Studi di settore, farmacie tra le imprese più “sincere” verso il Fisco

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Nel panorama nazionale delle imprese che applicano gli studi di settore, le farmacie del territorio sono tra quelle che più si distinguono per correttezza e sincerità nei confronti del Fisco. E’ quanto rivelano i dati statistici con cui l’Agenzia delle Entrate ha fatto un bilancio di quattro anni di dichiarazioni dei redditi, passando al setaccio le oltre 200 categorie economiche sottoposte a studio di settore. La fotografia che emerge da questo strumento di compliance fiscale mostra parecchie ombre: i contribuenti non congrui, per esempio, sfiorano nel 2014 il 34% (in altri termini, risulta fuori dai parametri quasi una posizione su tre) e aumentano di anno in anno: erano poco più del 28% nel 2013 e il 26% nel 2012. Stesso andamento per le imprese incoerenti: nel 2014 sono il 57%, l’anno prima erano il 53% e quello prima ancora il 47% circa.

2014 2013 2012
Imprese, posizioni congrue 66,22% 71,94% 73,82%
– di cui coerenti 57,96% 60,19% 65,83%
– di cui non coerenti 42,04% 39,81% 34,17%
Farmacie, posizioni congrue 87,19% 90,59% 91,23%
– di cui coerenti 75,15% 69,82% 68,72%
-di cui non coerenti 24,85% 30,18% 31,28%

Numeri decisamente diversi, invece, per le farmacie: a fronte di una congruità media del 66,2%, i presidi dalla croce verde fanno registrare un’incidenza addirittura dell’87,2%; e se sul totale delle imprese soggette a studi di settore la coerenza viaggia attorno al 43% circa, tra le farmacie si avvicina al 68%. Certo anche tra le farmacie si registrano negli anni significativi mutamenti: i presidi dalla croce verde incongrui erano l’8,7% nel 2012, salgono a 9,4% nel 2013 e superano il 12% nel 2014. In controtendenza invece le farmacie incoerenti: erano il 37% nel 2012, sono il 36% nel 2013 e scendono al 32,2% nel 2014. «L’aumento delle posizioni incongruenti» commenta Giovanna Castelli, consulente fiscale di Federfarma «si spiega soprattutto con la progressiva riduzione delle soglie oltre le quali scattano i correttivi anticrisi; oggi non entrano in azione con la stessa facilità di un tempo e quindi aumentano le incongruità, anche perché la congiuntura si è rasserenata soltanto in alcune aree del Paese». Per quanto concerne il trend a calare delle incoerenze, per Castelli la causa principale va cercata «nel calo progressivo del valore medio al quale si acquistano le farmacie, per cui si contrae l’incidenza degli ammortamenti sui costi d’impresa».

fonte: federfarma