Daraprim aumentato del 5000%. Hillary Clinton: «Frode oltraggiosa, esporrò un piano». E a Wall Strett bruciati 15 miliardi di dollari

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Caso Daraprim, una dichiarazione di Hillary Clinton, dal suo profilo twitter fa perdere in borsa 15 miliardi di dollari alle aziende farmaceutiche.

La candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America, dopo la notizia che il farmaco per curare la toxoplasmosi e per la cura di pazienti con deficit del sistema immunitario per hiv o tumori, ha scritto, in un tweet che “la frode sui prezzi dei medicinali è oltraggiosa. Esporrò un piano per affrontare il problema”.

E le perdite percentuali a Wall Street di Nyse Arca, Valeant e Biotech hanno superato il dieci per cento.

Ma torniamo al caso Daraprim. Come riportato da quellichelafarmacia, l’aumento di prezzo del medicinale è pari al 5000 per cento: è passato da 13.5 dollari a pastiglia a 750. Ora il brevetto è di proprietà di Turing Pharmaceuticals di proprietà di Martin Shkreli.

Ma la questione relativa al rialzo dei prezzi dei farmaci non è una novità.

Doxycycline, antibiotico che nel 2013 costava venti dollari, oggi ne costa 1850.

Cycloserine, utilizzato per la turbercolosi, costava 500 dollari per trenta pillole. Oggi lo stesso contenitore viene venduta a 10800 dollari.

Solo nel 2014, sei stati degli Usa hanno adottato misure che costringono le società farmaceutiche a motivare gli aumenti dei prezzi dei farmaci, come lo stato di New York.

E non sembra essere d’accordo Big Pharma, l’industria farmaceutica ha rifiutato le nuove possibili misure di trasparenza argomentando che: «Non c’è per forza un rapporto di causa ed effetto tra costi sostenuti per sviluppare un medicinale e il suo prezzo sugli scaffali” e cita un recente rapporto della Tufts University secondo cui nel 2014 Big Pharma ha speso una media di 2,6 miliardi di dollari prima di immettere un farmaco sul mercato, contro gli 800 milioni del 2003.