“Chi non ama le donne il vino e il canto è solo un matto non un santo”: sempre vero? – di Nadia Di Carluccio

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Sempre più il “milieu” socioculturale ci impone regole e abitudini non del tutto corrette soprattutto per il nostro organismo che talvolta risponde con un mal funzionamento degli interi meccanismi fisiologici. Il cervello è l’organo che ci fa interagire con il mondo sia interno che esterno e non pochi sono i nutrienti che riescono a interferire con la normale funzione del sistema nervoso e al vertice di tutti si trova l’alcol i cui effetti vengono spesso dimenticati soprattutto dalle nuove generazioni o da chi ama stare in compagnia. L’alcol è una sostanza che si usa quasi sempre a scopo voluttuario così come possono essere usate altre sostanze d’abuso quali nicotina o cannabis, oppure droghe più pesanti: cocaina o eroina. L’alcolismo primario si distingue dal secondario in quanto si assiste solo ad un disturbo del comportamento dell’individuo che modifica il suo normale “treno di vita” avente come unico obiettivo l’ottenimento dell’alcol; mentre l’alcolismo secondario è quando il primario si associa anche ad un’altra patologia e spesso si tratta di individui affetti da disturbo dell’umore di tipo maniaco-depressivo che vanno dalla depressione più nera all’eccitamento maniacale più incontenibile, che non riposano mai e affermano di non aver bisogno neppure di mangiare, oppure ci possono essere casi di individui ansiosi o insicuri che fanno un uso smodato di alcol per calmarsi e stordirsi affinchè la pesante realtà possa sempre più allontanarsi dalle proprie menti. Essendo l’alcol una molecola molto piccola ha la capacità di essere assorbita molto rapidamente e rilevata nel sangue circa 30-40 min dopo l’assunzione ed è subito ossidato principalmente dal fegato. Modalità di assorbimento e cinetica dipendono non solo dalla quantità di etanolo consumata ma anche e soprattutto dal contenuto gastrico e dalla velocità con cui lo consumo. Sin dall’antichità è noto che quando si era soliti sedere attorno al triclinium le donne erano le prime a risentire gli effetti dell’alcol e questo che non faceva altro che rendere felice soprattutto gli uomini trovava e trova spiegazione nella differenza di quantità presente a livello della mucosa gastrica dell’alcol deidrogenasi: enzima particolarmente basso nelle donne e responsabile dell’80-85% della conversione dell’etanolo in acetaldeide. L’effetto euforizzante dell’alcol lascerebbe spazio a quello sedativo in seguito all’induzione del potenziamento dell’effetto Gaba ovvero acido γ-ammino butirrico ligando endogeno facilitante l’apertura dei canali del Clgli stessi su cui agiscono i sedativi ipnotici. Secondo la teoria di Goldstain gli effetti centrali dell’etanolo sarebbero dovuti alla propria capacità di aumentare la fluidità delle membrane neuronali modificandone l’assetto della porzione e lipidica e proteica. Invece la tolleranza all’alcool ovvero quel fenomeno che per ottenere gli stessi effetti di euforia e rilassatezza richiederebbe dosi sempre maggiori sarebbe ascrivibile  all’attivazione di un sistema inducibile detto MEOS: sistema di ossidazione microsomiale dell’etanolo presente nel reticolo endoplasmatico liscio del fegato la cui funzionalità aumenta all’aumentare dell’etanolo motivo per cui si ha una più facile degradazione dello stesso quando introdotto nell’organismo in quantità maggiori. Quale sarebbe allora il motivo di assumere alcol e sfociare talvolta nella dipendenza? L’attivazione del sistema dopaminergico poiché l’alcol rilascia dopamina in grado di donare gratificazione e ricompensa. Cosa succede però quando una persona assume alcol al di sopra del quantitativo normale? Si ha la classica “ubriachezza acuta” o “intossicazione alcolica acuta” in cui in una prima fase prevalgono i meccanismi disinibitori: inibizione delle aree inibitorie corticali e manifestazione di euforia, eccitazione, ipermotricità, attivazione verbale e disatria; mentre nella seconda fase compaiono sonnolenza, torpore, rallentamento dei riflessi e disorganizzazione delle prestazioni e motorie e mentali con raggiungimento addirittura del coma e morte. Una scala di correlazione tra i livelli ematici di alcool e lo stato psicofisico dell’individuo indica il manifestarsi di leggera euforia alle dosi di 30mg/100ml, leggera incoordinazione alle dosi di 50mg/100ml, atassia e confusione alle dosi 100-200mg/100ml fino ad arrivare ad anestesia profonda o addirittura coma se si raggiungono dosi pari a 300-400mg/100ml di alcool. Le intossicazioni possono essere trattate con lavande gastriche, diuretici, glucosata, fisiologiche o emodialisi e ne caso in cui il paziente risultasse agitato è assolutamente sconsigliato l’uso di benzodiazepine in quanto determinerebbero solo un aumento della depressione. L’intossicazione patologica detta anche idiosincrasia alcolica è invece caratterizzata da eccitamento e comportamento aggressivo spesso associata a fenomeni psicopatici e criminali. Tale effetto non è assolutamente causato dalla quantità di alcool assunto ma è come se questi individui fossero “allergici” all’alcool e dopo aver consumato piccole dosi facilmente cadono in un sonno profondo e commettono sconsideratezze senza ricordare più nulla motivo per cui a livello legislativo vengono considerati malati e quindi non responsabili delle proprie azioni contrariamente a quanto avviene invece per gli alcoolisti considerati a tutti gli effetti responsabili. Molto diffuso è inoltre il “blackout alcolico”: sospensione della memoria che si manifesta quando l’individuo non riesce più a registrare gli eventi della vita e fa discorsi senza alcun significato o collegamento. In una società già fievole per innumerevoli cause è impensabile lasciare che le nuove generazioni trovino sollievo nell’uso smodato di alcol poiché la stragrande maggioranza delle volte lo si consuma solo per il gusto di seguire strane mode dalle quali è difficile sottrarsi, una volta essere stati travolti.