Andare o restare, ma dove? farmacisti punto e a capo. A cura della dottoressa Bianca Peretti

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Ieri ho letto un post su fb in cui una collega da trent’anni in farmacia lamentava le difficoltà di affrontare un ambiente di lavoro divenuto ostile e non più stimolante.
Mi sono venute in mente un sacco di cose: quando, giovane titolare, del tutto inesperta, sprovveduta ed ingenua, per affrontare la giornata lavorativa dovevo prendere fiato, cinque minuti, in bagno , per farmi coraggio e dominare il panico. Dell’ansia di chiedermi continuamente che lavoro volevo fare, che farmacista volevo essere, dove volevo andare, chi potevo e volevo portare con me.
Me lo chiedo ancora, tutti i giorni e cambio idea circa trecentosettantadue volte al giorno.
E mentre discuto con me stessa, mi arrabbio e litigo sempre tra me e me, rispondo a decine di domande, di persona o per telefono, incoraggio, chiarisco, spiego, stimolo, sostengo la mia squadra, come se fossi depositaria di ogni certezza, in un balletto schizofrenico che mi lascia spesso sfinita.
Sono stata educata al senso del dovere e della responsabilità: non mi sottrarrei mai al mio ruolo, l’ho voluto e me ne faccio carico interamente, ma non so se si percepisce la fatica e l’impegno che mi costa. Giuro che, certe volte, vorrei fuggire lontano o nascondermi in un angolo buio o abbandonarmi ad una crisi isterica, piangere urlare e dare di matto, ma di matto sul serio, con tanto di scena istrionica drammatica e teatrale. Mi immagino come certi personaggi da film di serie B, mi viene da ridere e mi passa. Quasi sempre.
Quando qualcosa funziona mi sembra sempre un miracolo: tendo a dimenticarmi gli sforzi fatti, i tentativi falliti, la determinazione, per non dire caparbietà, con la quale mi muovo. Mi sembra un miracolo e basta, e io mi sento sempre un po’ miracolata, e come tutti i miracolati non sono sicura di meritarmi quanto ottengo, temo sempre di perdere tutto da un momento all’altro. Mi pervade una sorta di fatalismo e vagheggio di lasciarmi trascinare dalla corrente del destino.
Poi mi viene in mente che da me dipende il futuro di una piccola azienda e di nove persone e non posso cedere, non le posso abbandonare, non le posso deludere. Hanno bisogno di me e io di loro: non sono ancora sicura di dove stiamo andando, ma ci dobbiamo andare insieme. E che la fortuna ci assista.

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