Morbo di Alzheimer: ottimismo sul trattamento con idalopirdina in fase 2 add-on a donepezil

1
578

ricerca-medica-1-300x200La ricerca prosegue lungo le sue tappe costellate da diverse soluzioni da valutare nell’efficacia terapeutica nei confronti di alcune patologie croniche che, con l’aumento demografico della popolazione anziana nel mondo, si propongono come le principali problematiche sanitarie su cui porre la massima attenzione e questo è il caso del Morbo di Alzheimer. L’individuazione di un trattamento farmacologico capace di migliorare le prestazioni cognitive è alla base di molteplici progetti, come nel caso di Roche con Gantenerumab, eppure una nuova speranza sembra esser giunta da un trattamento sperimentale sviluppato dai ricercatori del Memory Assessment and Research Centre, Moorgreen Hospital, Southampton.

Alla base della nuova speranza vi sarebbe la somministrazione di idalopirdina, un’antagonista del recettore 5-HT6, da affiancare in pazienti sottoposti a donepezil con risultati che, almeno stando ai dati emersi dal trial LADDER di fase 2, sarebbero ben più che promettenti con importanti miglioramenti della capacità cognitiva, nonostante ci sia ancora da lavorare per ridurre gli effetti avversi ed incrementarne l’efficienza. Lo studio è stato condotto in fase 2 randomizzato, in doppio cieco con placebo LADDER, dal quale prende il nome il trial, attingendo ad un gruppo selezionato da 48 centri clinici ambulatoriali di ben 7 Paesi diversi, al fine di ottenere una campana di dati attendibile i quali proprio per gli ottimi risultati sono stati pubblicati su Lancet Neurology. “Negli esseri umani – ha spiegato il coordinatore David Wilkinson sul meccanismo d’azione nei confronti del Morbo di Parkinson –  i recettori 5-HT6 sono utilizzati quasi esclusivamente nel cervello, e in particolare in aree rilevanti per la cognizione, come l’ippocampo e la corteccia frontale… I nostri risultati ndicano che idalopirdina è efficace nel migliorare la funzione cognitiva del pazienti in trattamento con donepezil“.

L’idea alla base della ricerca condotta riguarda la considerazione che un’aggiunta razionale di idalopirdina a donepezil vanti un effetto additivo quando è combinata a inibitori dell’acetilcolinesterasi, ciò almeno nei soggetti con Morbo di Alzheimer di grado moderato che fossero stati sottoposti a trattamento con donepezil 10 mg per 3 giorni per 3 o più mesi. I risultati conseguiti dovranno ovviamente esser confermati da studi su popolazioni più ampie al fin di chiarire, in modo dettagliato, gli effetti del trattamento che si spera possa essere un ulteriore passo per combattere la patologia.