Il venditore di medicine: l’inchiesta sulle lobby del farmaco, al cinema

0
743

20120411160839-ac78a21cI recenti scandali nell’ambito del settore farmaceutico, basti pensare alle diverse situazioni nelle quali Roche si è resa protagonista come il Tamiflu e la vicenda Avastin-Lucentis, quest’ultima in partnership con Novartis finita al centro dell’attenzione dell’Antitrust per alcune operazioni non proprio limpide, non sono passati inosservati agli occhi dell’opinione pubblica in un periodo, come quello attuale, dove la forte crisi economica ha indotto all’attenzione sulle spese di bilancio, e quindi la spending review, con la sanitaria in vetta grazie ai trattamenti oncologici.

Il settore in questione, insieme alla vendita di vaccini, rappresenterebbe uno dei mercati floridi presenti e futuri per le lobby del farmaco le cui azioni sono state trattate in un film,in questi giorni sbarcato ufficialmente nelle sale cinematografiche, dal titolo molto esplicativo “Il venditore di medicine“, che propone un focus proprio sulle modalità con le quali i colossi farmaceutici vendono e favoriscono la distribuzione dei propri prodotti approfittando dei meccanismi di rimborso del sistema sanitario nazionale e delle complicità, in termini di corruzione, da sempre argomento complesso in Italia, da parte di figure presso gli enti e le strutture chiave.

Nonostante l’arrivo di un film incentrato sulle lobby del farmaco, a stupire è la mancanza, almeno per il momento, di provvedimenti o tavoli di discussione da parte del Governo, in particolare del Ministero della Salute, per evitare, ponendo quindi un freno anche alla spesa, le pratiche illecite, ad oggi parzialmente bloccate soltanto in caso di grandi scandali, come per l’appunto il decreto off-label dopo la vicenda di Avastin divenuta una goccia in un mare di vuoti normativi nei quali i protagonisti della distribuzione del farmaco, consci della crescente centralità dei prodotti nella pratica terapeutica e clinica moderna, possono agire con ampi spazi di manovra e con la quasi, oltre che totale, libertà, il tutto mentre persino l’opinione pubblica ne osserva le manovre, in modo silente, tramite lo schermo di un cinema.