Celiachia: scontro Federfarma e Regione Calabria, servizio sospeso

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712E’ ufficialmente scoppiato un caso attorno alla distribuzione di prodotti per celiaci nella Regione Calabria, ed in particolare per le farmacie della provincia di Catanzaro, attualmente gli unici canali di distribuzione vista l’impossibilità, nonostante sia stata garantita da legge nel 2001, di fornire i prodotti per la celachia tramite anche i supermercati sfruttando i buoni pasto assegnati ai soggetti affetti da tale patologia, che a partire dal 18 Aprile scorso hanno smesso di fornire il servizio facendo intervenire persino l’Aic, Associazione italiana celiachia.

Alla base di questa particolare decisione, che sta creando non pochi problemi celiaci della provincia e come illustrato dal presidente del sindacato regionale, ovvero Vincenzo Defilippo, vi sarebbero delle incomprensioni con la Regione Calabria, in particolare con l’Assessorato alla Salute, per l’integrazione, con la distinta contabile riepilogativa delle farmacie, di una fattura relative le erogazioni proprio di prodotti per i soggetti affetti da celiachia, con relativo flusso informatico, alla quale la Regione avrebbe creato una certa ostruzione, mutata nel giro di pochi giorni a seguito della minaccia di sciopero ma poi ritrattata circa 48 ore dopo. Secca la presa di posizione di Aic, il cui presidente Anna Cannizzaro non ha mancato di lanciare accuse verso l’iniziativa attuata dalle farmacie, lesiva nei confronti dei soggetti affetti da celiachia e spinta soltanto da motivi strettamente commerciali.

Sull’argomento Federfarma ha già presentato ricorso al Tar di Catanzaro, proprio per chiedere l’annullamento della delibera della Regione Calabria del 14 luglio 2013, che per la prima volta in Calabria consentirebbe la spendibilità dei buoni d’acquisto anche fuori dalle farmacie. In un regime di sostanziale monopolio della distribuzione di questi alimenti – ha proseguito Cannizzaro –  l’iniziativa di Federfarma impedisce ai celiaci di Catanzaro l’accesso alla loro terapia salvavita. rispondere ai soli obiettivi commerciali non rende onore a una categoria professionale che dovrebbe avere nella salute della popolazione il suo principale obiettivo“.