosa ci vuole, così me lo deve dare per forza.
O il signore distinto che ha male ad una spalla da un mese, allo stomaco da venti giorni, ha un ginocchio gonfio da sei mesi,  ma proprio questa notte, proprio alle 2,30 di notte, non ne può proprio più, non riesce a dormire, posso entrare così le tengo compagnia? Tanto lei deve lavorare, aspettiamo l’alba insieme…
L’alba arriva comunque e con essa l’ultima cliente della nottata, o la prima del nuovo giorno: suona più volte il campanello, è nervosa, le tocca lavorare anche di domenica, non come i signori che si possono alzare a mezzogiorno, devo lavorare sul serio, io, non come lei che magari  ha festeggiato tutta la notte, mi ha fatto aspettare cinque minuti, sono in ritardo, mi dia uno spazzolino da denti, quello che costa meno, mi raccomando, che non ho tempo di passare dal supermercato, dove trovo quelli buoni che costano anche poco, non come in farmacia dove tutto è carissimo. E si sbrighi, che non ho tempo, io, io lavoro sul serio.

Il futuro è adesso