Valore della farmacia e redditività: due elementi sempre più distanti?

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mascheroni_2Si potrebbe affermare che ci si avvicina sempre più’ alla fine della valutazione della farmacia col metodo secolare del moltiplicatore del volume di affari. La determinazione del prezzo/valore della farmacia e’ e rappresenta da sempre, l’aspetto più’ critico della transazione prima della formalizzazione del rapporto sinallagmatico.

Nel recente il processo iterativo tra compratore e venditore ma anche tra eredi in sede di divisione nella determinazione del quantum , e’ sempre più’ complesso fossilizzandosi le parti spesso su posizioni intransigenti.

Occorre sempre fare una distinzione tra valore dell’impresa e prezzo. Come ogni prodotto sul mercato, anche in questi casi domanda e offerta determinano il prezzo. La valutazione dell’impresa costituisce un punto di partenza per la fissazione del prezzo di vendita oppure, in caso di successione interna alla famiglia, del prezzo di acquisizione.

A tutte le parti conviene che le trattative avvengano sulla base di un valore il più reale possibile. Non c’è nessun procedimento impositivo per determinare tale valore. I numerosi metodi a disposizione possono portare a risultati diversi.

È fondamentale scegliere il metodo appropriato in conformità alle dimensioni dell’impresa, alla struttura finanziaria e al patrimonio nonché al settore, ed eventualmente, effettuare un’ulteriore verifica. Nel corso delle trattative è del tutto naturale e inevitabile che cedente e successore valutino la situazione finanziaria dal loro punto di vista.

• Cedente. La persona cedente è legata emotivamente all’impresa e la sua valutazione si basa, nella maggior parte dei casi, sul suo operato. Nella pratica, spesso si constata che l’impresa viene sopravvalutata a causa dei mezzi finanziari, del tempo e delle fatiche investiti dalla persona cedente. In alcuni casi, l’imprenditore cedente spera di risolvere il problema dell’assicurazione vecchiaia.

• Successore. Il successore affronta l’argomento in maniera razionale e cerca nell’impresa un potenziale di crescita. Il suo scopo è anche quello di beneficiare di un prezzo basso e farsi carico del minor numero d’impegni.
Sempre più’ se viene raggiunto un accordo con un prezzo eccessivo, l’acquirente rischia il fallimento economico a causa dei costi di finanziamento implicati e di provocare la rovina dell’impresa. L’esperienza dimostra che il pericolo di una sopravvalutazione minaccia soprattutto le microimprese e la farmacia e’ una di queste nelle quali il passaggio del testimone va di pari passo con un effettivo cambio nell’organizzazione interna (contabilità, preventivo dei cosi, rapporti con clienti e fornitori), oppure, a seconda delle circostanze, con la ristrutturazione organizzativa.

La valutazione d’azienda farmacia si presenta oggi più’ che mai quale processo articolato e complesso che varia a seconda del fine per cui la stima del valore economico del capitale viene richiesta. In particolare, lo status quo incorpora nella valutazione quelli che sono i fattori di attrattività sempre più’ flebili e nell’ambito di un eventuale passaggio in famiglia anche di discordia e conflitto presenti all’interno di una piccola impresa a conduzione familiare che si trova ad affrontare, per la prima volta ed in modo del tutto disorganizzato, la delicata fase del passaggio
generazionale.

In tal contesto solo un adeguato sistema di corporate governance può equamente bilanciare interessi contrastanti scaturenti da una gestione dell’impresa familiare incentrata sul patrimonio aziendale e soprattutto extra-aziendale dell’imprenditore fondatore da parte dei successori che aspirano al” potere ed alla conquista della ricchezza accumulata negli anni del successo” , anni in cui l’interesse per l’azienda prevaleva su ogni altra finalità.

Il patrimonio quindi rappresenta il fattore discriminante nella valutazione sia da parte dei legittimi successori che
decideranno il loro investimento sulla base della reale potenzialità dell’azienda di produrre ancora ricchezza, sia per il valutatore che si trova a stimare il valore economico di un capitale oramai dissipato per soddisfare le aspettative dei vari contendenti al passaggio del “testimone”.

In questo momento storico il risultato della stima di una farmacia sarà senz’altro un valore non positivo dovuto, oltre che ad un patrimonio oramai logorato, anche agli ulteriori costi di ripristino e recupero della redditività (costi per il reclutamento di personale specializzato, sostituzioni tecniche, ecc.), il metodo patrimoniale complesso sembra essere il più indicato per esprimere la reale capacità dell’azienda di ristabilire l’equilibrio economico-finanziario; questo sarà possibile solo se l’azienda verrà ragionevolmente indirizzata verso una gestione di tipo manageriale e non più solo ed
unicamente di tipo familiare.

Ed e’ per questo che l’alternativa in caso di indecisione sulla vendita ( a meno che si renda obbligata) oggi e’ riadeguare la farmacia ad impresa gestita in modo manageriale oppure procedere senza indugio alla cessione ben coscienti che la valutazione non potrà’ che essere fatta sulla base della sua redditività attesa e sull’impatto fiscale che tale cessione porta in grembo: e’ evidente che l’ammontare dei ricavi ha poco senso nel processo valutativo e che invece assume sempre più’ importanza il reddito.

Tentiamo un raffronto nel breve periodo prendendo a base una farmacia con un volume di affari pari ad un milione di euro con una estrema semplificazione numerica:

Scheda
Purtroppo questa e’ la realtà attuale, aggravata da una previdenza irrisoria che non sostiene il futuro, da nuove sedi che andranno a concorso, quando non si sa ancora, e l’esempio sopra riportato riguarda una farmacia senza un euro di debito con un magazzino pari al valore dell’esposizione coi fornitori.

Non vuole essere un grido di allarme, ma l’invito ad un rinnovamento gestionale anche nella plurisecolare farmacia ed ad una presa di coscienza.