Cancro: nanoparticelle per terapie chemioterapiche mirate

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cancro_futuro1La ricerca scientifica continua a compiere enormi passi in campi come la lotta al cancro, sebbene la strada da fare per poter finalizzare delle terapie farmacologiche efficaci, nel contrastare le cellule cancerogene senza arrecare danni alle altre sane, è ancora molto lunga ma, grazie alle ultime innovazioni ed ai trials di quest anno, qualcosa si starebbe muovendo fornendo speranza per il futuro ed aprendo ampi orizzonti a nuovi approccio di trattamento.

Uno di questi riguarda l’utilizzo di nanoparticelle, meglio definite come “nanopalloncini“, iniettati per via endovenosa nei soggetti affetti da cancro e contenenti specifici quantitativi di farmaci chemioterapici la cui rivoluzionare azione andrebbe a perfezionare il meccanismo di diffusione e rilascio dei farmaci nei siti recettoriali d’interesse, non coinvolgendo, qui il limite di molte delle attuali terapie contro il cancro, le cellule sane circostanti. Lo studio, promosso dall’Università di Buffalo, ha ottenuto ottimi risultati nei primi trial su topi da laboratorio e, come illustrato da Jonathan Lovell, ricercatore a capo del team, entro i prossimi cinque anni l’ottimizzazione del progetto potrebbe consentire anche le prime sperimentazioni sull’uomo.

Le peculiarità dei nanopalloncini, oltre che nel rilascio mirato di farmaci chemioterapici grazie all’azione di un laser attivante, risiederebbe nella possibilità di assorbire le molecole tumorali divenendo riutilizzabili durante gli esami da laboratorio per poter analizzare i tumori, ed in particolare questa possibilità risulterebbe determinante nella prevenzione al cancro avendo l’opportunità di effettuare esami mirati ed efficaci ben prima dell’insorgenza di una massa dalla grandezza apprezzabile, ciò che attualmente frena qualsiasi approccio di natura preventiva incapace di poter predire l’insorgenza di un tumore prima che questo abbia raggiunto una certa crescita.

Come anticipato, la ricerca porta con sé grandi aspettative per il futuro ed avrebbe indubbi vantaggi nel ridurre le complicanze derivate dalle terapie chemioterapiche potendo ottimizzare i dosaggi e consentire, ai trattamenti attuali, di poter compiere un ulteriore passo in avanti migliorando, come fatto negli ultimi anni, le aspettative di vita e di recupero dei soggetti interessati.